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Imposta municipale propria (IMU) – la disciplina dell'abitazione principale

5 Apr 2012 | ARCHIVIO STORICO

Una delle più grandi novità in materia di IMU concerne la reintroduzione dell’imposizione dell’abitazione principale che ai sensi dell’art. 1, del D.L. n. 93 del 2008, era stata esentata dal pagamento dell’ICI.
Tuttavia, il carico tributario incidente su detta fattispecie è alleggerito grazie all’introduzione dell’aliquota ridotta, della detrazione e della maggiorazione per figli di età non superire a 26 anni  residenti anagraficamente e dimoranti abitualmente nell’immobile, di seguito analiticamente esaminati.
Ai sensi dell’art. 13, comma 2 del D. L. n. 201 del 2011, per “abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente”. La norma fornisce, dunque, una compiuta definizione di abitazione principale in base alla quale l’abitazione principale è costituita da una sola unità immobiliare e quindi soltanto per quella sola vanno riferite le citate agevolazioni che la normativa concede per l’abitazione principale.
In base alla definizione riportata nell’immobile il contribuente deve allo stesso tempo dimorare e risiedere anagraficamente.
Per quanto concerne le pertinenze dell’abitazione principale, invece, l’art. 13, comma 2 del D.L. n. 201 del 2011, stabilisce che possono essere definiti tali soltanto gli immobili accatastati nelle categorie C/2, C/6, C/7 nella misura massima di una unità pertinenziale per ciascuna delle categorie catastali indicate, anche se iscritte in catasto unitamente all’unità ad uso abitativo.
In materia di aliquote l’art. 13, comma 7, stabilisce che per l’abitazione principale e le relative pertinenze, l’aliquota è ridotta allo 0,4 %, con possibilità dei comuni di diminuirla fino allo 0,2% o di aumentarla fino allo 0,6%. Per detti immobili l’art. 13, comma 10, prevede l’applicazione di una detrazione pari ad € 200 per il periodo dell’anno durante il quale si protrae tale destinazione. Nel caso in cui l’unità immobiliare sia adibita ad abitazione principale da più soggetti passivi, la detrazione spetta a ciascuno di essi proporzionalmente alla quota per la quale la destinazione medesima si verifica a prescindere dalla quota di possesso dell’immobile.
Occorre aggiungere che lo stesso comma 10 dell’art. 13, del D.L. n. 201 del 2011, riconosce per gli anni 2012 e 2013, una maggiorazione pari ad € 50 per ciascun figlio di età non superiore a ventisei anni, purché dimorante abitualmente e residente anagraficamente nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale. La norma sancisce, altresì, che l’importo complessivo della maggiorazione spettante per i figli non può superare l’importo massimo di € 400 e pertanto, sommando la detrazione e la maggiorazione per i figli la riduzione dell’imposta può essere globalmente pari ad € 600. Anche per la maggiorazione la suddivisione tra comproprietari avviene in parti uguali senza tener conto delle effettive quote di possesso.
Il citato art. 13, comma 10, prevede anche l’estensione del regime di favore previsto per l’abitazione principale anche alle fattispecie previste dall’art. 6, comma 3-bis, del D. Lgs. n. 504 del 1992, concernenti il soggetto passivo che, a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, non risulta assegnatario della casa coniugale, in proporzione alla quota ed a condizione che il medesimo non sia titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale su un immobile destinato ad abitazione situato nello stesso comune ove è ubicata la casa coniugale.
L’art. 13, comma 10, stabilisce anche che i comuni nel proprio regolamento possono prevedere che l’aliquota ridotta, la detrazione e la maggiorazione le detrazioni si applichino anche alle unità immobiliari possedute a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili  che  acquisiscono  la  residenza  in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero  permanente,  a condizione che le stesse non risultino locate come dispone l’art. 3, comma 56, della legge 23 dicembre 1996, n. 662.
Lo stesso art. 13, comma 10, prevede che l’importo della detrazione può essere elevato fino a concorrenza dell’imposta dovuta; in tal caso il comune che ha adottato tale deliberazione non può stabilire un’aliquota superiore a quella ordinaria per le unità immobiliari tenute a disposizione. L’aumento della detrazione, come avveniva per l’ICI, è comunque legato al rispetto dell’equilibrio di bilancio.
L’art. 13, comma 10, stabilisce anche che la sola detrazione di € 200, si applica agli immobili delle cooperative edilizie a proprietà indivisa, assegnati a soci che li adibiscono ad abitazione principale e quelli degli IACP e di altri istituti aventi analoghe funzioni e comunque denominati .
Per quanto riguarda i cittadini italiani residenti all’estero, la disciplina dell’IMU non riconosce alcuna agevolazione a favore delle abitazioni possedute in Italia da detti soggetti, fermo restando che il comune ha la facoltà di stabilire  un’aliquota agevolata per detti immobili.
E’ il caso di precisare, infine, che l’art. 13, comma 14, lettera b) del D.L. n.201 del 2011, ha abrogato l’art. 59, comma 1, lettera e) del D. Lgs. n. 446 del 1997, e pertanto per l’IMU non è più prevista la possibilità di assimilare all’abitazione principale gli immobili dati in uso gratuito ai familiari.