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IMU ENTI NON COMMERCIALI: IL PARERE DI PALAZZO SPADA E L’INTERVENTO DEL GOVERNO

27 Ott 2012 | ARCHIVIO STORICO

Il Consiglio di Stato in data 4/10/2012 ha reso parere sfavorevole all’approvazione dello schema di regolamento con il quale si intendeva dare attuazione all’articolo 91-bis, comma 3, del D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, che disciplina, a decorrere dal 1º gennaio 2013, l’applicazione dell’esenzione dall’imposta municipale propria (IMU) per gli enti non commerciali (per il caso di utilizzazione mista “indistinta”). Si legge dal parere n. 4180 del 4/10/2012 che non è demandato al Ministero dell’economia e delle finanze, tramite un decreto ministeriale da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 17 agosto 1988, n. 400, di dare generale attuazione alla nuova disciplina dell’esenzione IMU per gli immobili degli enti non commerciali ed in particolare di dettare una disciplina diretta a definire i requisiti, generali e di settore, per qualificare le diverse attività come svolte con modalità non commerciali. Tale aspetto, infatti, esula dalla definizione degli elementi rilevanti ai fini dell’individuazione del rapporto proporzionale in caso di utilizzazione dell’immobile mista “c.d. indistinta” prevista dall’art. 91-bis, comma 3, del D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27 e mira a delimitare, o comunque a dare una interpretazione, in ordine al carattere non commerciale di determinate attività. Come osservato dal parere in questione, l’ambito di applicazione dell’esenzione è fissato direttamente dal legislatore e riguarda, sotto il profilo soggettivo, gli enti pubblici e privati, diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali e, sotto il profilo oggettivo, gli immobili utilizzati da tali soggetti, destinati esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di religione o di culto. Quando, invece, tale individuazione non risulta possibile, l’esenzione si applica in proporzione all’utilizzazione non commerciale dell’immobile quale risulta da apposita dichiarazione (art. 91-bis, comma 3). In sostanza il Consiglio di Stato ha bocciato la parte di regolamento che incide sull’art. 7 lett. i) del d.lgs. n. 504/92, per il semplice motivo che una fonte secondaria non può interpretare una fonte primaria. Comunque, relativamente alle attività ad utilizzo promiscuo, lo schema di regolamento andava bene. Sul punto il Governo è intervenuto in extremis con il decreto-legge n. 174/2012 inserendo il comma 6 all’art. 9, integrando la norma primaria nel punto in cui autorizza l’intervento regolamentare, ampliandolo nel senso di poter definire non solo le modalità, le procedure della dichiarazione e gli elementi rilevanti ai fini del rapporto proporzionale, ma anche i requisiti, sia generali che di settore, per poter qualificare come svolte con modalità non commerciali le attività di vario tipo (assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive). Pertanto, colmando il requisito della autorizzazione, da parte della norma di legge, del potere regolamentare per poter specificare, come è corretto, con atto secondario, le diverse situazioni verificabili nella pratica, entro poche settimane e certamente in tempo per il periodo annuale di imposta che decorre dal 1° gennaio 2013, il quadro regolato rio in materia, sia primario che secondario, sarà completamente definito, con l’effetto di pieno adeguamento al diritto comunitario e con la determinazione delle situazioni assoggettabili alla imposta in questione.