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Studio UIL sugli effetti dell’IMU

19 Gen 2013 | ARCHIVIO STORICO

Il 30/11/2012 è stato diffuso dalla UIL uno studio sull’IMU, curato dall’Osservatorio periodico del Servizio Politiche Territoriali. Dallo studio emerge che con l’IMU ci sarà una stangata da 278 euro medi per la prima casa e di 745 euro per una seconda casa. Il 17 dicembre il saldo medio per la prima casa sarà di 136 euro, con punte di 470 euro, mentre per le seconde case sarà di 372 euro con punte di 1.209 euro. Su 6.169 comuni analizzati il 31,2% ha aumentato l’aliquota per la prima casa e il 62,6% ha aumentato quella per la seconda casa, soltanto 85 comuni (nessuna città), l’hanno diminuita. Inoltre, 178 comuni applicano l’aliquota massima del 6 per mille sulla prima casa (di cui 9 sono città capoluogo), mentre 639 comuni hanno scelto l’aliquota massima del 10,6 per mille sulle seconde case (di cui 46 sono città capoluogo). Il gettito complessivamente stimato è di 23,2 miliardi, di cui 3,8 miliardi per la prima casa. Complessivamente, l’IMU sulla prima casa costerà, in media, 278 euro a famiglia con punte di 639 euro a Roma; di 427 euro a Milano; 414 euro a Rimini; 409 euro a Bologna; 323 euro a Torino. Per le seconde case, l’IMU peserà mediamente 745 euro, con punte di 1.885 euro a Roma; di 1.793 euro a
Milano; di 1.747 euro a Bologna; di 1.526 euro a Firenze. Con il saldo di dicembre, le famiglie italiane dovranno pagare mediamente 136 euro per la prima casa, con punte di 470 euro a Roma; mentre per una seconda casa il saldo peserà mediamente 372 euro con punte di 1.200 euro nelle grandi città. Da questa analisi – spiega Guglielmo Loy, Segretario Confederale UIL – emerge  che sono 6.169 i Comuni che hanno pubblicato le delibere dell’IMU sul sito del Ministero dell’Economia e, pertanto, lo studio non si basa su proiezioni ma su dati reali e, cioè, su un campione che rappresenta il 76,2% del totale dei Comuni italiani. Il 31,2% del campione (1.924 municipi) ha aumentato le aliquote per la prima casa, tra cui 41 Città capoluogo di provincia; il 62,2%(3.826 Comuni), ha confermato l’aliquota base del 4 per mille; soltanto il 6,8% (419 comuni) l’hanno diminuita e, tra questi, 8 Città capoluogo di Provincia. Il 62,6% del campione (3.863 comuni) ha aumentato l’aliquota per la seconda casa, tra questi 98 sono Comuni capoluogo di provincia; il 36% (2.221 comuni) ha deciso, invece, di confermare l’aliquota di base del 7,6 per mille; soltanto l’1,4% (85 Comuni, per lo più concentrati nel Sud) ha deciso di diminuirla. Il combinato disposto di tali decisioni da parte dei Comuni, continua Loy, porta l’’aliquota media nazionale sulla prima casa al 4,36 per mille, in aumento del 5,6% rispetto all’aliquota base decisa dal Governo Monti; mentre per le seconde case l’aliquota media è dell’8,78 per mille in aumento del 15,5% rispetto all’aliquota base. In totale, secondo la simulazione della UIL, con le aliquote deliberate dai Comuni e le relative detrazioni, il gettito complessivo, tra prima casa e altri immobili, ammonterebbe a fine anno a 23,2 miliardi di euro, di cui 3,8 miliardi di euro per la prima casa e 19,4 miliardi di euro per le seconde case. Di questi, 14,8 miliardi di euro saranno incassati dai Comuni, mentre lo Stato incasserà 8,4 miliardi di euro. Sarà, dunque, un Natale amaro, commenta Guglielmo Loy, per lavoratori dipendenti e pensionati, in quanto dovranno far fronte alla rata di saldo dell’IMU con le tredicesime. Infatti, con il saldo a Dicembre, le famiglie italiane dovranno versare ai Comuni e allo Stato, ancora 13,6 miliardi di euro, che si aggiungono ai 9,6 miliardi di euro già pagati con l’acconto di Giugno. E purtroppo l’IMU è solo la punta dell’iceberg tra le voci di erosione nelle buste paga, già alleggerite da tutti gli aumenti delle Addizionali Regionali e Comunali IRPEF e dalla Tassa/Tariffa sui rifiuti. Tornando al tema dell’IMU, prosegue Loy, si sta ormai consolidando il dato degli aumenti generalizzati delle aliquote, che il più delle volte riguardano le seconde abitazioni, ma che in moltissimi Comuni, circa un terzo, non risparmiano la prima casa. La UIL è favorevole affinchè il gettito dell’IMU sia riportato in seno ai Comuni, a patto però, che a fronte degli onori, i Sindaci si prendano anche gli oneri di applicare le imposte locali in modo più equo. Per questo è fondamentale ripensare l’intera politica economica e fiscale del Paese per rimettere al centro la questione di una diversa ripartizione del carico fiscale, permettendo alle famiglie con un reddito fisso di “riavere” parte di ciò che gli è stato tolto e rimettendo in moto quei consumi che sono una parte importante della nostra economia. IMU NELLE CITTA’ CAPOLUOGO. Per quanto riguarda la prima casa, 41 capoluoghi di provincia, dei 104 totali, hanno aumentato l’aliquota di base, tra cui Roma, Cagliari, Napoli, Palermo, Ancona, Genova, Torino, Perugia, Catanzaro, Potenza. Sono 9 i capoluoghi che hanno scelto l’aliquota massima del 6 per mille (Agrigento, Alessandria, Caserta, Catania, Catanzaro, Messina, Parma, Rieti, Rovigo). 55 Città hanno optato per il mantenimento dell’aliquota decisa dal Governo (Milano, Aosta, Bologna, Bari, Firenze, Bolzano, Trento, Venezia); mentre 8 Città, tra cui Trieste e L’Aquila, hanno diminuito l’aliquota. Atre Città, hanno deciso pur confermando l’aliquota di base, maggiori detrazioni, come Bari), o un’aliquota inferiore in base la reddito ISEE come Novara, un’aliquota al 3,5per mille per gli immobili gravati da mutuo, come Pescara; detrazioni in base all’ISEE come a Bergamo o un fondo in base all’ISEE per lavoratori e pensionati in disagio sociale, come a Torino. Per quanto riguarda, invece, le aliquote per le seconde case, 98 Città hanno aumentato l’aliquota, di cui 46 di esse applicano l’aliquota  massima del 10,6 per mille (tra cui Napoli, Roma, Firenze, Bologna, Ancona, Milano, Venezia). Soltanto 6 Città mantengono l’aliquota di base, mentre nessun capoluogo ha diminuito l’aliquota. IMU: ALIQUOTE PRIMA CASA. Sono 178 i Comuni che hanno deliberato l’aliquota massima del 6 per mille; 1.074 Comuni applicano un’aliquota tra il 5 e il 5,9 per mille; 672 Comuni applicano un’aliquota tra il 4 ed il 4,9 per mille. Tra i Comuni che hanno diminuito l’aliquota, 185 applicano quella minima del 2 per mille. Soltanto un Comune (Budussò) ha deliberato detrazioni crescenti sulla prima casa che di fatto azzerano l’IMU. Tra le province che applicano l’aliquota media più alta, troviamo Mantova dove il 54,2% dei Comuni ha aumentato l’aliquota di base con una media del 5,34 per mille. L’88,9% dei Comuni della provincia di Ravenna ha aumentato l’aliquota con una media pari al 4,93 per mille; anche l’87,2% dei Comuni della provincia di Reggio Emilia ha optato per un aumento con una media pari al 4,93 per mille; il 70% dei Comuni della provincia di Pistoia ha aumentato l’aliquota con una media del 4,9 per mille; il 76,9% dei Comuni della provincia di Modena ha aumentato l’aliquota con una media del 4,83 per mille. IMU: ALIQUOTE SECONDE CASE. Sono 639 i Comuni che hanno scelto l’aliquota massima del 10,6 per mille; 197 applicano un’aliquota tra il 10 e il 10,5 per mille; 1.357 un’aliquota tra il 9 e il 9,9 per mille; 1.770 Comuni applicano un’aliquota tra il 7,7 per mille e l’8,9 per mille. A livello provinciale a Ravenna dove il 94,4% dei Comuni ha aumentato l’aliquota di base, la media è del 10,26 per mille. Nella provincia di Rimini (il 92,6% dei Comuni ha aumentato l’aliquota), l’aliquota media è al 10,04 per mille; nella provincia di Siena ( il 96,7% dei Comuni ha optato per un aumento) l’aliquota media è del 9,96 per mille; nella provincia di Prato (l’85,7 dei Comuni ha aumentato l’aliquota) l’aliquota media è del 9,94 per mille; nel provincia di Firenze l’aliquota media è pari al 9,93 per mille (il 97,7% dei Comuni ha aumentato l’aliquota).