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Fermo amministrativo, illegittimità risarcita

14 Lug 2012 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione 10503 del 25.6.2012

L’eccesso di potere giurisdizionale, denunziabile ai sensi dell’art. 111 Cost., comma 3, sotto il profilo dello sconfinamento nella sfera del merito, riservata alla Pubblica Amministrazione, è configurabile solo quando l’indagine svolta non sia rimasta nei limiti del riscontro di legittimità del provvedimento impugnato, ma sia stata strumentale a una diretta e concreta valutazione dell’opportunità e convenienza dell’atto, ovvero quando la decisione finale, pur nel rispetto della formula dell’annullamento, esprima una volontà dell’organo giudicante che si sostituisce a quella dell’amministrazione, nel senso che, procedendo ad un sindacato di merito, si estrinsechi in una pronunzia autoesecutiva, intendendosi per tale quella che abbia il contenuto sostanziale e l’esecutorietà stessa del provvedimento sostituito, senza salvezza degli ulteriori provvedimenti dell’autorità amministrativa (nella specie, la Corte ha ritenuto legittimo il risarcimento del danno disposto dal giudice amministrativo a seguito del fermo effettuato dall’ufficio finanziario sui capitali di una società. La Corte ha ritenuto che il Consiglio di Stato, allorchè ha affermato che ai fini della valutazione degli obblighi di condotta di cui all’art. 2043 c.c. deve aversi riguardo non all’interpretazione giurisprudenziale esistente al momento della condotta, ma a quella ritenuta esatta al momento dell’emissione della sentenza impugnata, non ha di fatto sconfinato nella discrezionalità della P.A. ma ha soltanto fissato un principio relativo alla tutela risarcitoria e all’elemento soggettivo della responsabilità aquiliana della P.A., limitandosi ad individuare i principi giuridici che regolano la fattispecie in esame).