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IMU – Aliquota ridotta sui fabbricati invenduti

26 Feb 2012 | ARCHIVIO STORICO

Nel D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, recante Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività, cosiddetto provvedimento sulle liberalizzazioni, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 19 dello scorso 24 gennaio, è stata inserita una disposizione concernente l’IMU.
Infatti, nell’ambito delle misure per l’edilizia, l’art. 56 contiene una disposizione che, modificando l’art. 13 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, prevede che i comuni possono ridurre l’aliquota di base dell’IMU, pari allo 0,76 %, fino allo 0,38% per i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati, e comunque per un periodo non superiore a tre anni dall’ultimazione dei lavori. La norma, in sostanza, riproduce il dettato di cui all’art. 8, comma 1, ultimo periodo del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, che concedeva la possibilità ai comuni di introdurre un’aliquota agevolata pari al 4 per mille per le fattispecie sopra indicate.
Il motivo per il quale la norma recata dall’art. 56 del D.L. n. 1 del 2012, prevede che i comuni possano ridurre l’aliquota fino allo 0,38%, sta nel fatto che in ogni caso deve essere garantita la quota dell’IMU spettante allo Stato. Infatti, l’art. 13, comma 11 del citato  D.L.  n. 201 del 2011, stabilisce che è riservata allo Stato la quota di imposta pari alla metà dell’importo calcolato applicando alla base imponibile di tutti gli immobili, ad eccezione dell’abitazione principale e delle relative pertinenze, nonché dei fabbricati rurali ad uso strumentale, l’aliquota di base che è pari, come sopra indicato, allo 0,76 %. Tale norma, quindi, prevede che sull’imposta pagata su tutti gli immobili ad eccezione dell’abitazione principale e delle relative pertinenze nonché dei fabbricati rurali strumentali, una quota pari al tributo derivante dall’applicazione dello 0,38 % è di competenza dello Stato. La disposizione di recente emanazione, comporta, dunque, che i comuni possono ridurre la tassazione degli immobili in questione senza intaccare però la quota di IMU spettante allo Stato.