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Natura giuridica degli oneri di urbanizzazione

8 Set 2012 | ARCHIVIO STORICO

Consiglio di Stato 4320 del 30.7.2012

Il Consiglio di Stato, Sez. V, con la sentenza 30 luglio 2012 n. 4320, pronunciatosi sulla natura giuridica degli oneri di urbanizzazione ha affermato che: 1) la mancata realizzazione delle opere di urbanizzazione da parte del Comune non esime dal pagamento di detti oneri; 2) non è possibile individuare cause di non debenza degli oneri in aggiunta a quelle espressamente previste dal legislatore; 3) sussiste per il Comune la possibilità di rivolgersi indifferentemente al debitore od al fideiussore. Sul primo punto i giudici di Palazzo Spada hanno chiarito che ai sensi dell’art. 1 della legge 28 gennaio 1977, n. 10 (e, oggi, dell’art. 16 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380), il rilascio della concessione edilizia si configura come un fatto costitutivo dell’obbligo giuridico del concessionario di corrispondere il relativo contributo per oneri di urbanizzazione, ossia per gli oneri affrontati dall’ente locale per le opere indispensabili affinché l’area acquisti attitudine al recepimento dell’insediamento del tipo assentito e per le quali l’area acquista un beneficio economicamente rilevante, da calcolarsi secondo i parametri vigenti a tale momento. Il contributo per oneri di urbanizzazione è quindi dovuto per il solo rilascio della concessione, senza che rilevi, ad esclusione dell’obbligo, la già intervenuta realizzazione di opere di urbanizzazione. In merito al secondo punto, il Consiglio di Stato ha evidenziato che il contributo per il rilascio del permesso di costruire ha natura di prestazione patrimoniale imposta, di carattere non tributario ed ha carattere generale, prescindendo totalmente o meno delle singole opere di urbanizzazione, venendo altresì determinato indipendentemente sia dall’utilità che il concessionario ritrae dal titolo edificatorio, sia dalle spese effettivamente occorrenti per realizzare dette opere. Ne consegue che, attesa la natura non sinallagmatica e il regime interamente pubblicistico che connota il contributo de quo, la sua disciplina vincola anche il giudice, al quale è impedito di configurare autonomamente ipotesi di non debenza della specifica prestazione patrimoniale diverse da quelle autoritativamente individuate dal legislatore. Infine, il fatto che l’obbligazione avente a oggetto i contributi concessori sia assistita da garanzia fideiussoria, anche quando questa contempli il pagamento a semplice richiesta e l’esclusione del beneficio della preventiva escussione, non comporta affatto un dovere del Comune di chiedere prima l’adempimento anche al fidejussore per poter poi applicare le relative sanzioni pecuniarie; un tale dovere, in particolare, non può farsi discendere dal richiamo agli obblighi di correttezza e buona fede di cui all’art. 1227 cod. civ., norma che risulta del tutto inconferente alla fattispecie, essendo riferibile solo alle obbligazioni di carattere risarcitorio e non a quelle (anche di contenuto pecuniario) di natura sanzionatoria.