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IMU: CHIARIMENTI MINISTERIALI SUI RIMBORSI E SUI CONGUAGLI DI SOMME VERSATE AL COMUNE O ALLO STATO

24 Gen 2013 | ARCHIVIO STORICO

Con la risoluzione n. 2/DF del 13/12/2012 il MEF fornisce una serie di indicazioni in ordine alle richieste di rimborso e ai conguagli di somme versate al comune o allo Stato. Sul punto il MEF sottolinea preliminarmente che l’IMU è un tributo comunale, quindi spetta al comune effettuare la restituzione dell’imposta entro 180 giorni dalla presentazione dell’istanza, ai sensi dell’art. 1
comma 164 della legge finanziaria 2007. La risoluzione procede poi ad esaminare le diverse ipotesi di erroneo versamento dell’imposta: 1) risulta un credito per il contribuente sia nei confronti dello Stato che nei confronti del comune: in tal caso l’istanza di rimborso è unica e va presentata al comune; quest’ultimo dovrà quindi provvedere al rimborso anche della quota statale, in base alle istruzioni che saranno successivamente impartite dal MEF. 2) il contribuente ha versato in acconto un importo alla Stato che andava invece al Comune e a saldo va a credito: anche qui va presentata un’istanza di rimborso al Comune specificando che si tratta della differenza tra importo versato allo Stato e importo dovuto al comune; spetta poi all’ente locale e allo Stato il compito di effettuare le relative regolazioni finanziarie. 3) il contribuente ha versato in acconto un importo allo Stato che andava invece al Comune e a saldo va a debito: il contribuente dovrà inviare al Comune un’istanza nella quale evidenzierà che il saldo è stato versato tenendo conto della somma erroneamente pagata a giugno allo Stato; anche qui si dovranno poi effettuare le relative regolazioni finanziarie tra Stato e comune. 4) erronea indicazione del codice tributo in caso di versamento regolare: la correzione dei codici tributo non può essere richiesta all’Agenzia delle Entrate in quanto l’IMU è un tributo comunale. 5) errata indicazione del codice catastale da parte dell’intermediario: in tal caso l’intermediario, su richiesta del contribuente, deve richiedere l’annullamento del modello F24 errato e rinviarlo con i dati corretti; sarà poi la struttura di gestione dell’Agenzia delle Entrate a sistemare la base informativa, trasmettendo ai comuni interessati i dati degli annullamenti e delle operazioni corrette, effettuando le relative regolazioni finanziarie. Non possiamo comunque esimerci dall’effettuare alcuni rilievi critici sulla risoluzione ministeriale. Innanzitutto l’intervento del MEF è tardivo, giunto ad appena quattro giorni dalla scadenza del termine per il versamento del saldo. Il Ministero ha impiegato un anno di tempo per fornire risposte a contribuenti ed operatori comunali, nonostante la problematica dei rimborsi e dei conguagli sia stata più volte segnalata, senza peraltro pervenire a conclusioni definitive e lasciando tuttora irrisolte diverse questioni. Riteniamo inoltre non condivisibile la risoluzione nella parte in cui non consente ai contribuenti di inviare all’Agenzia delle Entrate le istanze di rettifica dei codici tributo. Non si capisce perché l’Agenzia delle Entrate non debba poter intervenire sulla quota statale, che viene incamerata dall’erario. Inoltre non ci sembra che i comuni abbiano alcuna possibilità di intervenire sui codici tributo, senza passare dalla Struttura di gestione dell’Agenzia delle Entrate. Peraltro verrebbe disattesa la circolare n. 5/E del 21/1/2002 dell’Agenzia delle Entrate, che consente la rettifica dei dati presenti nelle sezioni dell’F24 relative a “Erario e Regioni – Enti Locali” utilizzando l’apposito modello 92 (ravvedimento per errato codice tributo modello F24). Appare quindi evidente che la correzione dei codici tributo può essere effettuata solo dall’Agenzia delle Entrate. La risoluzione è poi ai limiti del grottesco nella parte in cui definisce l’IMU un’imposta “comunale”, al solo ed evidente fine di imporre agli enti locali determinati adempimenti (senza precisare le modalità). Peccato però che in realtà l’IMU è un’imposta duale, costituita da una quota comunale ed una erariale, quindi è solo formalmente un’imposta comunale ma in sostanza è un tributo ibrido, peraltro con un meccanismo complesso che crea diverse storture applicative. La farsa finale arriva poi quando il MEF afferma che i comuni dovranno provvedere a rimborsare anche la quota statale, per la quale “saranno impartite successive istruzioni”. Appare assurdo che il MEF arrivi con un anno di ritardo e non sia ancora in grado di dare istruzioni esaustive ai comuni con riferimento alle istanze di rimborso. E’ chiaro che in assenza di indicazioni i comuni saranno costretti a rispondere ai contribuenti, evidenziando che non possono procedere al rimborso in mancanza di chiarimenti ministeriali. Intanto il tempo passa e i comuni saranno anche costretti a pagare gli interessi per il ritardo, pur non avendo alcuna colpa, aprendo peraltro la strada al contenzioso. Per evitare tali problemi i comuni potrebbero rimborsare gli importi che lo Stato ha già indebitamente incassato, anticipando le somme nel rispetto dei 180 giorni, anche mettendo in difficoltà la liquidità dell’ente. I comuni dovranno peraltro recuperare gli importi che i contribuenti hanno erroneamente versato allo Stato in acconto, attraverso un ignoto sistema “regolazioni finanziarie” tra enti locali e Stato. Insomma lo scenario è piuttosto confuso e per niente tranquillo.