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Decreti “omnibus” fiscali a rischio incostituzionalità

8 Lug 2012 | ARCHIVIO STORICO

Cassazione9603-2012

Con la pronuncia n. 9603 del 13/6/2012 la Cassazione ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione di legittimità dei decreti-legge “omnibus” fiscali che in sede di conversione in legge vengono integrati da disposizioni del tutto estranee all’oggetto originario. La Cassazione si pone così nel solco di un recentissimo intervento della Consulta (Sentenza n. 22 del 16 febbraio 2012), confermativo del principio costituzionale secondo il quale le leggi di conversione di un decreto legge non possono contenere anche norme contenute in altri decreti legge. E’ stato in particolare esplicitato che “l’esclusione della possibilità di inserire nella legge di conversione di un decreto – legge emendamenti del tutto estranei all’oggetto e alle finalità del testo originario non risponde soltanto ad esigenze di buona tecnica normativa, ma sia imposto dallo stesso art. 77 comma 2 Cost., che istituisce un nesso di interrelazione funzionale tra decreto-legge, formato dal Governo ed emanato dal Presidente della Repubblica, e legge di conversione, caratterizzata da un procedimento di approvazione peculiare rispetto a quello ordinario”. E’ stato, pure, evidenziato che l’esclusione non può considerarsi assolutamente preclusiva, nel senso che “l’innesto nell’iter di conversione dell’ordinaria funzione legislativa può certamente essere effettuato, per ragioni di economia procedimentale, a patto di non spezzare il legame essenziale tra decretazione  d’urgenza e potere di conversione”, logicamente deducendo che “se tale legame viene interrotto, la  violazione dell’art. 77 comma 2 Cost., non deriva dalla mancanza dei presupposti di necessità e urgenza per le norme eterogenee aggiunte che, proprio per essere estranee e inserite successivamente, non possono collegarsi a tali condizioni preliminari, ma per l’uso improprio, da parte del Parlamento, di un potere che la Costituzione gli attribuisce, con speciali modalità di procedura, allo scopo tipico di convertire, o non, in legge un decreto legge”. Nella fattispecie, la Cassazione rileva che la disposizione denunciata nel presente giudizio era stata, originariamente, introdotta dall’art. 2 del d.l. n. 211/2005; successivamente, in data 02.12.2005 veniva approvata la legge n. 248/2005, con la quale veniva convertito in Legge altro decreto-legge, precisamente quello n. 203 del 2005; in quest’ultimo decreto, veniva integralmente riprodotto il testo, e rubricato come art. 11 quater, del precitato art. 2 d.l. 211, senza, peraltro, fare riferimento alcuno al fatto che quest’ultima disposizione faceva parte di altro decreto legge, non convertito, e senza considerare la specificità del titolo della legge di conversione, facente esclusivo riferimento al d.l. n. 203/2005. Ciò posto e tenuto conto che gli obblighi fiscali della società derivano proprio dal disposto di norma che si ritiene introdotta nell’ordinamento in violazione di norme e principi costituzionali, la Cassazioneconclude per la rilevanza e la non manifesta infondatezza della prospettata questione di illegittimità costituzionale dell’art. 11-quater comma 4 del d.l. n. 203/2005, convertito in legge n. 248/2005, in relazione all’art. 77 della Costituzione. La pronuncia, anche se non produce effetti diretti nella materia della fiscalità locale, appare interessante perché potrebbe innescare una serie di ricorsi su recenti provvedimenti d’urgenza (si pensi, ad esempio, al decreto “milleproroghe” che contiene alcune disposizione estranee).