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L'ICI E L'ESENZIONE PREVISTA PER GLI ENTI ECCLESIASTICI

17 Nov 2011 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione Sezione Tributaria ordinanza n. 23314 del 9.11.2011

Gli immobili degli enti ecclesiastici non sono soggetti all’ICI, a condizione che l’ente proprietario dimostri l’effettivo svolgimento di attività che non presentino il carattere della commercialità, in quanto non è sufficiente la certificazione dell’attività svolta. L’ultimo intervento in ordine di tempo della Corte di Cassazione, la sentenza n. 23314 del 9 novembre 2011, conferma l’orientamento giurisprudenziale in materia, anche in considerazione che una diversa interpretazione sarebbe lesiva del divieto, imposto dalla normativa comunitaria, di aiuti di Stato (1) alle imprese, determinando un ingiusto vantaggio, lesivo della concorrenza, a quelle aziende che, benché di proprietà della Chiesa, svolgono la stessa attività commerciale delle imprese. La natura di aiuto di Stato non è esclusa dalla considerazione che il gettito ICI è di competenza dei comuni, in quanto l’imposta è istituita e regolamentata, nei suoi tratti essenziali, da una norma statale, sulla quale gli enti locali non hanno alcuna autonomia (2). Nel versione ante riforma, l’articolo 7 lett. i) del d.lgs. n. 504 del 30 dicembre 1992, dispone l’esenzione dall’ICI degli immobili appartenenti a uno dei soggetti indicati nella norma, a condizione che siano utilizzati direttamente dall’ente e in via esclusiva per una delle attività indicate nella disposizione stessa. Mentre con la modifica introdotta dal d.l. n. 203 del 2005, si è chiarito che l’esenzione disposta dalla lett. i) si intende applicabile alle attività indicate nella medesima lettera che non abbiano esclusivamente natura commerciale; introducendo, come vedremo, ulteriore elementi di incertezza per gli operatori degli enti locali.