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ICI – aree edificabili con PRG adottato dal Comune

23 Apr 2012 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione 4499 del 21.3.2012

La Sezione Tributaria della Cassazione, con la sentenza n. 4499 del 21/3/2012 ha ribadito l’orientamento giurisprudenziale in virtù del quale “in tema di ICI, a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 11-quaterdecies comma 16 del d.l. n. 203/2005 (conv. Legge n. 248/2005) e dell’art. 36 comma 2 del d.l. n. 223/2006 (conv. Legge n. 248/2006), che hanno fornito l’interpretazione autentica dell’art. 2 comma 1 lett. b) del d.lgs. n. 504/94, l’edificabilità di un’area, ai fini dell’applicabilità del criterio di determinazione della base imponibile fondato sul valore venale, dev’essere desunta dalla qualificazione ad essa attribuita nel PRG adottato dal Comune, indipendentemente dall’approvazione dello stesso da parte della Regione e dall’adozione di strumenti urbanistici attuativi. L’inizio del procedimento di trasformazione urbanistica è infatti sufficiente a far lievitare il valore venale dell’immobile, le cui eventuali oscillazioni, in dipendenza dell’andamento del mercato, dello stato di attuazione delle procedure incidenti sullo “ius aedificandi” o di modifiche del piano regolatore che si traducano in una diversa classificazione del suolo, possono giustificare soltanto una variazione del prelievo nel periodo d’imposta, conformemente alla natura periodica del tributo in questione, senza che ciò comporti il diritto al rimborso per gli anni pregressi, a meno che il Comune non ritenga di riconoscerlo, ai sensi dell’art. 59 comma 1 lett. f) del d.lgs. n. 446/97. L’inapplicabilità del criterio fondato sul valore catastale dell’immobile impone peraltro di tener conto, nella determinazione della base imponibile, della maggiore o minore attualità delle sue potenzialità edificatorie, nonché della possibile incidenza degli ulteriori oneri di urbanizzazione sul valore dello stesso in comune commercio (Cass., sezioni unite, 30 novembre 2006, n. 25506; Cass. n. 25676 del 2008). Si è quindi chiarito che l’art. 2 comma 1 lett. b) del d.lgs. n. 504/92, prevedendo che un terreno sia considerato edificatorio sia quando la edificabilità risulti dagli strumenti urbanistici generali o attuativi, sia quando, per lo stesso terreno, esistano possibilità effettive di costruzione, delinea una nozione di area edificabile ampia ed ispirata alla mera potenzialità edificatoria. Essa, pertanto, non può essere esclusa dalla ricorrenza di vincoli o destinazioni urbanistiche che condizionino, in concreto, l’edificabilità del suolo, giacchè tali limiti, incidendo sulle facoltà dominicali connesse alla possibilità di trasformazione urbanistico-edilizia del suolo medesimo, ne presuppongono la vocazione edificatoria. Ne discende che la presenza dei suddetti vincoli non sottrae le aree su cui insistono al regime fiscale proprio dei suoli edificabili, ma incide soltanto sulla concreta valutazione del relativo valore venale e, conseguentemente, sulla base imponibile (Cass. n. 9510 del 2008, n. 9778 del 2010).