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Tarsu alberghi – riduzione (non esonero) per uso stagionale

14 Lug 2012 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione 9633 del 13.6.2012

Con la sentenza n. 9633 del 13/6/2012 la Sezione Tributaria della Cassazione ha affermato che è possibile ridurre la Tarsu in caso di uso stagionale dell’albergo, senza tuttavia alcuna possibilità di concedere l’esonero dal tributo. Nella fattispecie la CTR ha posto a fondamento della decisione il disposto dell’art. 62 comma 2 del d.lgs. n. 507/93 ma – pur riconoscendo che tale disposizione presuppone che le circostanze che possono determinare l’esclusione del tributo devono essere comprovate nella denuncia originaria o di variazione, ed essere riscontrate in base ad elemento obiettivi – avrebbe poi, del tutto contraddittoriamente, affermato che tali condizioni di esclusione della TARSU, derivanti dalla stagionalità dell’albergo, sarebbero state comunque a conoscenza dell’ente impositore. In tal modo, il giudice di appello – a parere del Comune – sarebbe pervenuto al risultato di riconoscere al contribuente, in violazione dell’art. 62 comma 2 del d.lgs. n. 507/93 e con motivazione contraddittoria, “l’esonero o meglio l’esenzione” dal tributo, sebbene difettasse agli atti la prova dell’oggettiva impossibilità per la struttura alberghiera di produrre rifiuti per i mesi dal 1° novembre al 31 marzo di ogni anno, per essere l’attività dell’Hotel limitata al periodo dal 1° aprile al 31 ottobre di ogni anno. La Cassazione ritiene fondate le censure dell’Ente, rilevando anzitutto che – in tema di raccolta di rifiuti solidi urbani – il d.lgs. n. 507 del 1993 contempla, all’art. 66 dei temperamenti dell’imposizione per le situazioni che obiettivamente possono comportare una minore utilizzazione del servizio, come nel caso dell’uso stagionale, previsto dalla lett. b) del comma 3 di tale disposizione. Tali situazioni, che danno luogo ad una riduzione percentuale, espressamente prevista, della tariffa applicabile, non possono – per converso – giammai comportare un totale esonero del pagamento della TARSU, come disposto, invece, nel caso di specie, dalla CTR della Campania. Va osservato, infatti, che la tassa in questione è dovuta – in forza del disposto dell’art. 62 comma 1 del d.lgs. n. 507/93 – per effetto dell’occupazione o della detenzione di locali ed aree scoperte, a qualsiasi uso adibite, fatta eccezione: a) per le aree scoperte pertinenziali o accessorie ad abitazioni; b) per i locali e le aree che, per la loro natura o il particolare uso cui sono stabilmente destinate, o perchè risultino in obiettive condizioni di non utilizzabilità, non possono produrre rifiuti. Siffatte esclusioni non sono, peraltro automatiche, giacchè la norma succitata – ponendo una presunzione iuris tantum di produttività, superabile solo dalla prova contraria del detentore dell’area – dispone altresì che le circostanze escludenti la produttività e la tassabilità debbano essere dedotte dal contribuente o nella denuncia originaria o in quella in variazione, ed essere debitamente riscontrate in base ad elementi obiettivi rilevabili direttamente, o a mezzo di idonea documentazione. La decisione della CTR deve pertanto considerarsi errata, laddove ha ritenuto di concedere al contribuente l’esenzione dalla TARSU – per i mesi da novembre a marzo – sulla base della sola circostanza, presunta nota all’ente impositore, che l’attività alberghiera della contribuente era espletata esclusivamente nei mesi da aprile ad ottobre. Ebbene, la mancata utilizzazione della struttura alberghiera in questione per alcuni mesi dell’anno di per sè non può corrispondere alla previsione di esenzione dal tributo di cui all’art. 62 comma 2 del d.lgs. n.507/93. Ed invero, tale norma indica come causa di esclusione dell’obbligo del tributo le condizioni di “obiettiva” impossibilità di utilizzo dell’ immobile, che – di certo – non possono essere individuate nella mancata utilizzazione dello stesso legata alla volontà o alle esigenze del tutto soggettive dell’utente (Cass. 18316/04, 17524/09), e neppure al mancato utilizzo di fatto del locale o dell’area, non coincidendo – com’è evidente – le prime ed il secondo con l’obiettiva non utilizzabilità dell’immobile, ai sensi dell’art. 62 comma 2 del d.lgs. n. 507/93 (Cass. 22770/09). La Cassazione accoglie il ricorso ed enuncia il seguente principio di diritto: “il D.Lgs. n. 507 del 1993 contempla, all’art. 66 dei temperamenti dell’imposizione per le situazioni che possono obiettivamente comportare una minore utilizzazione del servizio, come nel caso dell’uso stagionale, previsto dalla lett. b) del comma 3 di tale disposizione, con conseguente riducibilità della tariffa applicabile; le circostanze escludenti, invece, del tutto la produttività di rifiuti e la conseguente tassabilità debbono essere dedotte dal contribuente o nella denuncia originaria o in quella in variazione, ed essere debitamente riscontrate in base ad elementi obiettivi rilevabili direttamente, o a mezzo di idonea documentazione; la mancata utilizzazione di una struttura alberghiera per alcuni mesi dell’anno di per sè non può corrispondere alla previsione di esenzione dal tributo di cui all’art. 62 comma 2 del D.Lgs. n. 507 del 1993 indicando tale norma come causa di esclusione dell’obbligo del tributo le condizioni di “obiettiva” impossibilità di utilizzo dell’ immobile, che non possono essere individuate nella mancata utilizzazione dello stesso legata alla volontà o alle esigenze del tutto soggettive dell’utente, o al mancato utilizzo di fatto della medesima struttura per alcuni mesi dell’anno”.