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LEGITTIMO L’IMPIANTO DEL DPR 158/99: RESTA INTATTO IL MODELLO TARIFFARIO APPLICABILE ALLA TARES

24 Gen 2013 | ARCHIVIO STORICO

Consiglio di Stato Sez. VI sentenza n. 6208 del 4.12.2012

Con la sentenza n. 6208 del 4/12/2012 il Consiglio di Stato ha ritenuto legittimo l’impianto del DPR 158/99 (metodo normalizzato TIA), in particolare nella parte in cui consente di utilizzare parametri standard presuntivi (parte fissa e varabile della tariffa per le utenze non domestiche) in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Resta quindi intatto il modello tariffario applicabile alla Tares, cioè il DPR n. 158/99, che dopo la legge di stabilità 2013 diventa l’unico regolamento statale di riferimento. Sul DPR 158/99 il Consiglio di Stato ha in sostanza affermato: 1) l’impugnabilità dello stesso contestualmente agli atti applicativi del tributo (mentre il TAR Lazio aveva dichiarato inammissibile il ricorso avverso il DPR 158/99 per tardività); 2) è conforme alla normativa comunitaria il sistema presuntivo per il calcolo delle tariffe per le utenze non domestiche (costo unitario per superficie dell’utenza per coefficiente di produzione); 3) non è irragionevole prevedere che un albergo con ristorante possa produrre rifiuti in quantità cinque volte superiore rispetto a quelli prodotti dalle utenze domestiche. In ordine al primo punto, i Giudici di Palazzo Spada affermano che il TAR ha erroneamente dichiarato inammissibile il ricorso originario, non tenendo conto della pacifica giurisprudenza sull’insussistenza di un interesse attuale all’impugnazione di disposizioni regolamentari, rispetto alle quali neppure sono configurabili controinteressati. Invero, l’interesse a contestare la normativa regolamentare (nella fattispecie il DPR 158/99) sorge solo quando il Comune vi ha dato applicazione attraverso l’approvazione dei provvedimenti tariffari. In merito al secondo punto, il Consiglio di Stato evidenzia che l’art. 6 del DPR 158/99, sul calcolo della tariffa per le utenze non domestiche, consente la possibilità di applicare un sistema presuntivo per determinare la quota variabile della tariffa. Tale disciplina statale è conforme alla normativa comunitaria, come rilevato dalla sentenza della Corte di Giuzia UE del 16/7/2009, secondo cui il diritto comunitario non impone un metodo preciso quanto al finanziamento del costo del servizio, anche perché è spesso difficile e oneroso determinare il volume esatto di rifiuti urbani conferito da ciascun detentore. Per quanto riguarda il terzo punto, il Consiglio di Stato evidenzia che non è irragionevole ripartire i costi tra le utenze domestiche e non domestiche nella misura rispettivamente del 45% e del 55%, nonché prevedere due tariffe diverse per gli alberghi, distinguendo quelli con ristorante (€ 6,66 mq.) da quelli senza ristorante (€ 5,07 mq.). Inoltre non è irragionevole ritenere che un albergo con ristorante possa produrre rifiuti in quantità cinque volte superiore rispetto a quelli prodotti dalle utenze domestiche, in considerazione delle caratteristiche dell’attività alberghiera.