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GARA TRIBUTI: ANNULLAMENTO AGGIUDICAZIONE, INEFFICACIA DEL CONTRATTO E PROFILI RISARCITORI

5 Lug 2012 | ARCHIVIO STORICO

TAR Bologna sentenza n. 377 del 28.5.2012

Con la sentenza n. 377 del 28/5/2012 il TAR Bologna ha annullato l’aggiudicazione del servizio di accertamento e riscossione dell’imposta sulla pubblicità, Tosap e affissioni (durata 6 anni: dall’1/1/2000 al 31/12/2005), disposta in favore di un’associazione temporanea di imprese che andava invece esclusa dalla gara. La pronuncia è piuttosto interessante in quanto affronta particolari profili risarcitori (tutela in forma specifica e per equivalente) in caso di subentro di un altro soggetto dell’espletamento del servizio.   In ordine ai vizi che hanno indotto i giudici amministrativi ad annullare l’aggiudicazione, il TAR evidenzia che l’associazione temporanea di imprese (ATI) che partecipa ad una gara è tenuta ad indicare sia le quote di partecipazione di ciascun componente sia le quote di esecuzione dell’appalto, dovendovi essere corrispondenza tra quota di qualificazione, quota di partecipazione al raggruppamento e quota di esecuzione delle prestazioni (principio che opera anche nel silenzio della lex specialis della gara). Ciò posto, il TAR afferma che l’Amministrazione comunale ha illegittimamente omesso di disporre l’esclusione dell’ATI aggiudicataria per assenza del requisito di idoneità tecnica (pregressa gestione di servizi identici in un comune di II^ classe): dalla dichiarazione resa in sede di gara emergeva che solo l’impresa mandataria (B. S.p.A.), e non l’impresa in tal senso risultata qualificata (D. S.r.l.), avrebbe provveduto all’accertamento e alla riscossione dei diritti sulle pubbliche affissioni, dell’imposta comunale sulla pubblicità e del canone per l’occupazione di  spazi ed aree pubbliche, mentre le altre imprese avrebbero curato solo attività accessorie e collaterali. In sostanza le prestazioni negoziali fondamentali (accertamento e riscossione dei tributi) sarebbero state rese dall’impresa che nel raggruppamento non possedeva il livello minimo indispensabile di esperienza professionale richiesto dall’Amministrazione. All’annullamento dell’aggiudicazione consegue la declaratoria di inefficacia del contratto e il risarcimento del danno in forma specifica. Al riguardo il TAR ritiene che non emergano effettivi ostacoli al subentro dell’ATI ricorrente nel contratto, anche se compete all’amministrazione comunale provvedere in tal senso solo dopo la rituale verifica del possesso dei requisiti di legge per il conferimento del servizio. Occorre comunque provvedere al ristoro dei danni in conseguenza al mancato svolgimento dell’attività nel periodo precedente. Al riguardo l’amministrazione comunale deve decidere se estendere il conferimento del servizio posticipandone la conclusione (in modo da coprire l’intera durata prevista dal bando) oppure se risarcire il danno (per equivalente) relativo al periodo pregresso. In ogni caso non è possibile risarcire i costi di partecipazione alla gara, in quanto tali spese rilevano solo quando l’impresa subisce un’illegittima esclusione e non quando la stessa ottenga il risarcimento del danno per mancata aggiudicazione o per la perdita di chance di aggiudicazione. In ordine al “lucro cessante”, il TAR ritiene di prendere come riferimento l’utile di impresa conseguibile in caso di affidamento, determinabile secondo il criterio  standard del 10% dell’offerta, da rapportare all’aggio richiesto (7,33%) e ridotto del 50% in via equitativa. Compete inoltre il danno curriculare, in relazione alla maggiore qualificazione che sarebbe derivata dall’esecuzione del servizio, che  va risarcito in misura pari al 2% della somma risultante dall’applicazione dell’aggio del 7,33% sull’importo delle riscossioni dei tributi registratesi nel periodo di esecuzione del rapporto contrattuale fino al subentro del nuovo raggruppamento. Il TAR fissa così i criteri in base ai quali il Comune dovrà formulare la proposta risarcitoria, che dovrà includere le seguenti voci: 1) somma di danaro pari all’utile di impresa secondo le modalità indicate, in misura proporzionale al periodo in cui il servizio  è stato eseguito dall’altro raggruppamento; 2) una somma di denaro pari al c.d. “danno curriculare”; 3) somma di denaro pari alla rivalutazione, secondo gli indici Istat, di quanto liquidato ai primi due punti; 4) somma di denaro pari agli interessi legali, dalla data di deposito della decisione fino al soddisfo.