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TAR Emilia Romagna 380 del 31/05/2012: affidamento servizio accertamento e riscossione tributi locali a società in house

8 Lug 2012 | ARCHIVIO STORICO

TAR-Emilia-Romagna380-2012

Con la sentenza n. 380 del 31/5/2012 il TAR Bologna ha affermato la legittimità dell’affidamento diretto del servizio di accertamento e riscossione di alcuni tributi locali a società strumentale da parte di  un comune socio di minoranza della società, qualora il necessario controllo analogo sulla stessa sia esercitato congiuntamente da parte delle amministrazioni locali socie per la totalità del capitale sociale. Detto controllo analogo quindi può sussistere anche nel caso un comune sia socio di minoranza. L’apparato motivazionale del TAR non appare del tutto persuasivo, in primo luogo perché sulla riscossione spontanea è possibile un’interpretazione che consente l’affidamento all’esterno valorizzando la potestà regolamentare dell’ente sancita dall’art. 52 d.lgs. 446/97 (si veda il contributo di GIUSEPPE DEBENEDETTO in TN n. 23/2011). Si tratta peraltro di una lettura costituzionalmente orientata che pone la norma al riparo da possibili censure, tra cui la violazione dell’art. 117 comma 6 della Costituzione sulla potestà regolamentare degli enti locali (cfr. GIUSEPPE DEBENEDETTO,  Il Sole 24 Ore del 5/12/2011). Il problema è stato peraltro risolto a seguito della conversione in legge del decreto “Monti” rendendo possibile l’esternalizzazione della riscossione spontanea. Restava in piedi la questione della riscossione coattiva dal 2013, problema recentemente risolto con la conversione in legge del d.l. 16/12 sulle semplificazioni fiscali (si veda, il contributo di GIUSEPPE DEBENEDETTO, Sbloccata la riscossione coattiva dal 2013, in TN n. 9/2012). In ordine al requisito del controllo analogo, va detto preliminarmente che il Comune ha affidato il servizio ad una società  multiutility (manutenzione verde pubblico, affissioni, riscossione tributi locali, manutenzione strade, gestione immobili pubblici, servizi di attività portuale, pubblicità commerciale, ecc.)  i cui soci proprietari sono costituiti da 8 comuni in varie quote, tra cui l’ente in questione. Ebbene, in disparte il fatto che andrebbe effettuata una verifica rigorosa sulla sussistenza del controllo analogo (cfr. TAR Toscana n. 377/2011, in  TN n. 5/2011: le decisioni più importanti devono essere sottoposte al vaglio preventivo dell’ente affidante, pertanto il controllo politico-amministrativo non deve essere limitato ad aspetti formali), la propensione a costituire società multiutility è stata censurata dall’Antitrust in quanto l’ampliamento dell’oggetto sociale fa acquisire una vocazione commerciale incompatibile con la logica dell’in house, specie nella gestione dei tributi locali (cfr. Antitrust parere AS770 del 4/8/2010). Non va peraltro sottovalutata la questione sulla natura delle attività tributarie (attività strumentale o servizio pubblico?), che andrebbe rivista alla luce delle conclusioni del 16/11/2011 dell’avvocato generale della Corte UE (in TN n. 22/2011) secondo cui si tratta di servizi pubblici. Infine, andrebbe evidenziata la normativa speciale  sulle società  in house che svolgono attività di accertamento e riscossione dei tributi locali. L’attuale versione dell’art. 52 del d.lgs. n. 446/97 (dopo le modifiche apportate dall’art. 1 comma 224 lett. b della legge finanziaria 2008) prevede tre condizioni: 1) controllo analogo; 2) realizzazione della parte più importante della propria attività; 3) svolgimento dell’attività solo nell’ambito territoriale di pertinenza dell’ente che la controlla. Emerge pertanto che la normativa riguardante l’affidamento delle attività tributarie è più stringente perché non è consentito nel settore dei tributi locali l’in house frazionato tra più enti locali.