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Nota ANCI Emilia-Romagna del 19/9/2013

27 Nov 2013 | ARCHIVIO STORICO

Con una nota di approfondimento del 19/9/2013, l’ANCI Emilia-Romagna chiarisce diversi aspetti problematici sulle novità introdotte dal decreto-legge n. 102/2013, considerata la complessità della materia e gli impatti significativi sui bilanci dei Comuni. L’ANCI regionale evidenzia in primo luogo che gli obiettivi di riforma possono considerarsi complessivamente mancati, visto che le nuove norme si limitano ad apportare alcune modifiche alla disciplina Imu e Tares, senza modificarne l’impianto portante. Si segnala peraltro che nel comunicato stampa del Consiglio dei Ministri del 28 agosto 2013 si commentano alcune novità poi non confluite nel testo del decreto legge approdato in Gazzetta Ufficiale. Evidentemente le novità a cui si riferisce la nota ANCI-E.R. sono fondamentalmente tre: 1) la sparizione della norma ponte, presente nelle prime bozze, che prevedeva espressamente l’abolizione dell’Imu prima casa e l’introduzione della service tax; 2) la previsione dell’esenzione per gli immobili merce solo “se non locati o venduti entro TRE anni dalla ultimazione dei lavori”, precisazione invece non presente nel testo definitivo; 3) l’assimilazione all’abitazione principale degli alloggi dell’IACP, in realtà non prevista dalla versione definitiva (si continua invece ad applicare solo la detrazione di 200 euro). Nel merito, un primo chiarimento importante riguarda i fabbricati assimilati dal comune all’abitazione principale, ovvero i fabbricati degli anziani ricoverati nelle case di riposo ed i residenti all’estero. Anche per tali fabbricati opera l’abolizione della prima rata Imu. Sul punto l’ANCI Emilia-Romagna evidenzia, concordemente a quanto sostenuto dal MEF nella circolare n. 2/DF del 23 maggio 2013, che l’abolizione della prima rata opera non solo per i fabbricati assimilati nel 2012 ma anche per quelli già assimilati nel 2013 o per quelli che saranno assimilati entro il prossimo 30 novembre, ovvero entro la data prevista per l’approvazione del bilancio di previsione. In tal caso, si potrà però porre un problema di copertura del mancato gettito, in quanto, per ora è stato garantito solo un contributo, calcolato in base alle riscossioni registrate per l’anno 2012. In ordine all’abolizione dell’acconto IMU per i terreni agricoli, l’ANCI regionale segnala che si ripropone la querelle interpretativa in merito all’imponibilità dei terreni incolti, non solo di quelli montani, la cui assoggettabilità è stata sostenuta da IFEL ma negata dal Ministero dell’economia e dall’Agenzia delle entrate, ma anche di quelli di pianura. In particolare, IFEL ritiene, nella nota 12 giugno 2013, che la sospensione, e conseguentemente ora l’abolizione della prima rata, riguarda esclusivamente i terreni agricoli secondo la definizione già in vigore ai fini dell’ICI e mantenuta nel regime IMU. Sulla base di tali argomentazioni, la rata Imu dovuta per tutti i terreni incolti, anche montani, non è stata prima sospesa ed ora abolita. La posizione dell’ANCI Emilia Romagna non è del tutto scontata, anzi potrebbe risolversi nel senso esattamente opposto, applicando le coordinate fornite dalla Cassazione con la sentenza n. 7369 dell’11.5.2012, che afferma una più ampia definizione di terreno agricolo, nella quale rientra anche un terreno idoneo all’attività agricola a prescindere dall’effettivo utilizzo. Quindi tutti i terreni potenzialmente utilizzabili (idonei) ai fini agricoli, ancorché non coltivati, rientrano nella fattispecie di esonero prevista per terreni agricoli ubicati in comuni montani. Un’altra questione riguarda l’abolizione della prima rata IMU 2013 per i fabbricati rurali, non essendo tuttora chiaro se la cancellazione riguarda tutti i fabbricati agricoli, compresi quelli abitativi. Sul punto ANCI ER evidenzia che, secondo alcuni, la circostanza che il Dl n. 54/2013 attribuisca la sospensione con riferimento “ai terreni agricoli e fabbricati rurali di cui all’articolo 13, commi 4, 5 e 8” del Dl n. 201/2011 permetterebbe di includere anche i fabbricati rurali diversi da quelli strumentali in quanto viene richiamato il comma 4 che si riferisce a tutti i fabbricati. Tuttavia nella relazione tecnica al decreto 102/2013 si precisa che l’abolizione della prima rata è disposta con riferimento ai soli “fabbricati rurali strumentali”, e solo per questi è previsto un contributo a favore dei comuni a compensazione (parziale) del mancato gettito. Alcuni comuni (tra cui Bari, Roma, Perugia) l’hanno riconosciuta per tutti i fabbricati rurali (anche per quelli non strumentali), altri hanno invece limitato la sospensione ai soli fabbricati rurali strumentali escludendo quelli abitativi (Bologna, Torino, Firenze, Cagliari, Palermo). Ci sono poi comuni che non hanno chiarito la loro posizione (Milano,Venezia, Napoli, Genova) e addirittura comuni che hanno limitato la sospensione a soli fabbricati rurali ad uso abitativo (Ceglie Messapica). Sarà pertanto necessario che in sede di conversione in legge la questione venga risolta in modo trasparente, e nel caso di abolizione dell’Imu anche per le abitazioni rurali di cui all’art. 9, sia disposta la conseguente integrazione delle risorse destinate ai comuni. Un ulteriori chiarimento riguarda i fabbricati “merce”. L’art. 2 del D.L. 102/2013 abolisce l’imponibilità dei c.d. fabbricati-merce a decorrere dalla seconda rata 2013 dell’IMU (comma 1), confermando tale esenzione obbligatoria anche a regime, cioè dal 2014. Scompare inoltre il limite temporale dei tre anni, quindi l’esonero permane per tutto il tempo in cui il fabbricato resta invenduto. Resta comunque da interpretare la previsione della non debenza della seconda rata 2013, che per ANCI E.R. dovrebbe essere letta non nel senso che questa non sia in ogni caso dovuta, ma più semplicemente che non è dovuta l’imposta maturata a decorrere dal 1° luglio 2013. Pertanto, nel caso in cui il comune deliberi nel 2013 un aumento di aliquota, la seconda rata sarà dovuta e sarà pari alla differenza d’imposta dovuta, in base alla nuova aliquota, per il primo semestre. Sul punto sarebbe comunque auspicabile una modifica del testo normativo. L’art. 2 comma 5 del d.l. n. 102/2013 stabilisce che per le case degli appartenenti alle Forze armate e di polizia, ai Vigili del fuoco e ai funzionari di prefettura (comparto sicurezza) non è più richiesto il requisito di dimora e residenza perché siano considerate abitazioni principali. Si tratta di una deroga al principio generale – introdotto dal d.l. n. 201/2011 – della necessaria coincidenza tra dimora abituale e residenza anagrafica, che non consente peraltro di fornire alcuna prova contraria. Non sono poste altre limitazioni: l’abitazione può quindi insistere in qualunque comune e può anche essere data in comodato. Sul punto ANCI E.R. evidenzia che la nuova disciplina non prevede espressamente la data di decorrenza, e ciò provoca incertezze non solo in termini di mancato gettito della seconda rata ma anche di rimborsi della prima rata già pagata. Leggendo la relazione tecnica si dovrebbe dedurre che l’agevolazione spetta solo a decorrere dalla rata di saldo, visto che si stima un mancato gettito di 5 milioni per il 2013 e di 10 milioni di euro per il 2014. In realtà, la soluzione non appare così pacifica, perché per le altre agevolazioni è stata stabilita espressamente la data di decorrenza, o dal saldo, come per gli immobili merce, o dall’anno prossimo, come per gli alloggi sociali. Neanche può sostenersi che l’agevolazione sia applicabile dalla data di entrata in vigore del Dl 102, perché sarebbe stato necessario specificarlo, come avvenuto in passato, ad esempio per i moltiplicatori dei fabbricati di categoria B (articolo 2, comma 45, del Dl n. 262/2006). Sarà pertanto necessario, in sede di conversione in legge, rendere il testo più chiaro, anche al fine di evitare un facilmente prevedibile, ma altrettanto oneroso, contenzioso. L’ANCI Emilia Romagna affronta anche il tema della TARES, evidenziando che la formulazione dell’art. 5 appare estremamente aleatoria ed indeterminata, tale da poter essere oggetto di interpretazioni difformi ed antitetiche, ma tutte. E’ pertanto necessario in sede di conversione rendere il testo più comprensivo, anche per uniformare i regolamenti comunali. Inoltre sulla rateizzazione 2013, l’ANCI regionale non condivide le conclusioni a cui è pervenuto il MEF con la risoluzione n. 9/2013, posizione peraltro già criticata da questa Rivista (si veda il contributo di GIUSEPPE DEBENEDETTO, Il posticipo al 2014 della Tares 2013 e la scadenza del 16 dicembre: profili critici, in TN n. 18/2013). Sul punto si veda inoltre il contributo di EUGENIO PISCINO a commento della nota IFEL del 30/9/2013, in questo numero della Rivista. La nota di approfondimento si conclude con gli adempimenti correlati alle delibere di approvazione dei regolamenti e delle aliquote IMU, richiama l’attenzione sul fatto che la deroga per il 2013 è valida per tutti i comuni, con la conseguenza che l’efficacia delle delibere non dipende dalla pubblicazione sul sito ministeriale ma su quello comunale e ciò anche per i comuni che avendo nel 2013 variato le aliquote hanno già provveduto alla pubblicazione sul predetto sito ministeriale.