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IMU: TERMINE DI PRESENTAZIONE DELLA DICHIARAZIONE PER I FABBRICATI “D” CON VALORE CONTABILE

27 Apr 2013 | ARCHIVIO STORICO

Con la risoluzione n. 6/DF del 28 marzo 2013 il Dipartimento delle Finanze ha chiarito che la dichiarazione IMU per i fabbricati di categoria D, la cui imposta viene calcolata partendo da una base imponibile pari al costo contabilizzato al lordo degli ammortamenti alla data di inizio di ciascun anno, deve essere presentata una volta che si hanno i conteggi definitivi, cioè come si suol dire “a consuntivo”. Il costo del fabbricato, considerato al lordo delle spese incrementative sostenute, ad esempio nel 2012, determina la base imponibile per l’anno 2013 anche alla luce del coefficiente di aggiornamento per tale anno. In tal caso la dichiarazione IMU va presentata entro il 31 marzo 2014. Gli incrementi di valore del fabbricato avvenuti in un determinato anno, sono rilevanti ai fini della determinazione della base imponibile nell’anno successivo, e la dichiarazione Imu dovrà essere presentata al comune entro i 90 giorni dalla chiusura del periodo di imposta. Quindi entro il 2 aprile 2013 dovrà essere presentata la dichiarazione Imu per i fabbricati di categoria D, per i costi incrementativi sostenuti nel 2011 che hanno determinato la base imponibile Imu 2012, a patto che non sia già stata presentata entro il 4 febbraio 2013. Il chiarimento del MEF è relativo a una casistica non molto frequente, dato che si riferisce ai fabbricati di categoria D, non iscritti in catasto e sprovvisti di rendita, posseduti da imprese e distintamente contabilizzati, per i quali la base imponibile si determina all’inizio di ciascun anno in base al valore contabile al lordo degli ammortamenti e rivalutato con un coefficiente stabilito annualmente con decreto ministeriale (nel 2012 è stato adottato il 5 aprile e pubblicato in G.U. n. 85 dell’11/4/2012). L’applicazione del c.d. valore contabile è possibile a condizione che i fabbricati (appartenenti al gruppo D e non iscritti in catasto) siano “interamente” posseduti da imprese e “distintamente contabilizzati” (condizione non adempiuta nel caso in cui un corpo di fabbrica risulti contabilizzato con un’unica voce ma le varie unità immobiliari abbiano “destinazioni diverse”). E’ stato evidenziato che il criterio del valore contabile risulta un meccanismo: a) adottato per far fronte al grave ritardo dell’applicazione della procedura di attribuzione delle rendite catastali: b) istituito dal legislatore delegato, mentre la legge delega prevedeva la sola “determinazione del valore dei fabbricati sulla base degli estimi del catasto edilizio o valore comparativo in caso di non avvenuta iscrizione al catasto” (art. 4, comma 1, lett. a, n. 3 legge n. 421/92). In tal senso si è espressa la Corte Costituzionale con la sentenza 24/2/2006 n. 67, che ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale relativa alla presunta disparità di trattamento tra i fabbricati D delle imprese, non censiti, per quali opera il criterio del valore contabile, e i fabbricati censiti, per i quali opera invece il criterio del valore catastale. In ordine all’efficacia temporale del criterio contabile, la disposizione del d.lgs. n. 504/92 stabilisce l’applicabilità di tale criterio “ rendita”. Tuttavia la giurisprudenza si è mostrata oscillante nell’individuare l’esatta portata della norma pervenendo a diverse conclusioni: 1) il valore catastale attribuito non ha efficacia retroattiva (Cass. 5933 dell’11/3/2010, n. 16701/2007, n. 5109/2005, n. 11162/2005, n. 24235/2004, CTR Toscana n. 4/2006, CTR Lombardia-Brescia n. 275/2006); 2) la rendita catastale attribuita ha efficacia retroattiva e quindi spetta il rimborso della maggiore somma versata (Cass. n. 10969/09, n. 15764/08, n. 11391/07, n. 13077/2005); 3) i metodi contabili e catastali sono autonomi, tuttavia dal momento in cui il possessore presenta domanda di accatastamento, i versamenti ICI effettuati in attesa della rendita definitiva diventano conguagliabili sia in favore del comune che del possessore dell’immobile (Cass. 16/3/2007 n. 6255 – Cass. 31/3/2008 n. 8324). La questione è stata rimessa nel 2010 alle Sezioni Unite (in TN 8/2010), che con la sentenza n. 3160 del 9/2/2011 (in TN n. 3/2011 con commento di EUGENIO PISCINO) ha affermato che i dati contabili hanno la funzione di valore di riferimento per la determinazione dell’imposta, almeno fino al momento in cui non è effettuata la richiesta all’Agenzia del Territorio, riconoscendo all’attribuzione della rendita catastale un valore dichiarativo e non costitutivo: in sostanza il contribuente che ha versato l’ICI/IMU sulla base del valore contabile ha diritto al rimborso così come, nel caso opposto, il comune avrà diritto a pretendere la maggiore imposta.