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TARSU: TASSABILI GLI SPECCHI D’ACQUA UTILIZZATI PER L’ORMEGGIO DI BARCHE

12 Apr 2013 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione n. 3773 del 15.02.2013

Con la sentenza n. 3773 del 15/2/2013 la Sezione Tributaria della Cassazione ha affermato la tassabilità ai fini TARSU degli specchi d’acqua utilizzati per l’ormeggio delle barche. Nella fattispecie un circolo nautico contestava un avviso di accertamento TARSU relativo ad una superficie di 3534 metri quadrati, lamentando in particolare l’inidoneità a produrre rifiuti, per la loro natura, degli spazi oggetto dell’accertamento in rettifica costituiti da posti barca, consistendo essi in una massa liquida incapace di realizzare il collegamento giuridico e materiale tra soggetto passivo e cespite. La Cassazione respinge il rilievo del circolo nautico richiamando sul punto il proprio orientamento secondo cui per aree scoperte, costituenti il presupposto della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, si devono intendere tutte le estensioni o superfici spaziali comunque utilizzabili e concretamente utilizzate da una comunità umana, a prescindere dal supporto – solido o liquido – di cui l’estensione stessa è composta, e, conseguentemente, dal mezzo – terrestre o navale – utilizzato per fruire di quella estensione (Cass. 18 febbraio 2009, n. 3829, che ha reputato legittimo l’avviso di accertamento per la tassa dovuta sugli specchi d’acqua utilizzati per l’ormeggio di imbarcazioni da diporto). Difatti – precisa la Cassazione – la delimitazione del concetto di aree scoperte impiegata dal legislatore non va tratta dal dato solido del suolo, ma dallo scopo, perseguito dalla norma, d’individuare un presupposto giuridico della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani ulteriore rispetto ai fabbricati, tenuto conto delle finalità tutelate dal legislatore di eliminare comunque tutti i rifiuti prodotti da insediamenti, permanenti o provvisori, di comunità umane. Tale principio dovrebbe comunque valere solo per i porti turistici e non già per quelli ove è costituita l’autorità portuale. Invero, il precedente giurisprudenziale del 2009 citato dalla Cassazione si riferisce proprio ad un porto turistico, come nella fattispecie. La Cassazione ha successivamente precisato che: il servizio di raccolta e smaltimento è di competenza dell’Autorità portuale e il comune non può pretendere il pagamento della tassa comunale, anche se di fatto ha istituito ed attivato il servizio in tale area (Cassazione 23583 del 6/11/2009); lo smaltimento dei rifiuti, nelle aree portuali, è di esclusiva competenza dell’Autorità portuale e pertanto non compete ai comuni e i concessionari del servizio portuale non sono soggetti alla Tarsu (Cassazione 10104 del 19/6/2012, in TN n. 13/2012). Infatti il D.Lgs. 182/2003 impone al gestore dei servizi portuali di istituire impianti di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi, quindi l’attivazione di tale servizio non renderebbe tassabili gli specchi d’acqua. In conclusione l’imponibilità o meno ai fini Tarsu dovrebbe dipendere dall’istituzione dell’Autorità Portuale ai sensi della legge n. 84/1994.