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TARSU: LA TASSAZIONE DEL GARAGE RISPETTA IL PRINCIPIO “CHI INQUINA PAGA”

4 Ago 2012 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione Sez. Tributaria sentenza n. 11351 del 6.7.2012

Con la sentenza n. 11351 del 6/7/2012 la Sezione Tributaria della Cassazione ha ribadito l’orientamento in virtù del quale la tassazione del garage ai fini Tarsu rispetta il principio comunitario “chi inquina paga”. Nella fattispecie un contribuente impugnava la cartella di pagamento della Tarsu relativa ad abitazione, autorimessa e studio professionale. Il giudice di primo grado accoglieva parzialmente il ricorso ritenendo non sussistente il presupposto per la tassazione dell’autorimessa di pertinenza dell’abitazione, “trattandosi di locale in cui l’accesso è saltuario e comunque inidoneo a produrre rifiuti in modo apprezzabile”. La decisione della CTP veniva tuttavia ribaltata in appello dalla CTR che riteneva sussistente la tassabilità dell’autorimessa accogliendo le censure del Comune. La Cassazione conferma le conclusioni della CTR osservando in primo luogo che “la disciplina della Tarsu contenuta nel D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, sulla individuazione dei presupposti della tassa e sui criteri per la sua quantificazione non contrasta con il principio comunitario “chi inquina paga”, sia perché è consentita la quantificazione del costo di smaltimento sulla base della superficie dell’immobile posseduto, sia perché la detta disciplina non fa applicazione di regimi presuntivi che non consentano un’ampia prova contraria, ma contiene previsioni (v. artt. 65 e 66) che commisurano la tassa ad una serie di presupposti variabili o a particolari condizioni. In applicazione di tale principio la Suprema Corte ha cassato la sentenza della Commissione tributaria regionale che aveva disapplicato la disciplina nazionale sulla TARSU, ritenendola in contrasto con il principio comunitario “chi inquina paga”, nella parte in cui prevedeva il pagamento del tributo per un box adibito ad autorimessa” (si veda Cass. n. 2202 del 2011 in TN n. 3/2011). Inoltre, i giudici di Piazza Cavour ricordano che “il presupposto della tassa di smaltimento dei rifiuti ordinari solidi urbani, secondo il D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 62, è l’occupazione o la detenzione di locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti: l’esenzione dalla tassazione di una parte delle aree utilizzate perchè ivi si producono rifiuti speciali, come pure l’esclusione di parti di aree perchè inidonee alla produzione di rifiuti, sono subordinate all’adeguata delimitazione di tali spazi ed alla presentazione di documentazione idonea a dimostrare le condizioni dell’esclusione o dell’esenzione ; il relativo onere della prova incombe al contribuente”. Prova che nella fattispecie non è stata fornita. In ordine al rispetto del principio “chi inquina paga” si rinvia alla sentenza del TAR Piemonte n. 29 del 14/1/2011 (in TN n. 2/2011) e alla sentenza della Cassazione n. 2202 del 31/1/2011 (in TN n. 3/2011) con commento di GIUSEPPE DEBENEDETTO. Si ricorda che la questione non è limitata alle sole autorimesse (box, garage, ecc.) ma riguarda anche tutte quelle superfici (scantinati, soffitte, ecc.) che vengono utilizzate saltuariamente, caratterizzate quindi da una bassa produttività di rifiuti. Si segnala, inoltre, la sentenza della Corte di Giustizia Europea C-254/09 del 16/7/2009 (in TN n. 15/2009 con commento di MASSIMO MONTEVERDI) che ritenendo la Tarsu compatibile con il principio “chi inquina paga” ha praticamente salvato il prelievo dalla scure di illegittimità comunitaria. In particolare la Corte UE ha dato il proprio beneplacito alla determinazione delle tariffe Tarsu con criteri di tipo presuntivo anziché sulla base della quantità di rifiuti effettivamente prodotti. Tuttavia spetta al singolo giudice accertare, sulla scorta degli elementi di fatto e di diritto sottopostigli, se taluni detentori si facciano carico di costi manifestamente non commisurati ai volumi o alla natura dei rifiuti da essi producibili. In sostanza non vi è alcuna norma comunitaria che impone agli stati membri un metodo preciso del finanziamento del costo di smaltimento dei rifiuti urbani mentre vi è un obbligo di risultato (garantire che tutti i detentori di rifiuti ne sopportino collettivamente e complessivamente l’onere), quindi ogni stato dispone di “competenza in merito alla forma e ai mezzi per il perseguimento di tale risultato”. Pertanto la normativa italiana che prevede, ai fini del finanziamento della gestione e dello smaltimento dei rifiuti urbani, una tassa calcolata in base ad una stima del volume dei rifiuti generato e non sulla base del quantitativo di rifiuti effettivamente prodotto e conferito non può essere considerata, allo stato attuale del diritto comunitario, in contrasto con il principio “chi inquina paga”. Non può essere quindi sindacata la scelta del legislatore nazionale circa il collegamento delle tariffe alla superficie degli immobili occupati (oltre che alla tipologia di attività svolta) anziché all’effettiva produzione dei rifiuti.