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TAR Lecce 1621 dell’11/7/2013: illegittimo il riclassamento degli estimi in assenza di motivazioni

15 Ott 2013 | ARCHIVIO STORICO

TAR Lecce 1621 dell’11.7.2013

Con la sentenza n. 1621 dell’11/7/2013 il TAR Lecce ha affermato che il riclassamento degli estimi è illegittimo se non vengono indicate motivazioni adeguate. Invero, proprio la molteplicità delle possibili causali che, alla stregua della complessa stratificazione normativa, possono in concreto esser poste alla base di un atto di riclassamento impone che la motivazione di un tale atto dia conto della causale concreta per la quale quello specifico atto è stato adottato, cosicché il contribuente sia messo in grado di comprenderla e di valutare le sue opportunità di difesa”. I giudici amministrativi demoliscono così l’intera operazione costata alle casse dello Stato 600.000 euro soltanto per le notifiche ai cittadini e a quest’ultimi 660.000 euro di ricorsi alla Commissione tributaria, per un aumento illegittimo delle rendite catastali disposto dall’Agenzia del Territorio al 95% del patrimonio immobiliare del territorio comunale di Lecce. L’Agenzia del Territorio, infatti ha notificato alla maggioranza della popolazione leccese gli avvisi di accertamento con i quali ha proceduto alla rideterminazione del classamento e alla conseguente attribuzione della nuova rendita catastale delle unità immobiliari, basando la motivazione su presunti interventi di riqualificazione della viabilità interna e di arredo urbano nel centro storico. L’illegittimità degli avvisi è stata invocata dai contribuenti sulla base del difetto istruttorio e motivazionale in cui sono incorse, sia l’amministrazione Comunale nel richiedere il riclassamento, sia l’Agenzia del territorio con riferimento alla istruttoria compiuta e alla conclusione del procedimento, a partire dalla individuazione delle microzone. Giova ricordare a tal proposito che l’art. 1 comma 335 della legge n. 311/2004 prevede l’attivazione, su richiesta dei comuni interessati, di processi di revisione parziale del classamento delle unità immobiliari urbane ubicate in microzone comunali, definite ai sensi del D.P.R. n. 138/1998, che presentano carattere di anomalia in termini di rapporti tra il valore medio immobiliare, rilevato dal mercato, e il valore medio catastale, rispetto l’analogo rapporto medio calcolato su tutte le microzone comunali. Pertanto la conditio sine qua non della procedura di revisione del classamento delle unità immobiliari, site in una determinata microzona, è costituita dal significativo scostamento tra i due predetti valori. La norma non individua alcun parametro in base al quale possa essere oggettivamente ancorata la “significatività” dello scostamento; tuttavia, il TAR leccese ritiene che l’assenza di alcun parametro non determini l’arbitrio dell’Amministrazione ma la conseguente valutazione di natura tecnica che deve pur sempre essere ancorata ai principi di buon andamento, proporzionalità e efficacia dell’azione amministrativa. Il TAR ha conseguentemente annullato tutti gli atti relativi al procedimento, a partire dalle due delibere del 2010 con le quali l’amministrazione comunale ha dato incarico all’Agenzia di procedere al riclassamento.