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Il recupero degli imballaggi non esclude l'applicazione della TARSU.

7 Mar 2012 | ARCHIVIO STORICO

Corte di Cassazione Civile 18.1.2012 n. 627

Un comune ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Commissione tributaria regionale che aveva ne respinto l’appello confermando l’illegittimità dell’avviso di accertamento della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi, in relazione agli anni 1999, 2000 e 2001.
I giudici tributari hanno affermato che i rifiuti di imballaggio sono esclusi dal diritto di privativa dei comuni allo svolgimento del servizio di raccolta e smaltimento e possono, quindi, essere smaltiti dai produttori in base a quanto previsto dall’art. 49, comma 10 del D. Lgs. n. 22 del 1997, secondo il quale la raccolta differenziata di tali rifiuti resta a carico dei produttori e degli utilizzatori.
Inoltre, essi hanno asserito che gli altri rifiuti prodotti dalla società contribuente, da qualificare “speciali” – ma assimilati agli urbani dal regolamento comunale – sono anch’essi esclusi dal regime di privativa poiché dall’esame delle attestazioni rilasciate dalle ditte che hanno prelevato i rifiuti ed effettuato l’attività di recupero, è risultato che la società contribuente ha provveduto all’avviamento al recupero dei rifiuti medesimi.
Infine, i giudici di appello hanno sostenuto che il servizio di raccolta e smaltimento, nel periodo di riferimento, di fatto non era ancora attivato, in quanto l’ente non disponeva ancora dei mezzi tecnici necessari per l’effettivo svolgimento del servizio stesso.
La Corte di Cassazione, nella sentenza n. 627 del 18 gennaio 2012, innanzitutto ha  esposto brevemente il quadro normativo relativo alla fattispecie oggetto della controversia, evidenziando che i rifiuti di imballaggio sono oggetto di un regime speciale rispetto a quello dei rifiuti in genere, per cui la loro gestione è attribuita ai produttori ed agli utilizzatori. Ciò vale in assoluto per gli imballaggi terziari, per i quali è stabilito il divieto di immissione nel normale circuiti di raccolta dei rifiuti urbani, mentre per gli imballaggi secondari è ammessa solo la raccolta differenziata da parte dei commercianti al dettaglio che non li abbiano restituiti agli utilizzatori.
Ne deriva che i rifiuti degli imballaggi terziari, nonché quelli degli imballaggi secondari ove non sia attivata la raccolta differenziata, non possono essere assimilati dai comuni ai rifiuti urbani e i regolamenti che abbiano previsto tale assimilazione  vanno disapplicati dal giudice tributario.
Pertanto, la Corte di Cassazione, accogliendo le ragioni del comune, ha ribadito che l’operatore economico ha l’onere di dimostrare l’effettivo e corretto avviamento al recupero attraverso valida documentazione comprovante il conferimento dei rifiuti a soggetti autorizzati a detta attività. In secondo luogo, ha confermato, come era stato chiarito nella risoluzione ministeriale n. 16/E del 1999, che l’esonero dalla privativa, previsto in caso di recupero dei rifiuti, adeguatamente dimostrato, determina non già la riduzione della superficie tassabile, prevista dall’art. 62, comma 3 del D. Lgs. n. 507 del 1993 per il solo caso di produzione  di rifiuti speciali non assimilabili o non assimilati, bensì il diritto ad una riduzione tariffaria determinata in concreto – a consuntivo – in base a criteri di proporzionalità rispetto alla quantità effettivamente avviata al recupero.
La Suprema ha anche accolto un altro motivo proposto dal comune ricorrente e  concernente la questione dell’accertamento dell’istituzione ed attivazione del servizio da parte del comune ed ha precisato che una cosa è l’istituzione e l’attivazione del servizio, altra è il suo concreto svolgimento nella zona di ubicazione dei locali e delle aree dell’utente.  Nel caso oggetto del giudizio appare del tutto inverosimile, ad avviso della Corte di Cassazione, che in un comune di notevoli dimensioni il servizio di raccolta dei rifiuti non sia stato istituito ed  attivato e, in ogni caso si deve tener conto del principio secondo il quale, se il servizio di raccolta, sebbene istituito ed attivato, non viene svolto nella zona  ove è ubicato l’immobile o è svolto in  modo irregolare, in grave violazione delle prescrizioni del regolamento comunale, la conseguenza non è l’esenzione dalla tassa, ma la riduzione del tributo nella misura ridotta ivi stabilita, come dispone l’art. 59, commi 2 e 4, del D. Lgs. n. 507 del 1993 e sempre che l’utente abbia la concreta possibilità di utilizzazione del servizio.