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ICP – anche sul mezzo pubblicitario

8 Set 2012 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione 12684 del 20.7.2012

Con la sentenza n. 12684 del 20/7/2012 la Sezione Tributaria della Cassazione ha affermato che l’imposta comunale sulla pubblicità (ICP) si applica non solo sul messaggio pubblicitario ma anche sul mezzo con il quale viene effettuata la pubblicità. La controversia riguardava un avviso di accertamento relativo all’imposta sulla pubblicità per l’anno 2000 che la CTR aveva annullato in quanto: 1) la superficie tassabile non poteva essere estesa anche all’intero “fascione” di supporto solo perché colorato di giallo, poiché tale colore non era, di per sé stesso, identificativo del marchio OPEL, ma anche di altre aziende automobilistiche; 2) la superficie del “fascione” non era tassabile, avendo mera funzione di abbellimento e restando il messaggio pubblicitario affidato ai marchi apposti negli spazi all’uopo utilizzati, per i quali l’imposta era stata regolarmente assolta. Il Comune propone ricorso per cassazione denunciando la violazione dell’art. 7 del d.lgs. n. 50/793, assumendo: a) che, sul piano pubblicitario, il potere evocativo del colore del marchio di fabbrica non viene meno per il solo fatto che, quello stesso colore, possa essere identificativo anche di altri marchi; b) che il giudice d’appello omette di considerare l’identità di caratteristiche dei singoli componenti dell’impianto, comprovata dalla produzione di foto; c) che tali elementi – attesa l’identità di dimensioni, colore e forma – consentivano al colore e in particolare al “fascione” di assumere quella funzione evocativa propria del messaggio pubblicitario. La Cassazione accoglie il ricorso evidenziando che la misura dell’imposta relativa alla pubblicità contenente la riproduzione del marchio commerciale, va calcolata, ai sensi dell’art. 7 comma 1 del d.lgs. n. 507/93, sulla base delle dimensioni dell’intera superficie dell’installazione pubblicitaria, comprensiva anche della parte non coperta dal marchio, se quest’ultima abbia – per dimensioni, forma, colore, mancanza di separazione grafica rispetto all’altra – le caratteristiche proprie o della componente pubblicitaria aggiuntiva vera e propria ovvero quelle di una superficie estensiva del messaggio pubblicitario. Conseguentemente, se la faccia dell’impianto si compone di uno spazio destinato alla pubblicità e di una cornice da esso distinta e oggettivamente inidonea a essere utilizzata per la diffusione dei messaggi, l’imposta deve essere commisurata soltanto in relazione al predetto spazio, mentre se l’impianto è strutturato in modo tale che l’intera sua faccia è utilizzata per la pubblicità, l’imposta deve essere ragguagliata alla totalità della superficie; la verifica dell’effettivo impiego della cornice dell’impianto per la pubblicità è accertamento censurabile in cassazione anche con riferimento al vizio di motivazione. In sostanza per “mezzo pubblicitario” tassabile non s’intende il solo messaggio pubblicitario, ma appunto il “mezzo”. Invero, in una lettura sistematica delle disposizioni in materia, va rilevato che il comma 4, parlando di mezzo pubblicitario avente dimensioni volumetriche, esclude che per mezzo si possa intendere il solo messaggio, E così il comma 5 parla di festoni di bandierine come di un unico mezzo, tassabile in base alla somma delle superfici delle bandierine, non delle scritte. Ancora l’art. 12 – in tema di pubblicità mediante cartelli, insegne, locandine, targhe, stendardi – riferisce la tassazione alla superficie complessiva di cartelli, insegne, etc.; e ancora gli artt. 14 e 19 finiscono col parametrare la tassazione alla superficie dell’affissione. Dunque, se il supporto – nella specie il “fascione” – è destinato contestualmente sia a reggere la pubblicità sia ad altre funzioni, bisogna distinguere ciò che fa parte del “mezzo pubblicitario” da ciò che non ne fa parte. Ne fa parte tutto ciò che collega graficamente il “mezzo” al “messaggio”, se per rilievo dimensionale, peculiari caratteristiche coloristiche e riferimenti grafici e/o cromatici a marchi e/o insegne aziendali dia luogo a un mezzo globalmente più “attirante”. La sentenza della CTR, da un lato trascura sul piano giuridico le predette indicazioni normative, anche sistematiche, dall’altro – e soprattutto – trascura d’indagare la funzione del controverso fascione giallo e l’eventuale sua integrazione in un mezzo pubblicitario strutturalmente complesso, non bastando ad escluderla, sul piano logico più ancora che giuridico, la mera ricorrenza del colore giallo anche in marchi automobilistici diversi dalla casa OPEL.