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L’IMPOSTA SULLA PUBBLICITÀ NON ASSORBE IL COSAP

4 Lug 2012 | ARCHIVIO STORICO

Consiglio di Stato sentenza n. 2942 del 22.5.2012

I cartelloni pubblicitari stradali sono soggetti al canone per l’occupazione di spazi pubblici (COSAP) in aggiunta all’imposta sulla pubblicità. E’ quanto affermato dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 2942 del 22 maggio 2012, che ha ritenuto legittimo il regolamento comunale nella parte in cui prevede il pagamento del Cosap anche per gli impianti pubblicitari. I Giudici di Palazzo Spada, nel ribaltare il verdetto del TAR Milano, hanno tuttavia precisato che il canone deve essere calcolato secondo l’effettiva occupazione di suolo pubblico e non in base alla superficie del messaggio pubblicitario, come invece previsto da un’altra disposizione regolamentare. In primo grado il TAR aveva dichiarato l’illegittimità dell’articolo contenente le due disposizioni, rifacendosi al consolidato orientamento della Cassazione secondo cui gli impianti pubblicitari sono soggetti solo all’imposta sulla pubblicità e non alla tassa per l’occupazione del suolo pubblico. Il principio dell’”assorbimento” viene motivato dalla circostanza che i cartelloni pubblicitari occupano necessariamente una parte di suolo pubblico, quindi la previsione di un prelievo (Cosap o Tosap) oltre l’imposta per la pubblicità determinerebbe una duplice imposizione. Sul punto il Consiglio di Stato fa presente che la società appellante non aveva chiesto di escludere del tutto l’applicazione del canone, ma di quantificare lo stesso in base alla superficie occupata. La contestazione riguardava quindi la misura del canone, che secondo il regolamento comunale doveva essere calcolato sulla dimensione del cartello e quindi del messaggio. Disposizione tuttavia censurata dai giudici, i quali evidenziano che l’articolo 9 comma 7 del Dlgs 507/93 prevede che “l’applicazione dell’imposta sulla pubblicità non esclude quella della tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, nonché il pagamento di canoni di locazione o di concessione commisurati, questi ultimi, alla effettiva occupazione del suolo pubblico del mezzo pubblicitario”. Tanto basta per affermare che la disposizione regolamentare è illegittima in quanto il canone deve essere parametrato unicamente all’effettiva occupazione del suolo pubblico, senza alcun riferimento alla superficie del mezzo pubblicitario. Il principio affermato dal Consiglio di Stato finisce così per rimettere in discussione il consolidato orientamento della Cassazione (decisioni 17614/2004, 1306/2007, 18442/2009, 105/2010), fondato sul ritenuto assorbimento della Tosap nell’imposta di pubblicità, che non appare condivisibile per almeno due motivi: 1) si pone in contrasto con l’articolo 9 del Dlgs 507/93, che non sembra lasciare spazio a dubbi interpretativi sull’applicazione della Tosap (o del Cosap) in aggiunta all’imposta di pubblicità; 2) appare più coerente tenere distinte le due fattispecie – e quindi i relativi prelievi ICP e TOSAP – poiché la prima colpisce il fenomeno pubblicitario, quindi la presenza effettiva del messaggio, l’altra l’occupazione del suolo pubblico.