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DIRIGENTE E REVISORI DEI CONTI CONDANNATI A RISARCIRE 30 MILIONI PER DANNO DA OPERAZIONI DI FINANZA “CREATIVA”

23 Feb 2012 | ARCHIVIO STORICO

Con la sentenza n. 221 del 25/1/2012 la sezione giurisdizionale siciliana della Corte dei Conti ha condannato il Direttore Finanziario e i revisori della Provincia di Palermo per la perdita di 30 milioni di euro incautamente investiti attraverso una società finanziaria, oggi fallita. Nella lente dei giudici contabili sono finite alcune operazioni di finanza “creativa”, costituite dalla compravendita di valute negoziate sul mercato dei cambi, utilizzando una ingente provvista finanziaria liquida dell’Ente, destinata al finanziamento di opere pubbliche in corso di realizzazione. Per la Corte dei conti siciliana tali operazioni presentavano un grado di rischio elevato per l’accentuata volatilità dei prezzi nel mercato dei cambi. Un investimento finanziario che alla fine ha prosciugato totalmente gli importi impiegati, con riflessi negativi per la realizzazione dei lavori pubblici, trattandosi di una somma rilevante (circa 30 milioni di euro). Il danno è riconducibile principalmente al Dirigente Finanziario dell’ente il quale ha operato scelte radicalmente contrarie ai principi della sana gestione delle risorse pubbliche, senza peraltro preservare l’integrità del capitale investito. I contratti sottoscritti, peraltro, contenevano un’apposita clausola sui rischi connessi alle operazioni su valute, “tali da generare perdite non quantificabili”. Nella condotta del Dirigente sono pertanto ravvisabili quantomeno gli estremi della colpa grave, trattandosi di un soggetto professionalmente molto qualificato per la posizione di vertice dell’area economico-finanziaria dell’ente. I giudici contabili ritengono inoltre sussistente la responsabilità dei componenti dell’organo di revisione contabile, i quali hanno esercitato i compiti in modo superficiale, omettendo di assumere iniziative che avrebbero quantomeno permesso di mitigare gli effetti pregiudizievoli del fallimentare investimento congegnato dal Dirigente. L’organo di revisione contabile è infatti chiamato a svolgere una funzione di vigilanza e di controllo (articolo 239 Tuel) ed è quindi tenuto ad operare approfondite indagini per accertare la sana gestione finanziaria. I gravissimi scostamenti dai parametri comportamentali di riferimento e la circostanza che gli stessi

hanno generato un rilevantissimo danno per il pubblico erario, impediscono ai giudici contabili l’esercizio del potere “riduttivo” dell’addebito. Il danno va quindi integralmente risarcito in base al diverso grado di responsabilità: il 90% (pari a circa 26,5 milioni di euro) va imputato al dirigente che ha operato le scelte e gestito l’investimento, mentre la residua parte di 3 milioni va imputata ai componenti dell’organo di revisione nella misura di 1/3 ciascuno. Si ritiene opportuno riportare integralmente la sentenza in commento, che si rivela per gli amministratori e/o dirigenti pubblici un buon manuale per evitare di “bruciare” rilevanti risorse pubbliche in operazioni finanziarie avventate, con pesanti conseguenze patrimoniali sia per chi sottoscrive i contratti, sia per chi (organo di revisione contabile) non ha svolto una proficua e attenta azione di controllo.