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RIMBORSO DELL’IVA INDEBITAMENTE PAGATA

11 Lug 2012 | ARCHIVIO STORICO

Con la sentenza n. 3985 del 9/6/2012 il Giudice di  Pace di Genova ha condannato la società che gestisce il servizio di smaltimento dei rifiuti (AMIU) a restituire ad alcuni cittadini l’IVA applicata sulla TIA negli anni 2006-2009, affermando la propria giurisdizione e ritenendo applicabile il termine di prescrizione ordinario decennale. In ordine all’esclusione della TIA dal campo di applicazione dell’IVA, viene in rilievo la sentenza n.238/2009 della Corte Costituzionale che ha affermato la natura tributaria di Tarsu e Tia, quindi entrambi estranei all’IVA. La questione è stata peraltro oggetto di ulteriori sviluppi da parte della stessa Consulta e della Corte di Cassazione. L’anno 2012 si è peraltro rivelato particolarmente ricco di pronunce, a partire dalla sentenza n. 2320 del 17/2/2012 della Prima Sezione della Cassazione (in TN n. 4/2012), che ha ribadito la natura tributaria della TIA (facendola così rientrare tra i crediti privilegiati), per proseguire con due importanti decisioni della Sezione Tributaria – la n. 3294 del 2/3/2012 e la n. 3756 del 9/3/2012 (in TN n. 6/2012) – che “bacchettano” sia il legislatore sia il MEF: il primo colpevole di aver introdotto con il d.l. n. 78/2010 una disposizione “piuttosto contorta e intimamente contraddittoria”, il secondo per aver affermato con la circolare n. 3/2010 la sostanzialità identità tra la TIA2 e la TIA1 (e quindi la natura extratributaria di entrambe) “frutto di una forzatura logica del tutto inaccettabile”. La Sezione Tributaria della Cassazione è tornata sulla questione con ben 17 pronunce, confermando l’impostazione precedente: si tratta di 14 sentenze del 13/4/2012 (dalla n. 5825 alla n. 5838), nonché di due sentenze del 20/4/2012 (n. 6257 e n. 6258) e della sentenza n. 6547 del 27/4/2012 (si veda TN n. 10/2012). Ulteriori conferme sono poi pervenute da altre e più recenti decisioni della Cassazione: si veda la pronuncia n. 7333 dell’11/5/2012 ed altre (in TN n. 11/2012). Il corposo orientamento della Cassazione impone di affrontare e risolvere la questione dei rimborsi, visto che si tratta ormai di “diritto vivente” (peraltro  lo dice la stessa Cassazione). La soluzione dovrebbe essere adottata a livello centrale, per almeno due ragioni: 1) l’IVA è un’imposta erariale che gestori e comuni hanno già versato allo Stato; 2) l’attuale situazione è stata causata da norme e circolari che hanno forzato il dato normativo e lo stesso diritto vivente. Peraltro non sembra che l’Amministrazione Centrale sia propensa a fare un passo indietro: il certificato del bilancio di previsione 2012 prevede la TIA tra le entrate extratributarie (in  TN n. 7/2012) e il comunicato ministeriale del 27 aprile scorso continua a sostenere la circolare 3/2010 del MEF “in attesa di eventuali aggiornamenti sulla tematica da parte della predetta Amministrazione” (in TN n. 9/2012). Insomma, mentre il Governo sembra che stia solo prendendo (o perdendo) tempo (tra interrogazioni e question time), la questione comincia a produrre i primi effetti dal punto di vista giudiziario. La sentenza n. 3982/2012 del Giudice di Pace di Genova sembra infatti aprire le porte ad una serie di pronunce analoghe, alimentando così un inutile contenzioso che avrebbe dovuto invece essere bloccato da appositi (e peraltro attesi) interventi legislativi. I punti salienti toccati dalla pronuncia in commento, oltre alla natura tributaria della TIA, riguardano la giurisdizione ordinaria ed il termine di prescrizione per effettuare la domanda di rimborso. In ordine alla prima questione, il Giudice di Pace afferma la propria giurisdizione in materia di rimborsi IVA sulla TIA richiamando la sentenza n. 2064/2011 delle Sezioni Unite della Cassazione (in TN n. 3/2011). Si ricorda che con tale pronuncia la Cassazione ha affermato che la controversia riguardante il rimborso dell’IVA indebitamente pagata sulla TIA rientra nella giurisdizione ordinaria (Giudice di Pace o Tribunale, in base al valore) e quindi non può essere proposta davanti alle commissioni tributarie. La Cassazione richiama il proprio orientamento secondo cui in tema di IVA spetta al giudice ordinario la giurisdizione in ordine alla domanda proposta dal consumatore finale nei confronti del professionista o dell’imprenditore che abbia effettuato la cessione del bene o la prestazione del servizio per ottenere la restituzione delle maggiori somme addebitategli in via di rivalsa, per effetto dell’applicazione di un’aliquota superiore a quella prevista dalla legge. Soggetto passivo dell’imposta è infatti esclusivamente il soggetto che effettua la cessione di beni o la prestazione di servizi, mentre la controversia in questione non ha ad oggetto un rapporto tributario tra contribuente ed Amministrazione finanziaria, ma un rapporto di natura privatistica tra soggetti privati, che comporta un mero accertamento incidentale in ordine all’ammontare dell’imposta applicata in misura contestata. Peraltro tale principio è valido anche quando, come nella specie, il debito IVA venga totalmente contestato, trattandosi di una controversia tra privati, alla quale resta estraneo l’esercizio del potere impositivo inquadrabile nello schema proprio del rapporto tributario. Le Sezioni Unite chiariscono inoltre che le controversie relative all’indebito pagamento dei tributi seguono la regola della devoluzione alla giurisdizione speciale del giudice tributario soltanto quando si debba impugnare uno degli atti previsti dall’art. 19 del d.lgs. n. 546/92, mentre se la controversia riguarda due soggetti privati – in assenza di un provvedimento che sia impugnabile soltanto dinanzi al giudice tributario –  il giudice ordinario si riappropria della giurisdizione e non rileva che la composizione della lite debba passare attraverso la interpretazione di una norma tributaria. Per quanto riguarda la prescrizione del diritto al rimborso il Giudice di Pace di Genova afferma che la domanda di rimborso è soggetta al termine di prescrizione ordinario (decennale), non essendo applicabile l’art. 21 del d.lgs. 546/92 (due anni dal pagamento) e neppure l’art. 2948 n. 4 del codice civile (prescrizione breve quinquennale). Viene in sostanza applicata la disciplina dell’indebito oggettivo (art. 2033 c.c.) soggetta alla prescrizione ordinaria decennale. Si ricorda che la ripetizione dell’indebito è un’azione personale con cui si stabilisce la ripetibilità di ciò che sia stato indebitamente pagato, oltre agli interessi ed ai frutti a decorrere dal pagamento, ove ricevuto in malafede, o a decorrere dalla richiesta di restituzione ove il pagamento sia stato ricevuto in buona fede. In conclusione il gestore del servizio (AMIU) viene condannato a rimborsare l’IVA illegittimamente applicata sulla TIA, con rivalutazione monetaria e condanna alle spese di giudizio.