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MAGGIORAZIONE ADDIZIONALE SULL’ENERGIA ELETTRICA A COPERTURA DEI COSTI TARSU: COMPETENZA DEL CONSIGLIO COMUNALE

27 Set 2013 | ARCHIVIO STORICO

Consiglio di Stato Sez. V sentenza n. 3809 del 15.7.2013

Con la sentenza n. 3809 del 15/7/2013 il Consiglio di Stato ha confermato la decisione n. 662/2012 del TAR Napoli che aveva annullato una delibera di giunta comunale nella parte in cui applicava la maggiorazione dell’addizionale dell’accisa sull’energia elettrica, delibera che avrebbe dovuto essere adottata dal consiglio comunale. Si ricorda che l’art. 2 comma 2-bis del d.l. n. 225/2010 (convertito nella legge n. 10/2011) consente ai comuni di coprire i costi del ciclo di gestione dei rifiuti anche introducendo un’apposita maggiorazione dell’addizionale all’accisa sull’energia elettrica di cui all’ articolo 6, comma 1, lettere a) e b), del decretolegge 28 novembre 1988, n. 511, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 gennaio 1989, n. 20. Con la risoluzione n. 3/DF del 16/6/2011 (in TN n. 12/2011) il MEF ha chiarito che la disposizione contenuta nell’art. 2, comma 2-bis del D.L. 29 dicembre 2010, n. 225 (convertito dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10) non è limitata ai soli comuni della regione Campania ma è applicabile anche dai comuni situati nelle altre regioni. Tutti i comuni avrebbero quindi potuto approvare nel 2011 la maggiorazione dell’addizionale all’accisa sull’energia elettrica (argomento che è stato già trattato da EUGENIO PISCINO in TN n. 6/2011). In particolare che l’art. 2, comma 2-bis, lett. b) del D.L. n. 225 del 2010, stabilisce quali sono le misure che i comuni possono adottare per assicurare la copertura integrale dei costi diretti e indiretti dell’intero ciclo di gestione dei rifiuti, attribuendo a tali enti la facoltà di deliberare un’apposita maggiorazione, non superiore al vigente importo, dell’addizionale all’accisa sull’energia elettrica di cui all’art. 6, comma 1, lett. a) e b), del D. L. 28 novembre 1988, n. 511, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 gennaio 1989, n. 20. Il successivo comma 2-ter, invece, prevede solo per i comuni della regione Campania destinatari della riduzione dei trasferimenti, disposta in attuazione del citato art. 12 del D. L. n. 195 del 2009 e “ferma la facoltà prevista dal comma 2-bis, lettera b)”, l’obbligo di deliberare, a decorrere dall’anno 2011, un’apposita maggiorazione dell’addizionale con un’aliquota indifferenziata e un gettito non inferiore all’importo annuale dei trasferimenti ridotti, incrementato fino al 10 per cento. Pertanto, la lettura combinata di entrambi i commi induce a sostenere che la norma in oggetto può essere applicata da tutti i comuni e non solo da quelli della regione Campania. Si ricorda infine che – per effetto dell’art. 2, comma 6, del d.lgs. n. 23/2011 – a decorrere dall’anno 2012 l’addizionale comunale cessa di essere applicata nelle regioni a statuto ordinario ed è corrispondentemente aumentata, nei predetti territori, l’accisa erariale in modo tale da assicurare la neutralità finanziaria del citato provvedimento ai fini del rispetto dei saldi di finanza pubblica. Tutto ciò premesso, con la sentenza n. 3809 del 15/7/2013 il Consiglio di Stato afferma la competenza del consiglio comunale ad istituire la predetta maggiorazione, trattandosi appunto di istituire un nuovo prelievo fiscale e non già di variare l’aliquota di addizionale da applicare. Non è possibile peraltro parlare di convalida o ratifica da parte del Consiglio comunale della deliberazione della Giunta comunale, difettando il presupposto – necessario per la convalida – della consapevolezza da parte dell’Organo competente del vizio esistente e la manifestazione della volontà di sanarlo. Si segnala che il 15/7/2013 la medesima V^ Sezione del Consiglio di Stato ha depositato l’ordinanza n. 2706 del 15/7/2013 con la quale è stato accolto l’appello cautelare avverso la sentenza del TAR Napoli 1466/2013 (analoga a quella confermata dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 3809/2013). Si tratta tuttavia di una decisione presa nell’ambito di una delibazione sommaria propria della fase cautelare, che non pregiudica gli esiti dell’esame nel merito e che considera l’esistenza del danno grave ed irreparabile paventato dal Comune, avendo questi dimostrato l’incidenza della somma da restituire in esecuzione della sentenza appellata sugli equilibri del bilancio comunale. L’udienza per la trattazione nel merito della controversia è stata fissata per il 18 febbraio 2014.