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LA TIA E’ UN TRIBUTO RIENTRANTE TRA I CREDITI PRIVILEGIATI

23 Feb 2012 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione Sez. I, Sentenza 17-02-2012, n. 2320

Con la sentenza n. 2320 del 17/2/2012 la Prima Sezione Civile della Cassazione ha affermato che la TIA è un tributo e quindi rientra tra i crediti privilegiati di cui all’art. 2752 c.c. in caso di fallimento. Viene così ribadito un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato: si vedano Cass. 5298 del 2009, Cass. S.U. n. 11930 del 17/5/2010 (in TN n. 11/2010), Cass. 7826 del 5/4/2011 (in TN n. 7/2011). Peraltro la Cassazione (n. 18756 del 13/9/2011) ha ritenuto applicabile l’art. 2752 all’IRAP anche relativamente ai periodi precedenti alla modifica del 2007 (d.l. 159/07 conv. legge n. 222/07). Nella fattispecie il Tribunale non aveva ritenuto applicabile il privilegio di cui all’art. 2752 c.c. per almeno due ragioni: 1) la TIA non ha natura tributaria; 2) il riferimento contenuto nella norma del codice civile non può estendersi alla legislazione in generale sulla finanza locale. Sulla natura giuridica della TIA, che rappresenta una questione pregiudiziale, la Cassazione richiama il proprio prevalente orientamento nel senso che la TIA è un prelievo di natura tributaria, finalizzato a fronteggiare le spese del servizio. Elemento dirimente è costituito dall’esclusione di un rapporto sinallagmatico tra la prestazione e il beneficio che il singolo ne riceve: la TIA non trova fondamento in alcun intervento o atto volontario del privato, essendo ad essa assoggettati tutti colo che occupano o conducono immobili esistenti nelle zone del territorio comunale, a prescindere dal conferimento dei rifiuti al servizio pubblico. Non si tratta insomma del corrispettivo di una prestazione liberamente richiesta, bensì di una forma di finanziamento di servizio pubblico: non è dato quindi individuare nella TIA caratteri sostanziali di diversità rispetto alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni. Peraltro la TIA è stata definita sia dalla Corte Costituzionale (nn. 238/09 e 64/10) sia dalle Sezioni Unite (n. 14903/10) una mera variante della TARSU, della quale conserva la qualifica di tributo propria di quest’ultima. Risolta la questione pregiudiziale, nel senso che la TIA è un tributo, la Corte ribadisce il proprio consolidato orientamento evidenziando che: a) le norme del codice civile che stabiliscono i privilegi possono essere oggetto di interpretazione estensiva, diretta ad individuarne il reale significato e la portata effettiva anche oltre il limite apparentemente segnato dalla formulazione testuale, tenendo in considerazione l’intenzione del legislatore e la causa del credito che, ai sensi dell’art. 2745 cod.civ., rappresenta la ragione giustificatrice di qualsiasi privilegio; b) il privilegio previsto dall’art. 2752 comma 3 deve quindi essere riconosciuto anche ai crediti relativi ai tributi locali non compresi tra quelli contemplati dal R.D. n. 1175/1931 (Testo Unico sulla finanza locale), atteso che la norma codicistica, con l’espressione “legge per la finanza locale”, intese rinviare non già ad una legge specifica istitutiva della singola imposta bensì all’atto astrattamente generatore dell’imposizione nella sua lata accezione, onde consentire l’aggregazione successiva di norme ulteriori in ragione della materia considerata, e ciò in conformità con la finalità del privilegio in questione, costantemente indicata da dottrina e giurisprudenza nell’assicurare effettivamente agli enti locali la provvista dei mezzi economici necessari per l’adempimento dei loro compiti istituzionali e quindi ravvisabile indifferentemente sia in riferimento ai crediti per tributi previsti dal T.U. del 1931, sia per quelli per tributi istituiti da leggi successive. L’orientamento giurisprudenziale è stato peraltro recentemente codificato dal legislatore il quale ha stabilito che “Ai fini del quarto comma dell’articolo 2752 del codice civile il riferimento alla “legge per la finanza locale” si intende effettuato a tutte disposizioni che disciplinano i singoli tributi comunali e provinciali” (art. 13, comma 13, terzo periodo, legge n. 214/2011). Si tratta di una norma interpretativa (avente quindi efficacia retroattiva) secondo cui, ai fini dell’attribuzione di privilegio generale sui mobili del debitore per i crediti relativi ai tributi comunali e provinciali (di cui al quarto comma dell’articolo 2752 del codice civile) il riferimento alle forme di prelievo stabilite, tra l’altro, dalla “legge per la finanza locale” si intenda effettuato a tutte le disposizioni che disciplinano i singoli tributi comunali e provinciali.