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L’INPDAP PAGA L’ICI SUGLI IMMOBILI ADIBITI A SOGGIORNO PER ANZIANI

10 Apr 2012 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione Sezione Tributaria sentenza n. 4502 del 21.3.2012

L’INPDAP (istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica) deve pagare l’ICI sugli immobili di sua proprietà adibiti a casa di soggiorno per anziani (ex dipendenti pubblici e loro congiunti). Lo ha affermato la Cassazione con la sentenza n. 4502 del 21/3/2012, accogliendo il ricorso del comune il quale aveva contestato il diritto all’esenzione. In appello il giudizio si era concluso favorevolmente per l’Inpdap. La commissione tributaria regionale aveva infatti riconosciuto il diritto all’esenzione di cui all’art. 7 lett. i) d.lgs. n. 504/92 trattandosi di “benefici complementari relativi a prestazioni previdenziali di carattere sociale per gli iscritti” ed essendo “indubbio che la retta pagata dagli ospiti costituisce solo un parziale contributo alle spese di vitto e alloggio e risultando assente la produzione di utile”. La Cassazione evidenzia in primo luogo che l’INPDAP rientra nella categoria degli enti che hanno diritto all’esonero. Inoltre sussiste la coincidenza tra il proprietario dell’immobile e il soggetto utilizzatore del medesimo, in quanto è l’INPDAP stesso che utilizza l’immobile – facendovi soggiornare i propri ex iscritti ed i loro coniugi – al fine di svolgervi, in via diretta, le proprie attività istituzionali, di carattere previdenziale e assistenziale (o strettamente integrative e complementari ad esse). Non si configura tuttavia il requisito oggettivo previsto dalla norma di esonero. Sul punto la Cassazione censura la sentenza della CTR nella parte in cui il giudice di merito ha escluso che, in concreto, l’attività dell’ente sia svolta con modalità di carattere commerciale, sulla base della sola considerazione della “assenza di produzione di utile”. Occorre ribadire il principio secondo il quale ha carattere imprenditoriale l’attività economica organizzata che sia ricollegabile ad un dato obiettivo inerente all’attitudine a conseguire la remunerazione dei fattori produttivi, rimanendo giuridicamente irrilevante lo scopo di lucro, che riguarda il movente soggettivo che induce l’imprenditore ad esercitare la sua attività. In definitiva, ai fini del riconoscimento del diritto all’esenzione dall’ICI, occorre – e tale verifica deve essere sorretta da adeguata motivazione – che la retta pagata dagli ospiti della casa di soggiorno si riveli un contributo di entità tale da non coprire, per una parte significativa, i costi effettivi di gestione. La Cassazione comunque non ha chiuso il caso, ma ha annullato il provvedimento precedente, rimettendo la decisione definitiva nelle mani della commissione tributaria regionale dell’Abruzzo che dovrà esaminare nuovamente la questione. Ma l’incipit dato dai magistrati romani è chiaro. Si tratta dell’ennesima pronuncia riguardante la controversa fattispecie di esonero di cui all’art. 7 lett. I) d.lgs. n. 504/92, sulla quale è peraltro recentemente intervenuto il decreto “liberalizzazioni” (n. 1/2012) con una disposizione sostanzialmente efficace dal 2013. La legge n. 27/2012 di conversione del d.l. 1/2012 ha introdotto l’art. 91-bis, che modifica l’art. 7 lett. i) del d. lgs. n. 504/1992, prevedendo l’esenzione dall’IMU per gli immobili degli enti no profit destinati ad utilizzi diversi da quelli commerciali (comma 1). Per gli immobili in parte utilizzati per finalità commerciali (quindi in caso di utilizzo promiscuo), il regime di esenzione opera in misura parziale e l’IMU è dovuta in riferimento alle aree destinate all’attività commerciale. A tal fine è previsto: l’obbligo per il soggetto passivo di presentare apposita richiesta di attribuzione della rendita catastale (limitatamente all’area destinata ad attività commerciale) ai sensi dell’articolo 2, commi 41, 42 e 44, del decreto legge n 262/2006. La rendita così attribuita produce effetti fiscali a decorrere dal 2013 (comma 2); ove non sia possibile procedere ai sensi di quanto sopra indicato, il soggetto passivo deve presentare apposita dichiarazione attestando la ripartizione proporzionale fra area commerciale e area non commerciale (comma 3). Viene, quindi, abrogato il comma 2-bis dell’articolo 7, del decreto legge n. 203/2005 ai sensi del quale l’esenzione ICI si intendeva riconosciuta agli enti non commerciali per gli immobili utilizzati per lo svolgimento di attività aventi carattere non esclusivamente commerciale (comma 4). La norma sull’esenzione ICI degli immobili posseduti dalle ONLUS, dalla Chiesa cattolica e dagli altri enti del settore no profit è stata oggetto di numerose modifiche finalizzate a chiarire il regime di imponibilità (ovvero di esenzione) degli immobili nei quali fosse esercitata anche l’attività commerciale (in via esclusiva, prevalente o non prevalente). Nel corso dell’esame presso il Senato, il Presidente del Consiglio è intervenuto ed ha chiarito che la norma in esame si interpreta nel senso che l’imposta municipale si applica agli istituti religiosi solo in presenza di finalità commerciali e, pertanto, rientrano nel regime di esenzione IMU le scuole no profit. Per i casi in cui l’immobile abbia utilizzazione mista, l’esenzione è limitata alla frazione di unità nella quale si svolge l’attività di natura non commerciale. A tal fine, dovranno essere aggiornate le risultanze catastali per dare evidenza del diverso utilizzo degli immobili. Qualora non sia possibile operare detta distinzione presso il catasto, l’esenzione si applicherà comunque in proporzione all’utilizzazione non commerciale dell’immobile in base a modalità e procedure che possono essere puntualmente riscontrate e sanzionate nel caso di attestazioni false o mendaci. In merito all’applicazione della norma nel 2012 per gli immobili parzialmente utilizzati per finalità commerciali, si osserva che in base al testo la rettifica dei dati catastali rileverà a decorrere dal 2013. Andrebbero pertanto precisate le modalità di determinazione dell’imposta dovuta per il 2012 nonché le modalità relative agli eventuali conguagli, positivi o negativi, che potrebbero determinarsi dalla differenza tra il valore autocertificato dal contribuente e quello attribuito, successivamente, in base alle modifiche catastali. Ulteriori precisazioni appaiono necessarie in merito al coordinamento della norma in esame con quanto disposto dall’articolo 13 del decreto legge n. 201 del 2001. Tale disposizione, infatti, ha introdotto una serie di misure (anticipazione dell’IMU al 2012 con applicazione di un’aliquota ordinaria superiore a quella ICI; inclusione nell’ambito di applicazione anche dell’abitazione principale; incremento dei coefficienti per la determinazione della base imponibile dell’imposta) che determinano un gettito IMU superiore a quello dell’ICI ormai sostituita. Tenuto conto che la medesima norma attribuisce allo Stato il 50% del maggior gettito IMU – al netto di quello relativo alla prima casa – rispetto a quello previsto ai fini ICI, si osserva quanto segue: non risulta indicato se il gettito IMU recato dalla norma in esame sia da attribuire interamente ai comuni ovvero rientri nella disposizione generale prevista dal richiamato articolo 13 e determini, per una quota pari al 50%, un effetto positivo per l’Erario; in riferimento agli enti locali, la norma – che determina effetti finanziari positivi – andrebbe coordinata con la disciplina del federalismo fiscale, con particolare riferimento alla quota di compartecipazione ai tributi erariali nonché agli effetti perequativi. In sostanza la nuova disciplina, formalmente in vigore dal 25/3/2012, è sostanzialmente efficace dal 2013. E’ stato infatti affermato che l’esenzione IMU per il 2012 resta la stessa del passato, in quanto le nuove modalità applicative in caso di utilizzo promiscuo decorrono dal 2013; inoltre la mancata abrogazione del Dl 223/06 e l’art. 3 dello Statuto del contribuente depongono in senso contrario all’applicazione delle nuove disposizioni per il 2013 (in tal senso, PASQUALE MIRTO, Il Sole 24 Ore del 26/3/2012).