06 36001374 info@anacap.it

ISTITUITI I CODICI TRIBUTO IMU PER I FABBRICATI “D”

16 Giu 2013 | ARCHIVIO STORICO

Con risoluzione n. 33/E del 21/5/2013 l’Agenzia delle Entrate ha approvato i nuovi codici tributo da utilizzare per i fabbricati di categoria D.
Si tratta dei seguenti codici:
 “3925” denominato “IMU – imposta municipale propria per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D – STATO”
 “3930” denominato “IMU – imposta municipale propria per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D – INCREMENTO COMUNE”
Vengono inoltre istituiti i seguenti codici tributo, per consentire il versamento tramite modello F24 EP (cioè per enti pubblici):
 “359E” denominato “IMU – imposta municipale propria per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D – STATO”
 “360E” denominato “IMU – imposta municipale propria per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D – INCREMENTO COMUNE”
In caso di ravvedimento le sanzioni e gli interessi sono versati unitamente all’imposta dovuta.
L’Agenzia delle Entrate precisa che i codici tributo “3925” e “359E” sono utilizzati anche per i fabbricati rurali ad uso strumentale classificati nel gruppo catastale D. Per detti immobili non è invece possibile utilizzare i codici “3930” e “360E”, non potendo i comuni incrementare la relativa aliquota, come chiarito nella risoluzione n. 5/DF del 2013.
Per i fabbricati rurali ad uso strumentale diversi da quelli classificati nel gruppo catastale D sono utilizzati il codice tributo “3913”, istituito con risoluzione 12 aprile 2012, n. 35/E e il codice tributo “350E”, istituito con risoluzione 5 giugno 2012, n. 53/E.
Sulla questione è intervenuta l’IFEL, ribadendo la posizione già espressa con la nota di approfondimento del 10/5/2013, ritenendo non condivisibile l’interpretazione ministeriale secondo cui i fabbricati rurali strumentali appartenenti alla categoria D10 debbano essere assoggettati ad un regime fiscale differente rispetto a i fabbricati rurali accatastati diversamente. Ciò poiché l’esigenza di tutela che caratterizza l’agevolazione riservata ai fabbricati rurali strumentali non può in ogni caso collegarsi ad una particolare classificazione catastale, ma deriva dalla funzione cui assolvono gli immobili in questione. Il regime dei fabbricati rurali strumentali dovrebbe restare omogeneo e coerente con la disciplina delle aliquote disposta dal comma 8, art. 13, del dl n. 201 del 2011, senza riguardo alla classificazione attribuita ai fabbricati medesimi sulla base delle diverse norme e pronunce giurisprudenziali susseguitesi nel tempo.
Per l’IFEL è pertanto auspicabile – in assenza di una revisione dell’interpretazione ministeriale – che una norma di legge chiarisca l’unitarietà del regime dei fabbricati rurali strumentali e ne riconduca il gettito alla competenza esclusiva dei Comuni.
Infatti con un documento del 23/5/2013 l’ANCI-IFEL ha proposto una serie di emendamenti, tra cui la precisazione che la riserva statale per i fabbricati di categoria D non si applichi a quelli “classificati nella categoria catastale D/10”. Sulla questione l’IFEL segnala che la diversa ripartizione del gettito IMU comporta l’alterazione del carattere unitario del comparto dei fabbricati rurali strumentali, assoggettati nel loro complesso ad un’aliquota agevolata del 2 per mille, riducibile dai comuni fino alla metà (comma 8, art. 13, dl 201 del 2011). Tale riduzione, adottata da oltre 500 comuni (sui circa 3500 nei quali i fabbricati rurali strumentali sono imponibili), non sarebbe più applicabile con il nuovo assetto.
Il regime dei fabbricati rurali strumentali dovrebbe invece restare omogeneo e coerente con la disciplina delle aliquote disposta dal comma 8, art. 13, del dl n. 201 del 2011, ivi considerando che circa i due terzi della base imponibile IMU relativa ai rurali strumentali è classificata in D10 e soltanto un terzo ha mantenuto una diversa classificazione catastale