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NO ALLA CLASS ACTION PER OTTENERE IL RIMBORSO DELLA TIA

30 Gen 2012 | ARCHIVIO STORICO


Con una decisione del 14/12/2011 la Corte d’Appello di Firenze ha affermato che non è proponibile una class action per ottenere la restituzione della TIA o il risarcimento del danno nell’ipotesi in cui, anche se in conseguenza di un’abbondante nevicata, non sia stata effettuata con diligenza l’attività di pulizia e sgombero delle strade. Si tratta di un’ordinanza resa in sede di reclamo, che conferma integralmente la pronuncia emessa dal Tribunale di Firenze del 12 settembre 2011 e ritiene, pertanto, inammissibile la class action promossa da una cittadina per ottenere il risarcimento del danno derivante dalla negligenza della società incaricata dal comune di garantire la pulizia e lo sgombero delle strade, in caso di una forte nevicata. Alla base della decisione, la Corte di Appello pone un’interpretazione «sistematica e costituzionalmente orientata» dell’art. 140 bis del codice del consumo che, al riguardo, detta la disciplina in punto di ammissibilità della class action. La Corte di Appello, nel confermare la correttezza della decisione del Tribunale di Firenze, ribadisce che la class action può essere azionata soltanto in presenza di un rapporto contrattuale direttamente sussistente tra le parti: circostanza non presente nel caso di specie, in quanto il rapporto contrattuale sussisteva solo tra il Comune – quale committente – e la società incarica di garantire la pulizia delle strade. I singoli cittadini risultavano meramente beneficiari della prestazione e, comunque, terzi rispetti al rapporto obbligatorio. In particolare, la sussistenza di un obbligo di pagamento della T.I.A. non trovava la propria regolamentazione in un accordo contrattuale, ma in forza legge (ossia, il d.lgs. 152/2006, art. 238) e “non dalla scelta volontaria degli utenti di usufruire del suddetto servizio versando un corrispettivo per la prestazione ricevuta”. I giudici d’appello toscani respingono implicitamente la tesi della natura privatistica della TIA2, ponendosi così in contrasto con la norma di interpretazione autentica introdotta dall’art. 14, comma 33, del d.l. 78/2010 (che afferma invece la natura privatistica della TIA2) e con la discutibile interpretazione fornita dal MEF (risoluzione n. 3/DF dell’11/11/2010, in TN n. 22/2010) che afferma la natura privatistica di TIA2 e TIA1. Va detto, peraltro, che la questione della natura giuridica del prelievo sui rifiuti è stata definitivamente risolta dal decreto “Monti” con l’introduzione del nuovo “tributo” sui rifiuti e sui servizi (RES), che rappresenta un’entrata di natura tributaria (in parte “tassa” per la gestione dei rifiuti e in parte “imposta” per i servizi indivisibili).