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TOSAP – scavo Enel – onere della prova di minore o diversa utilizzazione del suolo pubblico ricade sul contribuente

27 Gen 2012 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione 27166 del 16.12.2011

Con la sentenza n. 27166 del 16/12/2011 la Sezione Tributaria della Cassazione si è pronunciata in materia di TOSAP relativamente ad un’occupazione effettuata dall’Enel per lavori di scavo e posa di cavi lungo le vie cittadine.
Sul punto la Cassazione ha in primo luogo evidenziato che il principio generale, secondo cui la tassa è collegata alla superficie effettivamente occupata ed alla durata in concreto della occupazione medesima, presuppone l’adempimento da parte del destinatario della autorizzazione degli obblighi posti direttamente a suo carico dalla legge, nella specie la denuncia ed il contestuale pagamento della tassa, in sostanza una “autoliquidazione” del tributo da parte dell’esecutore della occupazione sulla base dei dati in suo possesso (ed oggetto di denuncia) sulle opere effettuate, sullo spazio occupato e sui tempi di esecuzione. Pertanto, il rilievo secondo cui il modulo ufficiale predisposto all’uopo non avrebbe le “caselle” idonee a specificare gli elementi per la determinazione del tributo, oltre che inammissibile in sé in quanto diretto ad introdurre per la prima volta una valutazione in fatto nel giudizio di legittimità, è inconsistente in quanto, in ogni caso, il modulo pone in condizioni l’ente concedente di apprezzare l’esito della liquidazione operata direttamente dal contribuente. In sostanza, non vi è nel caso in questione alcuna ipotesi di “accertamento induttivo” bensì una liquidazione del tributo sulla base di dati in atti recepiti dal comune su indicazione da parte dello stesso contribuente. In tal caso, l’onere della prova di minore o diversa utilizzazione della autorizzazione e la difformità in concreto tra la pretesa fiscale e la occupazione effettivamente eseguita ricade sul contribuente. Prova che non può certo consistere in illazioni presuntive sulla congruenza o meno di detta pretesa, ma in attestazioni di fatti e dati concreti ed effettivi. Nella presente ipotesi, in cui l’ente ricorrente non ha fatto nè denuncia nè versamento, gravava sul medesimo l’onere di prova nel senso di cui sopra, onere non assolto nell’unico modo giuridicamente e logicamente valido, ovvero la attestazione della occupazione in concreto effettuata. Invero tutte le censure esposte nei motivi sopra menzionati attengono ad un presunto, insussistente obbligo di accertamento di fatto ritenuto sempre a carico del comune e correlativo, inesistente, onere della prova su di esso gravante, ed a rilievi sulla congruenza della valutazione delle opere effettuata nell’atto di accertamento (asseritamente contrastanti al “notorio” per le conseguenze ed indicate come inattendibili per sostenuta impossibilità tecnica di ottenere dati utili dalla autorizzazione) che si traducono in questioni di mero fatto da un lato in sè inammissibili in questa sede e peraltro prive di autosufficienza in quanto fondati su considerazioni astratte prive del necessario supporto documentale.