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ICI per gli immobili delle Onlus: il no della UE

24 Gen 2013 | ARCHIVIO STORICO

Con una nota del 19/12/2012 la Commissione europea ha dato il via libera al nuovo regolamento dell’Imu (DM 200/2012), definito in linea con le normative Ue sugli aiuti di Stato dal momento che definisce chiaramente i limiti per le esenzioni alle strutture come quelle di proprietà della Chiesa, dove
sono condotte attività di carattere non economico. Al tempo stesso la Commissione boccia – giudicandole ”incompatibili” – le precedenti esenzioni fissate dall’Ici alle attività non commerciali e concesse tra il 2006 e il 2011. Tuttavia, per la prima volta, la Commissione non impone il recupero degli aiuti dal momento che le autorità italiane hanno dimostrato l’impossibilità di determinare quali parti fossero legittimamente esentate e quali invece a suo tempo dovessero essere soggette al pagamento dell’Ici. Inoltre, la nuova normativa prevede una serie di requisiti che gli enti non commerciali devono soddisfare per escludere che le attività svolte siano di natura economica. «Queste salvaguardie garantiscono che le esenzioni dal versamento dell’Imu concesse agli enti non commerciali non comportino aiuti di Stato», prosegue la Commissione, che non ha ingiunto all’Italia di recuperare l’aiuto presso i beneficiari «poiché le autorità italiane hanno dimostrato che, nel caso di specie, il recupero sarebbe assolutamente impossibile». Più precisamente, le autorità italiane hanno dimostrato che è oggettivamente impossibile determinare quale porzione dell’immobile di proprietà dell’ente non commerciale sia stata utilizzata esclusivamente per attività non commerciali, risultando quindi legittimamente esentata dal versamento dell’imposta, e quale sia stata la porzione utilizzata per attività ritenute «di natura non esclusivamente commerciale», la cui esenzione dal versamento dell’IMU avrebbe comportato la presenza di un aiuto di Stato. La Commissione conclude la nota ha inoltre esaminato l’articolo 149, paragrafo 4, del testo unico delle imposte sui redditi, che sembrava escludere gli enti ecclesiastici e le associazioni sportive dilettantistiche dall’applicazione delle condizioni che possono comportare la perdita della qualifica di ente non commerciale. Tuttavia, l’indagine della Commissione ha rivelato che i controlli effettuati dalle autorità competenti hanno riguardato anche tali enti e che non esiste alcun sistema che preveda una «qualifica permanente di ente non commerciale». Poiché non conferisce alcun vantaggio selettivo agli enti ecclesiastici e alle associazioni sportive dilettantistiche, la misura non è aiuto di Stato.