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L’IMU – IMPOSTA MUNICIPALE UNICA PROPRIA

29 Dic 2011 | ARCHIVIO STORICO

1. PREMESSA

Determinerà un gettito di 3,8 miliardi di euro il ritorno dell’imposta sulla prima casa, così come risulta dalla manovra Monti – d.l. n. 201 del 6 dicembre 2011 – e come fissato dalla relazione tecnica della Ragioneria generale dello Stato. Il gettito complessivo dell’IMU sarà pari a circa 22 miliardi di euro, di cui 18 per gli immobili diversi dall’abitazione principale; mentre il maggior gettito, al netto dell’ICI già applicata e la quota di IRPEF riferita agli immobili non locati, è di 11 miliardi di euro. Sempre dai calcoli della RGS, tale cifra sarà destinata per 9 miliardi allo Stato e per 2 miliardi ai comuni, per fronteggiare il taglio analogo dei trasferimenti statali. L’IMU, introdotta dalla nuova manovra finanziaria, a meno di modifiche in sede di conversione del decreto legge, è suddivisa in diversi parti. Una parte relativa all’abitazione principale, con un aliquota ridotta, del 4 per mille, modificabile (in aumento o in riduzione) del 2 per mille, con una detrazione di 200 euro, con incasso che confluirà completamente nelle casse dei comuni; quella sugli altri immobili con aliquota base del 7,6 per mille, con possibilità di variazione del 3 per mille, con il gettito diviso a metà tra lo Stato e i comuni. L’attività di accertamento e riscossione sarà a carico dei comuni, anche per la quota statale. Tale quota si otterrà applicando alla base imponibile di tutti gli immobili, ad eccezione dell’abitazione principale, l’aliquota ordinaria. E’ possibile interpretare tale disposizione nel senso che, in caso di incremento dell’aliquota base, il maggior gettito è di esclusiva competenza comunale. Diverse erano state le critiche all’IMU, all’atto dell’emanazione del decreto sul federalismo fiscale municipale, in particolar modo perché il gettito era stato calcolato per eccesso (1). La nuova versione dell’imposta, con la re-introduzione della tassazione per l’abitazione principale, permette di seguire meglio le evoluzioni della base imponibile, a seguito delle modifiche catastali, delle nuove costruzioni, rispetto ad un meccanismo, quello del rimborso sulla base della certificazione del 2008, che congelava gli importi e li sottoponeva ai tagli indiscriminati delle varie manovre. La possibilità di variazioni delle due aliquote base è un altro aspetto ben visto dai sindaci, in quanto permetterà di porre in essere scelte di politica fiscale.

2. L’IMU NEL DECRETO SUL FEDERALISMO MUNICIPALE

L’IMU è il pilastro fondamentale su quale si fonda la fase attuativa del federalismo municipale, disciplinata dagli articoli 8 e 9 del d.lgs. n. 23/2011. Il nuovo tributo avrebbe dovuto trovare applicazione dall’anno 2014, sostituendo l’ICI, l’IRPEF con le relative addizionali locali sui redditi fondiari degli immobili non locati e pertanto saranno soggetti ad IRPEF i redditi degli immobili locati e gli immobili in regime d’impresa, sia che siano locati sia che non lo siano (2). La norma determina la soppressione dell’esenzione per tutte le fattispecie di immobili assimilati all’abitazione principale, per legge o per regolamento. Non sono riproposte le assimilazioni per legge – immobili degli IACP, quelli assegnati al coniuge divorziato – mentre quelle regolamentari, come quella relativa all’abitazione concessa in uso gratuito ai parenti potrà essere adottata. La deliberazione di variazione delle tariffe è di competenza del consiglio comunale e in caso di non adozione saranno applicabile le aliquote di legge, mentre non è chiaro se restano valide le aliquote deliberate per l’anno precedente (3). Le esenzioni sono analoghe a quanto previsto dall’articolo 7 del decreto ICI, con l’eccezione dei fabbricati oggetto di recupero, destinati ad attività assistenziali in favore dei portatori di handicap – lett. g) dell’articolo 7. Non sono riproposte nel decreto del federalismo fiscale municipale le disposizioni relative all’ICI contenute in provvedimenti diversi dal d.lgs. n. 504/1992, come l’esenzione per i fabbricati rurali, la riduzione per i fabbricati inagibili o inabitabili, le agevolazioni per la tassazione dei terreni agricoli.

3. LA NUOVA IMU

L’articolo 13 del d.l. n. 201/2011 dispone l’anticipazione, in via sperimentale, dell’Imposta municipale unica propria, a decorrere dall’anno 2012 e fino al 2014, sulla base delle norme contenute negli articoli 8 e 9 del d.lgs. n. 23/2011 in quanto compatibili e delle disposizioni contenute nel citato articolo 13; dall’anno 2015 è prevista l’applicazione a regime dell’IMU. Il presupposto impositivo è il possesso degli immobili di cui al decreto istitutivo dell’ICI, in particolare di fabbricati, di aree fabbricabili e di terreni agricoli, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività l’impresa. L’imposta si applica, per espressa previsione normativa, anche all’abitazione principale e alle pertinenze della stessa, intendendo per abitazione principale l’immobile iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano, come unica unità immobiliare, nella quale il possessore dimora abitualmente e ha la sua residenza anagrafica. Per pertinenze dell’abitazione principale si intendono, esclusivamente, quelle classifiche nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di una solo pertinenza per ciascuna delle categorie catastali, anche se iscritte in catasto unitamente all’abitazione principale. Come è possibile evidenziare già in questa prima parte vi è stato un importante intervento del legislatore, che affronta diversi aspetti della vecchia ICI. Affinché il contribuente possa usufruire del regime di favor previsto per l’abitazione principale è necessario che vi dimori abitualmente e vi abbia la residenza anagrafica. Non è più sufficiente la residenza ma è necessario che vi dimori in maniera abituale, mentre non è fatto alcun riferimento alla possibilità di dimostrare diversamente (4). Con la sentenza della Corte di Cassazione n. 25902 del 29 ottobre 2008, confermata tra le altre dalla sentenza n. 3397 del 12 febbraio 2010, le agevolazioni previste per l’abitazione principale ai fini dell’Imposta comunale sugli immobili possono essere relative anche a più unità immobiliari, nonostante siano accatastate separatamente (5), in quanto ai fini agevolativi non assume rilevanza il numero di unità che compongono l’abitazione principale, ma la prova che esse siano utilizzate unitariamente come tale. Il concetto di abitazione principale, per i Giudici di legittimità, non è legato a quello di unità immobiliare iscritta o che deve essere iscritta nel catasto edilizio urbano e pertanto limitato ad una sola unità immobiliare, ma è necessario considerare l’utilizzo che viene effettuato delle unità nel loro complesso. La richiesta dell’ente locale di accatastamento unitario rappresenta, per la Corte, un escamotage che non tiene conto della finalità del legislatore di ridurre il carico fiscale sugli immobili adibiti ad abitazione principale, finalità che ha registrato il suo apice con l’esenzione dall’Ici dell’abitazione principale (6), ai sensi dell’articolo 1 del d.l. n. 93 del 2008. La nuova norma prevede, invece, che per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, modificando l’orientamento che si era, come visto, affermato negli ultimi anni. Altra importante novità è rappresentata dalla possibilità di considerare pertinenze dell’abitazione principale un solo immobile per ognuna delle categorie catastali previste – C/2, C/6 e C/7 – mentre nessuna limitazione era posta dalla legislazione nazionale, benché diversi regolamenti comunali prevedevano restrizioni più o meno ampie sull’argomento. Questo determina, in pratica, che in resenza di immobili appartenenti a ognuna delle suddette categorie, le pertinenze possono essere al massimo tre. La norma è, sul punto, esaustiva e non è, pertanto, ammissibile un’estensione della previsione tramite il regolamento comunale.