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ICI: AGGIORNATI I COEFFICIENTI PER DETERMINARE IL VALORE CONTABILE DEI FABBRICATI “D”

23 Apr 2012 | ARCHIVIO STORICO

Con decreto MEF del 5/4/2012 (in G.U. n. 85 dell’11/4/2012) sono stati aggiornati i coefficienti per la determinazione del valore contabile ai fini IMU, relativamente agli immobili “strumentali”, classificabili nel gruppo catastale D, non iscritti in catasto, interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati Com’è noto, per i fabbricati iscritti in catasto la base imponibile ai fini IMU è costituita dal valore che risulta applicando alle rendite catastali i coefficienti moltiplicatori indicati dall’art. 13 del d.l. 201/2011 (mentre con l’ICI si doveva fare riferimento ai coefficienti determinati ai fini della valutazione automatica degli immobili ai sensi dell’art. 52 del DPR n. 131/1986 sull’imposta di registro):

  • · 160: categoria A (escluso A/10), C/2, C/6 e C/7 – Abitazioni;
  • · 140: categoria B – Caserme, comunità, edifici pubblici;
  • · 140: categorie C/3, C/4, C/5 – Laboratori artigianali;
  • · 80: categorie A/10 e D/5 – Uffici e Istituti finanziari;
  • · 60 (elevato a 65 dal 1° gennaio 2013): categoria D (escluso D/5) – Edifici industriali e commerciali;
  • · 55: categoria C/1 – Negozi.

Resta inoltre confermata la rivalutazione del 5% prevista dalla legge n. 662/1996 a partire dal 1° gennaio 1997 e fino alla data di entrata in vigore delle nuove tariffe d’estimo. Per ottenere la rendita catastale rivalutata, il valore ottenuto (rendita catastale x coefficiente moltiplicatore) dovrà quindi essere moltiplicato per 1,05.

Un’eccezione al criterio del valore catastale è costituita dai fabbricati appartenenti al gruppo “D” non iscritti in catasto, posseduti interamente da imprese e distintamente contabilizzati: in tal caso il valore è determinato applicando appositi coefficienti aggiornati di anno in anno con decreto del Ministro delle finanze (nel 2011 è stato adottato il 14 marzo e pubblicato in G.U. n. 75 dell’1/4/2011). L’applicazione del c.d. valore contabile è possibile a condizione che i fabbricati (appartenenti al gruppo D e non iscritti in catasto) siano “interamente” posseduti da imprese e “distintamente contabilizzati” (condizione non adempiuta nel caso in cui un corpo di fabbrica risulti contabilizzato con un’unica voce ma le varie unità immobiliari abbiano “destinazioni diverse”). E’ stato evidenziato che il criterio del valore contabile risulta un meccanismo: a) adottato per far fronte al grave ritardo dell’applicazione della procedura di attribuzione delle rendite catastali: b) istituito dal legislatore delegato, mentre la legge delega prevedeva la sola “determinazione del valore dei fabbricati sulla base degli estimi del catasto edilizio o valore comparativo in caso di non avvenuta iscrizione al catasto” (art. 4, comma 1, lett. a, n. 3 legge n. 421/92). In tal senso si è espressa la Corte Costituzionale con la sentenza 24/2/2006 n. 67, che ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale relativa alla presunta disparità di trattamento tra i fabbricati D delle imprese, non censiti, per quali opera il criterio del valore contabile, e i fabbricati censiti, per i quali opera invece il criterio del valore catastale.

In ordine all’efficacia temporale del criterio contabile, la disposizione del d.lgs. n. 504/92 stabilisce l’applicabilità di tale criterio “fino all’anno nel quale i medesimi sono iscritti in catasto con attribuzione di rendita”. Tuttavia la giurisprudenza si è mostrata oscillante nell’individuare l’esatta portata della norma pervenendo a diverse conclusioni: 1) il valore catastale attribuito non ha efficacia retroattiva (Cass. 5933 dell’11/3/2010, n. 16701/2007, n. 5109/2005, n. 11162/2005, n. 24235/2004, CTR Toscana n. 4/2006, CTR Lombardia-Brescia n. 275/2006); 2) la rendita catastale attribuita ha efficacia retroattiva e quindi spetta il rimborso della maggiore somma versata (Cass. n. 10969/09, n. 15764/08, n. 11391/07, n. 13077/2005); 3) i metodi contabili e catastali sono autonomi, tuttavia dal momento in cui il possessore presenta domanda di accatastamento, i versamenti ICI effettuati in attesa della rendita definitiva diventano conguagliabili sia in favore del comune che del possessore dell’immobile (Cass. 16/3/2007 n. 6255 – Cass. 31/3/2008 n. 8324). La questione è stata rimessa nel 2010 alle Sezioni Unite (in TN 8/2010), che con la sentenza n. 3160 del 9/2/2011 (in TN n. 3/2011 con commento di EUGENIO PISCINO) ha affermato che i dati contabili hanno la funzione di valore di riferimento per la determinazione dell’imposta, almeno fino al momento in cui non è effettuata la richiesta all’Agenzia del Territorio, riconoscendo all’attribuzione della rendita catastale un valore dichiarativo e non costitutivo: in sostanza il contribuente che ha versato l’ICI/IMU sulla base del valore contabile ha diritto al rimborso così come, nel caso opposto, il comune avrà diritto a pretendere la maggiore imposta. L’orientamento giurisprudenziale inaugurato dalle Sezioni Unite con la pronuncia n. 3160/2011 è stato recentemente ribadito dalla Sezione Tributaria della Cassazione con le seguenti sentenze: n. 15909 del 20/7/2011 (in TN n. 16/2011), n. 23316 e 23318 del 9/11/2011 (in TN n. 21/2011) e n. 23507 del 10/11/2011 (in TN n. 22/2011).