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ICI: A CARICO DEL CURATORE FALLIMENTARE SOLO LE SANZIONI PER OMESSA DENUNCIA

18 Nov 2012 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione Sez. Tributaria ordinanza n. 17529 del 12.10.2012

Con l’ordinanza n. 17529 del 12/10/2012 la Sezione Tributaria della Cassazione ha affermato che il curatore fallimentare non rientra tra i soggetti responsabili d’imposta, a parte l’obbligo dichiarativo, quindi il mancato versamento dell’imposta deve essere contestato al fallito tornato in bonis. Si ricorda che per gli immobili compresi nel fallimento o nella liquidazione coatta amministrativa, l’art. 10 comma 6 del d.lgs. n. 504/92 (disposizione applicabile anche all’IMU in virtù del richiamo contenuto nell’art. 9 comma 7 del d.lgs. n. 23/2011) pone a carico del curatore o del commissario liquidatore il versamento del tributo entro tre mesi dal decreto di trasferimento degli immobili, determinando una sorta di proroga del versamento dell’imposta dovuta per il periodo di durata dell’intera procedura concorsuale. La legge finanziaria 2007 ha introdotto un ulteriore adempimento a carico del curatore fallimentare, consistente nella presentazione della dichiarazione da effettuare entro 90 giorni dalla nomina, al fine di informare il comune sul’attivazione della procedura fallimentare, che peraltro potrebbe avere una durata lunga. Inoltre il versamento dell’imposta deve avvenire entro tre mesi dal data del decreto di trasferimento dell’immobile, eliminando il generico e ambiguo riferimento alla data in cui il prezzo veniva incassato. In ordine al caso del fallito tornato in bonis, che si verifica quando il contribuente riesce ad evitare il completamento della procedura concorsuale, la Cassazione ha chiarito che l’obbligazione tributaria relativa all’imposta dovuta sull’immobile per il periodo della procedura è a carico dell’ex fallito tornato in bonis, senza però che nell’ammontare dovuto siano compresi la sanzione e gli interessi dei quali infatti l’art. 10, comma 6, del D.Lgs. n. 504/92 non fa menzione. Invero il curatore è tenuto al pagamento del tributo solo dopo la vendita del bene, con la conseguenza che il Comune, prima di tale atto, non è tenuto a richiedere il pagamento al curatore nè ad insinuarsi nel fallimento. Nel caso in cui la vendita non vi è stata, ed il fallito è tornato in bonis a seguito del concordato fallimentare mantenendo la proprietà dell’immobile, l’obbligazione del pagamento della imposta grava sul medesimo anche in relazione al periodo precedente in pendenza della procedura concorsuale (Cass. n. 15478/2010, Cass. n. 16836/2012 in TN n. 20/2012). Nel caso in questione l’ente impositore contestava la decisione della CTR la quale aveva accolto l’eccezione di carenza di legittimazione passiva del curatore in ordine alla pretesa tributaria, osservando che egli non può essere ritenuto responsabile per il pagamento delle imposte o delle maggiori imposte corrispondenti agli imponibili rettificati in aumento, essendo unicamente esposto alle sanzioni previste per infedele od omessa dichiarazione. La Cassazione conferma la decisione della CTR evidenziando che, in tema di ICI, la dichiarazione di fallimento – non comportando il venir meno dell’impresa, ma solo la perdita della legittimazione sostanziale e processuale da parte del suo titolare, nella cui posizione subentra il curatore fallimentare – implica che la relativa obbligazione continua a gravare sul fallito, nel presupposto che il bene resta nel suo patrimonio, nonostante lo spossessamento conseguente all’apertura della procedura concorsuale, ricollegandosi l’effetto traslativo della proprietà solo all’emanazione del decreto di trasferimento a cura del giudice delegato; sono invece a carico del curatore le sanzioni pecuniarie connesse all’omessa denuncia, trattandosi di attività che compete in proprio a tale soggetto, individuabile pertanto quale persona fisica che ha commesso la relativa violazione tributaria. Il curatore è organo dell’ufficio fallimentare e non mero rappresentante del fallito, il quale non è privato, a seguito della dichiarazione di fallimento, della sua qualità di soggetto passivo del rapporto tributario. Va pertanto escluso che il curatore possa essere tenuto a rispondere in proprio delle obbligazioni d’imposta (in particolare, nella specie, in materia di ICI) relative agli adempimenti fiscali concernenti l’amministrazione del patrimonio fallimentare.