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Legittimo il bando che richiede un fatturato (volume d’affari) consistente, se rapportato al minimo garantito

23 Set 2012 | ARCHIVIO STORICO

Consiglio di Stato 4889 del 14.9.2012

Con la sentenza n. 4889 del 14/9/2012 il Consiglio di Stato ha affermato la legittimità di un bando di gara per l’affidamento dei tributi locali che impone ai partecipanti di avere un fatturato consistente (nel caso in questione, 40 milioni di euro nel triennio). Il Consiglio di Stato ha in primo luogo chiarito che il fatturato non riguarda la movimentazione globale delle somme gestite, ma solo il compenso percepito per l’attività (aggio), per cui sarebbe più opportuno utilizzare il termine “volume d’affari”. Invero, nel fatturato, o volume di affari, di qualsiasi impresa rientrano esclusivamente le somme incassate come compenso della propria attività. Nel caso di specie l’attività di riscossione dei tributi locali è costituita dalla gestione di risorse finanziarie per conto terzi, ma le somme gestite non entrano nel loro patrimonio e non costituiscono, quindi, fatturato o volume di affari. In altri termini, a voler seguire il ragionamento dell’appellante nel fatturato di un’impresa di trasporti rientrerebbero non solo i compensi per l’attività, appunto, di trasporto, ma anche il valore delle merci trasportate. Così, nel caso in questione, le somme incassate e versate al creditore costituiscono l’oggetto dell’attività, in base alla quale viene determinato il compenso, in questo caso l’aggio, unica voce che rientra nel fatturato o volume di affari. I Giudici amministrativi hanno inoltre affermato che il requisito richiesto (volume d’affari di 40 milioni di euro nel triennio) non è eccessivamente elevato (non è restrittivo della concorrenza) in quanto il gestore del servizio è tenuto ad anticipare annualmente 38 milioni di euro (minimo garantito). Viene così confermato l’orientamento favorevole all’introduzione nei bandi di gara di requisiti più rigorosi di quelli richiesti per legge (iscrizione all’albo) purché non sproporzionati rispetto all’oggetto del servizio. Sul punto va evidenziato che la questione delle clausole restrittive è sempre stata piuttosto controversa in giurisprudenza e solo recentemente si sta assestando su questa linea (si veda: Consiglio di Stato sentenza n. 7247 del 19/11/2009 in TN n. 23/2009; TAR Bari ord. n. 401/2011 e giurisprudenza richiamata, in TN n. 9/2011).