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IMU: GLI ALLOGGI ERP NON RIENTRANO NELLA NOZIONE DI ABITAZIONE PRINCIPALE – APPLICABILE SOLO LA DETRAZIONE

3 Ott 2013 | ARCHIVIO STORICO

Con due recenti sentenze il Giudice Amministrativo ha affrontato la controversa questione del regime IMU applicabile agli alloggi di edilizia residenziale pubblica, pervenendo a conclusioni conformi e condivisibili. In via pregiudiziale viene affrontata il tema della giurisdizione in ordine alla delibera di determinazione delle aliquote applicabili nel Comune. Sul punto il TAR Pescara afferma che rientra nella giurisdizione amministrativa un ricorso per l’annullamento di un atto deliberativo con il quale un Comune, esercitando i poteri discrezionali ad esso conferito dalle norme istitutive dell’Imposta Municipale Propria (IMU), ha determinato le aliquote applicabili nel Comune “in aumento o in diminuzione”, rispetto all’aliquota di base prevista. Infatti, tale ricorso esula dalla giurisdizione delle Commissioni tributarie, in quanto questa non si estende agli atti amministrativi generali di valenza tributaria, dei quali è consentita soltanto la “disapplicazione”, ai fini dell’accertamento della debenza o meno dell’imposta (Cfr. Cass. Civ., SS.UU., 25 gennaio 2007, n. 1616, e 21 giugno 2007, n. 14386). Nel merito il TAR abruzzese ha affermato che sia la legge istitutiva dell’IMU (D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23), che quella che ne ha anticipato l’introduzione (art. 13 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201), nel prevedere per l’abitazione principale un regime di favore, caratterizzato nella prima nell’esenzione dell’imposta e nella seconda nell’applicazione di un’aliquota ridotta (del 4 per mille) e di una detrazione d’imposta (di 200 euro ad alloggio), contengono una identica definizione dell’abitazione principale, che sia nell’art. 8, n. 3 del D.Lgs. 23/2011, che nell’art. 13, n.2, del D.L. 201/11 viene definita come l’immobile “iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente”. Tali norme, così come tutte le norme in tema di agevolazioni ed esenzioni fiscali, sono di stretta interpretazione e non sono suscettibili di applicazione analogica (cfr. da ultimo e per tutti, Cass. Civ., Sez. trib., 7 febbraio 2013, n. 2925). Deve, pertanto, ritenersi che non sia consentito all’interprete estendere la predetta nozione di abitazione principale, fino a comprendervi degli immobili che non hanno le specifiche caratteristiche sopra indicate, cioè non siano l’unica unità immobiliare nella quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. Fatta tale premessa il TAR evidenzia che gli alloggi di edilizia residenziale pubblica regolarmente assegnati non rientrano nella nozione di “abitazione principale”, così come definita dalla normativa in materia di IMU, quindi il Comune può prevedere per gli alloggi in questione un’aliquota differente e più penalizzante rispetto a quella prevista per l’abitazione principale (nella specie si trattava del Comune di Pescara che ha fissato l’aliquota ordinaria nel 10,25 per mille, l’aliquota per l’abitazione principale nel 3,5 per mille; mentre, relativamente agli alloggi di edilizia residenziale pubblica, ha fissato un’aliquota specifica nella misura del 5,8 per mille). In particolare il TAR Pescara rileva che il proprietario degli immobili di edilizia residenziale pubblica regolarmente assegnati e soggetto passivo dell’imposta è l’ente di edilizia residenziale pubblica, mentre il rapporto che lega tale ente all’assegnatario dell’alloggio non è di concessione, ma di tipo locativo; per cui, gli alloggi in questione – come è già stato già osservato dal TAR Liguria (sentenza 3 luglio 2013 n. 992) – non rientrano nella nozione di abitazione principale sopra ricordata, in quanto tale nozione presuppone che il possessore sia anche il soggetto passivo dell’imposta, mentre tale circostanza non si verifica nel caso di specie, nella quale il soggetto passivo dell’imposta è diverso dal soggetto che in concreto utilizza stabilmente l’alloggio. Mentre, come già detto, è preclusa all’interprete la possibilità di applicare in via analogica tale normativa di favore ad una fattispecie del tutto diversa. Inoltre, tali immobili locati non rientrano tra quelli esenti di cui all’art. 9, comma 8, del D.Lgs. n. 23/2011, che prevede l’esenzione dall’imposta municipale propria solo per “gli immobili posseduti dallo Stato, nonché gli immobili posseduti, nel proprio territorio, dalle regioni, dalle province, dai comuni, dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, ove non soppressi, dagli enti del servizio sanitario nazionale, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali”. Trattandosi un alloggio locato, all’Ente proprietario non possono di certo ritenersi riferibili quelle specifiche circostanze, sopra ricordate, che caratterizzano la definizione di abitazione principale, cioè che i soggetti passivi dell’imposta “dimorino abitualmente e risiedono anagraficamente” nell’alloggio. Per ciò che concerne infine la prevista detrazione anche per gli immobili di edilizia residenziale pubblica della somma di 200 euro ad alloggio, essa, ad avviso del TAR Pescara, non appare ugualmente rilevante, in quanto tale estensione della detrazione di imposta non vale certo ad introdurre una totale e generalizzata equiparazione della tassazione tra tutti gli immobili che godono di tale detrazione; l’estensione di tale detrazione anche a favore di tale tipologia di immobili non produce infatti, in via automatica, l’estensione a tali immobili del complessivo regime giuridico riservato alle abitazioni principali. Infine il TAR Abruzzo dichiara la manifesta infondatezza della questione di costituzionalità della normativa in materia di IMU, nella parte in cui essa assoggetta a detta imposta anche gli immobili dell’edilizia residenziale pubblica. A tal fine i giudici amministrativi evidenziano che la Corte costituzionale ha già avuto modo di affrontare, ritenendo manifestamente infondate le relative q.l.c., una problematica analoga a quella ora prospettata relativamente all’ICI, in quanto – come è noto – anche relativamente a tale imposta, nella sua formulazione originaria, non era prevista una disciplina di favore per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica (cfr. da ultimo e per tutte Corte Cost. 18 luglio 2011, n. 214). In conclusione agli alloggi ERP si applica solo la detrazione di 200 euro e non già l’aliquota agevolata prevista per l’abitazione principale. La posizione dei giudici amministrativi è peraltro conforme a quella del Dipartimento delle Finanze, ancorché riferita alle cooperative edilizie a proprietà indivisa (nota prot. 12507 del 15/6/2012). Viene così definitivamente smentita la tesi della Federcasa, che con circolare n. 100/2012 del 18/7/2012 (successiva alla nota del MEF n. 1507/2012), continuava a sostenere “l’esclusione già dal versamento della prima rata della quota riservata allo Stato” sia per le Aler (ex Iacp) che per gli immobili delle cooperative edilizie a proprietà indivisa.