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TAR Lecce 1238 del 30/5/2013: TARSU – gli aumenti tariffari non vanno motivati

5 Ott 2013 | ARCHIVIO STORICO

TAR Lecce 1238 del 30.5.2013

Con la sentenza n. 1238 del 30/5/2013 il TAR Lecce ha affermato che la delibera con la quale si dispongono gli aumenti tariffari della Tarsu non deve essere motivata. Il TAR respinge la censura dei ricorrenti poiché nella fattispecie l’incremento delle tariffe Tarsu era finalizzato ad assicurare l’integrale copertura del costo del servizio, ponendosi in linea con le disposizioni normative sulla Tarsu/Tia ed in particolare con l’art. 33 della legge 23 dicembre 1999 n. 488, che ha subordinato il definitivo passaggio alla tariffa allo scadere dei termini previsti dal regime transitorio, entro i quali “i Comuni avrebbero dovuto provvedere alla integrale copertura dei costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani attraverso la tariffa”. Oltre a ciò, il TAR Lecce rileva che il Comune ha disposto un incremento percentuale nei confronti di tutte le categorie di utenti/contribuenti, senza operare alcuna discriminazione/differenziazione tra di essi, rendendo meno stringente l’obbligo di una più puntuale motivazione. Le conclusioni dei giudici amministrativi salentini sono in sintonia con la decisione n. 4397/2012 del Consiglio di Stato (in TN n. 16/2012) che ha ritenuto legittima una delibera di rideterminazione delle tariffe Tarsu in caso di aumento indifferenziato. Esclusa tale fattispecie, dovrebbe quindi sussistere l’obbligo di motivare le delibere di variazione delle tariffe: in tal senso si è espresso il Consiglio di Stato con le sentenze n. 4484/2010 (in TN n. 15/2010) e n. 5616/2010 (in TN n. 17/2020) nonché lo stesso TAR Lecce con la sentenza n. 966 del 25/572011 (in TN n. 13/2011). Si evidenzia tuttavia che sulla necessità di motivare gli aumenti tariffari Tarsu, la giurisprudenza si mostra piuttosto oscillante: da una parte si sostiene l’insussistenza dell’obbligo motivazionale ai sensi dell’art. 3 della legge n. 241/1990, trattandosi di atti generali (cfr. Cass. 22804/2006 e 16861/2009); dall’altra si ritiene invece applicabile l’art. 69 del d.lgs. n. 507/93 che impone di indicare le ragioni dei rapporti stabiliti tra le tariffe, i dati consuntivi e previsionali relativi ai costi del servizio distinti in base alle categorie tariffarie, nonché i dati e le circostanze che hanno determinato l’aumento (Cons. Stato 4484/2010 e 5616/2010). Tra le altre questioni affrontate dal TAR Lecce, si segnala quella sulla copertura dei costi sullo spazzamento delle strade e aree pubbliche: sul punto il TAR afferma che “la deroga introdotta dall’art. 31, comma 23, della l. n. 448/1998 si riferisce esclusivamente all’anno 1999 ed è stata estesa dall’art. 53 comma 17 della legge 23 dicembre 2000 n. 388 solo agli anni 2001 e 2002”. Posizione assolutamente non condivisibile in quanto i comuni possono considerare l’intero costo dello spazzamento dei rifiuti solidi urbani (interni ed esterni) fino all’anno precedente all’applicazione della TIA1 ai sensi dell’art. 1 comma 7 del d.l. n. 392/2000 (convertito in legge n. 26/2001), norma quest’ultima completamente ignorata dal Tribunale amministrativo salentino. Infine si segnala l’intervento del TAR Lecce sulla questione di legittimità costituzionale dell’art. 14, comma 7, del d.lgs. n. 23/2011, nella parte in cui fa salva l’applicazione dei regolamenti comunali adottati sulla base delle normativa concernente la TARSU o la TIA, in quanto asseritamene priva di copertura legislativa ed in contrasto con l’art. 23 Cost. (principio di legalità). La questione viene ritenuta dal TAR manifestamente inammissibile, per difetto di interesse (essendo la disposizione in questione stata abrogata), oltre che manifestamente infondata. Sul punto il TAR evidenzia che dal combinato disposto degli artt. 238, commi 1 e 11, 264 del d.lgs. n. 152/2006 si ricava che fino alla emanazione del regolamento disciplinante la TIA2 (tariffa integrata ambientale ex d.lgs. n.152/2006) e al compimento degli adempimenti per l’applicazione della predetta tariffa continuano ad applicarsi i sistemi di prelievo della TARSU e della TIA1 (tariffa d’igiene ambientale ex d.lgs. n. 22/1997), anche successivamente alla data prevista per la loro soppressione (31 dicembre 2009); le delibere comunali disciplinanti la TIA o la TARSU rientrano nella espressione “discipline regolamentari vigenti”, la cui persistente applicazione è fatta salva dall’art. 238 comma 11 del d.lgs. n. 152/2006, al fine di escludere ogni possibile soluzione di continuità (cfr. TAR Latina 11/4/2013 n. 312).