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LA LEGGE DI STABILITÀ 2014 E LE NOVITÀ IN MATERIA DI FISCALITÀ LOCALE

29 Nov 2013 | ARCHIVIO STORICO

In data 15 ottobre 2013 il Governo ha approvato la bozza della legge di stabilità 2014, contenente la riforma della tassazione immobiliare. Una prima considerazione che possiamo fare è che l’IMU e la TARES non vengono accorpati in un “unico tributo”, come era stato invece anticipato dal Governo durante la conferenza stampa del 28/8/2013. Resta l’IMU al netto delle abitazioni principali (peraltro non tutte) mentre la TARES viene sostituita dal nuovo tributo sui servizi comunali, denominato TRISE. Scompare quindi la definizione anglosassone di service tax, diffusa nella conferenza stampa del 28/8/2013. Il nuovo tributo sui servizi comunali – TRISE.
Il TRISE, analogamente alla TARES, è articolato in due componenti: 1) la TARI, che assicura la copertura dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani; 2) la TASI, finalizzata invece alla copertura dei costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni. La prima componente (TARI) è di fatto una riedizione della TARES-rifiuti, con alcune novità. E’ prevista chiaramente la possibilità di utilizzare criteri alternativi al DPR n. 158/99 per la commisurazione delle tariffe, tra cui il riferimento alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie e ai coefficienti di produttività quantitativa e qualitativa dei rifiuti, fermo restando il rispetto del principio “chi inquina paga”. Si tratta degli stessi criteri previsti dall’art. 5 del d.l. 102/2013, solo che in questo caso il legislatore ha chiarito, del tutto opportunamente, che sono alternativi al Dpr 158/99. Il comune può prevedere riduzioni tariffarie per alcune fattispecie (abitazioni con unico occupante, abitazioni a disposizione, attività stagionali, abitazioni rurali, ecc.), ma senza alcuna limitazione (la disciplina Tares prevedeva il limite del 30%) e sino al totale esonero. Il comune può prevedere ulteriori agevolazioni (riduzioni ed esenzioni): in tal caso, la copertura può essere disposta (quindi non è più obbligatoria) con risorse derivanti dalla fiscalità generale del comune stesso, riduzioni che comunque non possono superare il 7% del costo complessivo del servizio. Il comune ha in sostanza due possibilità di coprire finanziariamente le ulteriori riduzioni: 1) spalmando l’importo sugli altri contribuenti del tributo; 2) facendo ricorso alla fiscalità generale. La seconda componente (TASI) è destinata a finanziare i servizi indivisibili dei comuni (pubblica illuminazione, manutenzione strade, ecc.), ovviamente senza alcuna pretesa di coprire integralmente i costi, diversamente dal TARI. Sulla TASI si evidenzia in primo luogo che l’acronimo non è corretto, trattandosi di un’imposta sui servizi indivisibili e non già di una tassa. Rispetto alla maggiorazione sulla TARES, la base imponibile della TASI non è più legata alla superficie degli immobili ma è collegata a quella prevista per l’IMU, quindi rendita catastale x 1,05 x coefficienti moltiplicatori. L’aliquota base è pari all’1 per mille ma i comuni possono ridurla fino ad azzerarla ovvero aumentarla, ma in tal caso rispettando il vincolo in base al quale la somma delle aliquote della TASI, al netto dell’aliquota base e dell’IMU per ciascuna tipologia di immobile, non sia superiore all’aliquota massima consentita dalla legge statale per l’IMU al 31 dicembre 2013. Per il 2014 l’aliquota massima relativa all’abitazione principale non può eccedere il 2,5 per mille, mentre la TASI sugli altri immobili non potrà sfondare quota 11,6 per mille (cioè 10,6 + 1). Dal punto di vista della soggettività passiva, se l’unità immobiliare è occupata da un soggetto diverso dal proprietario, si avrà la seguente situazione: – l’occupante verserà la TASI nella misura stabilita dal comune, compresa tra il 10 e il 30% dell’ammontare complessivo della TASI – il proprietario verserà la restante parte, cioè dal 70 al 90% della TASI. Sulla componente TASI si stanno già alimentando alcune polemiche, sia sul gettito complessivo stimato tra 3,76 miliardi (ad aliquota base) e 9 miliardi (se i comuni utilizzano al massimo il loro spazio di manovra), che potrebbe essere maggiore alla sommatoria tra IMU e TARES, sia in ordine al possibile maggiore impatto sulle case con bassa rendita, che colpirebbe anche gli inquilini.

Le modifiche alla disciplina IMU

Le novità sull’IMU dal 2014 riguardano in primo luogo la conferma dell’esonero per le fattispecie contemplate dal d.l. 102/2013 (tuttora in fase di conversione in legge): abitazioni principali e pertinenze (ad eccezione delle A/1, A/8 e A/9), unità immobiliari delle cooperative edilizie a proprietà indivisa, fabbricati abitativi destinati ad alloggi sociali, casa coniugale assegnata a seguito di separazione, abitazioni principali del personale del comparto sicurezza. I comuni possono inoltre assimilare all’abitazione principale: 1) le unità immobiliari possedute da anziani o disabili residenti in istituto di ricovero; 2) le unità immobiliari concesse in comodato a parenti in linea retta entro il primo grado (genitori e figli) che le utilizzano come abitazione principale. E’ prevista la possibilità di limitare l’agevolazione alla rendita catastale o all’ISEE. Resta la detrazione di 200 euro per le abitazioni principali di pregio (A/1, A/8 e A/9) e per gli alloggi assegnati dagli IACP o dagli altri enti di edilizia residenziale pubblica (ATER, ALER, ecc.). Scompare invece la detrazione integrativa di 50 euro per ogni figlio di età fino a 26 anni, che il d.l. 201/2011 limitava alle annualità 2012 e 2013. Tra le altre novità si segnala l’introduzione della deducibilità parziale (20%) dell’IMU pagata dagli immobili strumentali e il ripristino parziale (50%) dell’imponibilità ai fini Irpef limitato alle abitazione sfitte, con decorrenza dal periodo d’imposta 2013. Ritoccata anche la disciplina del nuovo fondo di solidarietà comunale (FSC).

IMU secondaria: rinvio al 2015

Tra le altre novità previste dalla legge di stabilità 2014 si segnala la proroga al 2015 dell’entrata in vigore dell’IMU secondaria, che dovrebbe accorpare e sostituire l’intero comparto dei tributi c.d. minori (imposta sulla pubblicità, Tosap, Cosap, diritto affissioni, Cimp, ecc.). Andrebbe comunque attentamente valutata l’opportunità di introdurre un nuovo tributo che accorpa prelievi con presupposti completamente diversi, creando criticità e perdita di gettito per i comuni (per un approfondimento sul tema si rinvia a Tributi News n. 15/2013).
Si riporta di seguito la bozza della legge di stabilità 2014, che approda in Parlamento sotto forma di testo aperto, suscettibile quindi di essere modificato con l’unico vincolo di restare a saldi invariati.