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Il Governo riscrive la delega sulla riforma fiscale

4 Lug 2012 | ARCHIVIO STORICO

Dopo la richiesta di modifiche formulata dal Quirinale, il governo si avvia a riscrivere la delega sulla riforma fiscale sancendo la “rilevanza penale” dei comportanti qualificabili come abuso di diritto ed elusione fiscale. È quanto emerge dalla nuova bozza del disegno di legge, che prevede una revisione del sistema sanzionatorio penale e la punibilità con la pena compresa tra un minimo di 6 mesi e un massimo di 6 anni. La disciplina dell’abuso di diritto trae origine da più sentenze della Corte di cassazione e prevede che siano illegittime tutte le operazioni fatte solo per pagare meno tasse, senza quindi il supporto di una vera ragione economica. La delega esclude la configurabilità di una condotta abusiva se l’operazione è giustificata da “ragioni extrafiscali non marginali”, anche “quelle che non producono necessariamente una redditività immediata dell’operazione ma rispondono ad esigenze di natura organizzativa e consistono in un miglioramento strutturale e funzionale dell’azienda del contribuente”. Tuttavia, rispetto alla versione licenziata in Consiglio dei ministri a metà aprile (in TN n. 9/2012), la nuova bozza non esclude più “la rilevanza penale dei comportamenti ascrivibili a fattispecie abusive”. Inoltre l’articolo 8, che pone le basi per rivedere il sistema sanzionatorio, non esclude più la rilevanza penale “per i comportamenti ascrivibili all’elusione fiscale”.
In ordine alla fiscalità locale, la nuova bozza di delega contiene le stesse previsioni della precedente, tra cui la riforma del catasto, la revisione del contenzioso tributario e della riscossione degli enti locali. In particolare, il Governo è delegato ad introdurre norme per il rafforzamento della tutela giurisdizionale del contribuente, nonché per l’efficientamento dei poteri di riscossione delle entrate degli enti locali, secondo i seguenti principi e criteri direttivi: a) previsione di misure acceleratorie della definizione delle controversie di competenza delle commissioni tributarie, prevedendo a tal fine procedure pregiudiziali di definizione delle liti di modesta entità; b) estensione della conciliazione giudiziale alla fase di appello e al giudizio di revocazione; c) miglioramento dell’efficienza delle commissioni tributarie attraverso una ridistribuzione territoriale che garantisca l’efficienza delle commissioni tributarie; d) riordino della disciplina della riscossione delle entrate degli enti locali, al fine di assicurare, in particolare, certezza, efficienza ed efficacia dei loro poteri di riscossione, competitività, certezza e trasparenza nei casi di esternalizzazione di tali poteri, nonché forme di garanzia quanto alla trasparenza, effettività e tempestività dell’acquisizione da parte degli enti locali delle entrate riscosse.