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PARERE: Accesso agli atti del concessionario da parte del Consigliere comunale

21 Lug 2015 | ARCHIVIO STORICO

Roma, 21 luglio 2015

 

E’ stato posto il quesito atto a conoscere se un consigliere comunale possa effettuare al competente ufficio una richiesta di accesso agli atti, al fine di prendere visione ed estrarre copia dell’elenco degli avvisi di accertamento emessi da parte della società concessionaria di riscossione tributi dell’Ente medesimo.

La questione giuridica sottesa alla richiesta avanzata concerne l’esatta individuazione del soggetto passivo cui tale richiesta andrà indirizzata; inoltre, occorrerà precisare i poteri, ed i relativi limiti, attribuiti al consigliere comunale dalla normativa di riferimento, segnatamente il d.lgs n. 267/2000, anche definito Testo Unico degli Enti Locali; infine, si passerà all’analisi del profilo di tutela della privacy dei dati di terzi, eventualmente contenuti nei documenti accedendi.

Con riferimento al primo punto, la giurisprudenza del Consiglio di Stato è giunta alla conclusione che «verso l’agente della riscossione la domanda di accesso possa certamente essere formulata, ai sensi dell’articolo 25, comma 2, legge n. 241 del 1990, secondo cui la domanda di accesso deve essere rivolta all’amministrazione che ha formato il documento ovvero (come nel caso in esame) nei confronti di quella che “lo detiene stabilmente». (Consiglio di Stato, Sezione Sesta, sentenza n. 766 del 15 febbraio 2012 ).

Si passi, ora, all’analisi del secondo profilo. Il TUEL, entrato in vigore il 13 ottobre 2000, si occupa della materia in esame al Titolo III, rubricato “Organi”, il cui Capo I riguarda gli “Organi di governo del comune e della provincia”.

Il dettato normativo così tracciato individua quali organi di governo del Comune il consiglio, la giunta ed il sindaco, in tal modo sottolineando il principio di collegialità di governo che caratterizza le Amministrazioni dello Stato, ivi comprese quelle territoriali. Agli organi di governo locale, il TUEL affida una serie precisa di attribuzioni e compiti. Per quanto d’interesse per il quesito che qui ci occupa, l’art. 42 propone un’elencazione articolata delle attribuzioni del consiglio comunale, prevedendo che, nelle materie in elenco, il consiglio abbia completa competenza. Occorre considerare in particolare le lettere e) e f) del primo comma. Esse così recitano:

«e) organizzazione dei pubblici servizi, costituzione di istituzioni e aziende speciali, concessione dei pubblici servizi, partecipazione dell’ente locale a società di capitali, affidamento di  attività o servizi mediante convenzione;

f) istituzione e ordinamento dei tributi, con esclusione della determinazione delle relative aliquote; disciplina generale  delle tariffe per la fruizione dei beni e dei servizi;»

Dunque, da una lettura combinata delle due norme, si può dedurre che Il consigliere comunale abbia diritto di accesso agli elenchi concernenti gli avvisi di accertamento disposti dalla società concessionaria del servizio di accertamento e riscossione dei tributi per l’Ente stesso.

La giurisprudenza amministrativa e la prassi sono costanti e concordi sul punto. Il parere espresso dalla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi nella seduta del 25 maggio 2010, vertente sull’argomento in analisi, nelle elencazione delle motivazioni a sostegno della tesi confirmatoria del diritto d’accesso esistente in capo al consigliere comunale afferma: «Il Giudice amministrativo individua la situazione giuridica in capo ai consiglieri comunali con l’espressione “diritto soggettivo pubblico funzionalizzato” ossia un diritto che implica l’esercizio di facoltà finalizzate al pieno ed effettivo svolgimento delle funzioni assegnate direttamente al consiglio comunale».

Ad ulteriore conferma della tesi sovraesposta si rinviene, sempre nell’archivio della Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi, un ulteriore parere, reso nella seduta del 14 dicembre 2010. Il documento offre un punto di vista maggiormente ritagliato sulle questioni inerenti i tributi locali e l’accesso ai documenti agli stessi prodromici o endoprocedimentali. Afferma la Commissione: « Deve essere accolta la richiesta d’accesso formulata dal consigliere comunale, affinché questi possa valutare con piena cognizione di causa la correttezza e l’efficacia dell’operato dell’Amministrazione, ad atti inerenti il pagamento dei tributi per le concessioni cimiteriali. Infatti, le informazioni richieste attengono un settore particolarmente nevralgico come quello dell’effettiva riscossione delle imposte comunali da parte dell’amministrazione competente. La tutela della riservatezza dei dati richiesti perde di fondamento di fronte al 2° comma dell’art. 43 TUEL, laddove stabilisce che “essi sono tenuti al segreto nei casi specificamente determinati dalla legge” nonché di fronte alle previsioni del codice di protezione dei dati personali che consente il trattamento dei dati sensibili da parte di soggetti pubblici, tra l’altro, per funzioni di controllo e indirizzo politico, direttamente connesse. La giurisprudenza amministrativa è consolidata nell’ammettere, ai sensi dell’art. 22, comma 1, lett. d) della legge n. 241/90, l’accesso anche agli atti preparatori, relazioni o pareri informali anche se non hanno una autonoma rilevanza, estendendo tale diritto anche a bozze o a brogliacci».

In ultimo, si analizzerà il già citato profilo della tutela della privacy dei terzi, i cui dati siano contenuti nei documenti ai quali il consigliere voglia accedere.

Anche in questo frangente, resta di fondamentale importanza la prassi stratificata della Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi. Essa, in un parere dell’1 luglio 2008 reso su istanza di un Comune, afferma che: «La richiesta è accolta sul duplice presupposto che da un lato, sussiste la pertinenza delle informazioni richieste con esercizio del mandato consiliare, essendo tali informazioni preordinate alla verifica dell’efficacia e dell’imparzialità dell’azione amministrativa nel particolare settore della riscossione delle imposte; dall’altro, con riguardo al diritto alla riservatezza. Nel caso in esame, se gli specifici documenti richiesti dai consiglieri comunali dovessero contenere dati personali, gli stessi sono accessibili, a condizione che sia preservata la privacy dei soggetti interessati (ad esempio, mediante oscuramento dei dati sensibili e strettamente personali nei limiti sopra precisati), e fermo restando il disposto dell’art. 43, comma 2, d.lgs. n. 267/2000, secondo cui gli stessi “sono tenuti al segreto nei casi specificamente determinati dalla legge».

Alla luce di quanto sinora esposto, non vi è ragione per dubitare della sussistenza, in capo al consigliere comunale, di un diritto di accesso ai documenti concernenti l’accertamento e la riscossione dei tributi, segnatamente gli elenchi degli avvisi di accertamento predisposti dal concessionario. Tale diritto trova origine e compiutezza nell’espletamento della funzione pubblica cui il consigliere è ordinato e tenuto, sebbene necessiti, al fine del suo completo dispiegarsi, della collaborazione di un terzo, il concessionario.