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Le addizionali ECA non devono superare il costo di esercizio

19 Feb 2012 | ARCHIVIO STORICO

Deliberazione Corte dei Conti – sez. regionale di controllo per la Puglia 7.11.2011

Con la deliberazione n.89/PAR/2011 del 6 ottobre 2011, depositata il 7 novembre 2011, la Corte dei Conti – Sezione regionale di controllo per la Puglia – nel rispondere ad una richiesta di parere formulata da un sindaco, è tornata sulla questione relativa all’utilizzazione del gettito delle addizionali ECA e della corretta determinazione delle tariffe relative alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU).
Infatti, poiché l’art. 61, comma 1, del D. Lgs. 15 novembre 1993, n. 507 prevede che “ai fini degli indicati limiti minimo e massimo di copertura dei costi .. non si considerano addizionali, interessi e premialità”, è stato posto il problema se al fine di garantire la suddetta copertura si debba considerare o meno le addizionali ECA.
Nella deliberazione n.89/PAR/2011 la Corte dei Conti richiama, in primo luogo, l’orientamento espresso da altre Sezioni della Corte dei Conti, ossia dalla:
– Corte dei Conti della Lombardia, deliberazione n. 146 del 24 aprile 2009;
– Corte Conti della Campania, deliberazione n. 274 del 7 giugno 2011, che ha confermato quanto già detto nella precedente deliberazione n. 182 del 21 ottobre 2010.
In particolare, nella deliberazione n. 274 del 2011 la Corte dei Conti ha chiarito che “l’addizionale erariale “ex ECA” devoluta direttamente ai Comuni dal concessionario della riscossione ai sensi dell’art. 3, comma 39, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, ha finito col perdere la sua funzione originaria di tributo ambientale autonomo collegato al tributo speciale per il deposito in discarica, per risolversi in una mera appendice della TARSU, di cui condivide ormai presupposti, funzione e limiti” e, pertanto, “l’identità di funzione tra l’addizionale “ex ECA” e la TARSU esclude che il gettito dell’addizionale comunale possa essere destinato a finalità diverse dalla copertura del costo del servizio di gestione dei rifiuti”.
Pertanto, i giudici contabili della Sezione regionale di controllo per la Puglia, sulla base di quanto già espresso, affermano che i comuni devono in ogni caso determinare le tariffe della TARSU in modo tale da assicurare che il gettito relativo, ivi compresa l’addizionale, non risulti superiore al costo del servizio. Tuttavia, ai fini della copertura del costo del servizio di smaltimento può essere considerato soltanto il gettito delle addizionali ECA, mentre per le altre addizionali deve trovare applicazione il disposto dell’art. 61 del D. Lgs. n.507/1993, per cui ai fini dell’osservanza dei limiti di copertura dei costi, non si considerano le altre addizionali, interessi e penalità.
L’univoca a decisa presa di posizione della Corte dei Conti – pur essendo favorevole al contribuente poiché evita l’applicazione delle addizionali sulla TARSU – non sembra trovare un sicuro appiglio normativo.
Come è noto, infatti, le addizionali ECA si applicano nella misura del 10% e sono riscosse contestualmente alla TARSU.
Inizialmente l”addizionale erariale fu istituita a decorrere dal 1° gennaio 1938, per costituire un fondo ad integrazione dei bilanci degli enti comunali di assistenza (ECA), da applicarsi nella misura del 2% di vari tributi erariali nonché di imposte, tasse e contributi comunali e provinciali.
In seguito, fu elevata dal 2 al 5%, e l’incremento del gettito fu devoluto alle Province. Infine, con l’art. 1 della legge 10 dicembre 1961, n. 1346, l’addizionale fu ulteriormente aumentata di cinque centesimi per ogni lira d’imposta, raggiungendo la misura del 10%, che è tuttora applicata.
Con la soppressione degli enti comunali d’assistenza, operata dell’art. 1 della legge 15 gennaio 1972, n. 9, e il venir meno dei trasferimenti alle Province finanziati con le addizionali, i relativi proventi restarono a totale vantaggio dello Stato, fino 1° gennaio 1996.
A partire dal 1° gennaio 1996 è entrato in vigore l’art. 3, comma 39, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, secondo il quale “A decorrere dell’anno 1996 i proventi delle addizionali erariali di cui al regio decreto-legge 30 novembre 1937, n. 2145, convertito dalla legge 25 aprile 1938, n.  614, e alla legge 10 dicembre 1961, n. 1346, applicate alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni, comprese le riscossioni relative agli anni precedenti sono devoluti direttamente ai comuni dal concessionario della riscossione. La maggiore spesa del servizio di nettezza urbana   derivante dal pagamento del tributo di cui al comma 24 costituisce costo ai sensi dell’articolo 61 del decreto legislativo 15 novembre 1993, n. 507, e successive modificazioni, limitatamente alla parte, riferibile al costo di smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni, eccedente i proventi delle  addizionali suddette. Con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con i Ministri dell’interno e del tesoro, sono stabilite le modalità di attuazione delle disposizioni del presente comma”.
Tale disposizione stabiliva che il gettito dei proventi delle addizionali era destinato alla copertura della spesa comunale derivante dall’applicazione del tributo speciale per il deposito in discarica di cui all’art. 3, commi 24 e seguenti della legge n. 549 del 1995. Solo eventuali eccedenze di proventi delle addizionali rispetto alla copertura del predetto tributo speciale sarebbero confluivano nelle risorse della fiscalità generale del comune.
Tuttavia, l’art. 1, comma 159 della legge 23 dicembre 1996, n. 662, ha eliminato il vincolo di destinazione che imponeva ai comuni di utilizzare il gettito delle addizionali ECA per coprire le spese collegate al tributo speciale per il deposito in discarica.
Pertanto, la conclusione della Corte non sembra potersi radicare in una previsione normativa che stabilisca una destinazione specifica per le addizionali.
Queste problematiche applicative saranno comunque superate con l’entrata in vigore dell’art. 14, comma 46 del D. L. 6 dicembre 2011, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n.214, recante “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equita’ e il consolidamento dei conti pubblici”, il quale dispone che “A decorrere dal 1° gennaio 2013 sono soppressi tutti i vigenti prelievi relativi alla gestione dei rifiuti urbani, sia di natura patrimoniale sia di natura tributaria, compresa l’addizionale per l’integrazione dei bilanci degli enti comunali di assistenza”.