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D.L. 35/2013 “sblocca pagamenti”: ANCI – proposte di emendamenti su IMU e TARES

12 Giu 2013 | ARCHIVIO STORICO

L’ANCI ha presentato una serie di proposte di emendamenti al d.l. n. 35/2013 c.d. “sblocca pagamenti”. In particolare, per quanto riguarda le modifiche alla disciplina dell’IMU, l’associazione dei comuni chiede di intervenire sulle seguenti questioni:
· Modalità di regolazione contabile dei flussi relativi all’IMU ed alle assegnazioni statali per l’anno 2012: in questi giorni si stanno ultimando le verifiche da parte degli enti dell’incassato dell’IMU e spesso tale importo non corrisponde a quanto accertato convenzionalmente. I comuni devono quindi rettificare gli accertamenti relativi all’annualità 2012 a titolo di Imposta municipale propria e di fondo sperimentale di riequilibrio in esito alle verifiche stabilite dall’accordo sancito in Conferenza Stato – Città e Autonomie Locali del 1° marzo 2012 e di cui all’articolo 9 comma 6-bis del decreto legge 174 del 2012, da effettuare entro il mese di febbraio 2013. L’emendamento si propone
di indicare una regolazione contabile uniforme al fine di consentire a tutti coloro che si vedono modificare le assegnazioni statali o il valore dell’IMU assegnata di utilizzarla senza subire alterazioni finanziarie, ne scompensi sul patto di stabilità.
· Necessarie compensazioni finanziarie per effetto dell’introduzione dell’IMU: la Legge di stabilità per il 2013 dispone la verifica del gettito dell’IMU 2012 ad aliquota base e delle assegnazioni statali sulla base dei pagamenti e dei regimi adottati dai Comuni, entro il 28 febbraio 2013. Sulla base degli appostamenti sul bilancio dello Stato che regolano le compensazioni finanziarie, di cui al decreto legge n. 201 del 2011, il gettito dell’IMU stimato dal MEF comprende rilevanti quote che non sono suscettibili di effettivo incasso. Con l’emendamento proposto si permette ai comuni di mantenere nel proprio bilancio, quali residui attivi, le anzidette quote ai fini del ristoro attraverso assegnazioni statali, evitando che il disallineamento delle stime statali si traduca in ulteriore e ingiustificata riduzione delle risorse.
· Applicazione dell’IMU agli immobili di proprietà comunale: con l’emendamento proposto viene esplicitato attraverso l’interpretazione autentica, il fatto che il Comune possessore di immobili siti nel suo territorio non è tenuto ad alcun pagamento dell’IMU, né con riferimento alla quota comunale, né per ciò che riguarda la quota di pertinenza statale. Tale esplicitazione deriva, peraltro, dalla modifica al comma 11 recata dal d.l. 16 del 2012, in base alla quale “Non è dovuta la quota di imposta riservata allo Stato per gli immobili posseduti dai comuni nel loro territorio e non si applica il comma 17”.
· Termine di versamento della quota statale e disposizioni IMU in materia di accertamento, riscossione, rimborsi, sanzioni, interessi e contenzioso: l’abrogato comma 11 dell’art. 13 del d.l. 201/2011 conteneva l’esclusione dal pagamento della quota statale dell’IMU degli immobili posseduti dai comuni siti sul proprio territorio. Con la nuova ripartizione del gettito IMU disciplinata dalla Legge di stabilità 2013, tutto il gettito proveniente dagli immobili appartenenti alla categoria catastale “D”risulta essere di esclusiva competenza statale. Formalmente dunque anche quelli di proprietà dei Comuni. Si rende quindi necessario escludere dal pagamento allo Stato dell’IMU per i suddetti immobili, al fine di colmare un vuoto che si è creato con l’abrogazione del suddetto comma 11. Parimenti, le regole relative alla tempistica del versamento della quota statale nonché le disposizioni di rinvio per l’accertamento, la riscossione, i rimborsi e le sanzioni vengono meno con l’abrogazione del comma 11. Con l’emendamento si pone rimedio alle possibili incongruenze derivanti dalle abrogazioni in questione, ripristinando la previsione contenuta nell’ultimo periodo del comma 11, ovvero che le attività di gestione dell’Imu nel suo complesso, quindi comprendendovi la quota tuttora destinata allo Stato, sono effettuate dal Comune, al quale spettano le maggiori somme derivanti dall’accertamento, a titolo di imposta, interessi e sanzioni. Inoltre, in merito alle modifiche alla disciplina della TARES, l’ANCI evidenzia che l’introduzione del nuovo tributo comunale sui rifiuti e sui servizi indivisibili (Tares), prevista a decorre dal 2013, pone rilevanti problemi applicativi e si colloca in un periodo di grave disagio per ciò che riguarda gli incrementi della pressione fiscale e le capacità organizzative dei Comuni. Le modifiche introdotte in via transitoria con il decreto 35 costituiscono un miglioramento, soprattutto per ciò che riguarda il dispositivo di riscossione, che è necessario ad avviso dell’Anci sviluppare ulteriormente. In particolare, l’ANCI segnala che l’applicazione immediata dei criteri di determinazione dei costi del servizio rifiuti stabiliti con il DPR 158 del 1999 comporta rilevanti incrementi per i nuclei familiari più numerosi e per talune categorie economiche. Inoltre, la vetustà degli studi circa la produzione di rifiuti alla base del DPR 158 consiglia di ripristinare la previsione di una nuova regolamentazione tecnica, previsione già presente nella norma istituiva del Tares e poi abolita con la legge di stabilità 2013. Le modifiche proposte permettono di:

– snellire il processo di riattivazione dei pagamenti attraverso l’esplicita indicazione della giunta comunale quale organo preposto alla determinazione delle scadenze di pagamento 2013 ed evitare incertezze applicative abolendo l’indicazione del numero di rate, già peraltro affidato alla discrezionalità del Comune dal decreto legge oggetto di esame;

– chiarire che l’utilizzo dei modelli di pagamento già in uso ai fini della Tarsu o della Tia avviene escludendo comunque l’applicazione dell’IVA, trattandosi in ogni caso di anticipi sul pagamento del nuovo tributo Tares;

– evitare che l’immediata applicazione dei criteri del DPR 158 del 1999 comporti eccessivi aumenti di prelievo per i Comuni che non erano obbligati all’adozione di tali criteri, in quanto avevano adottato il regime Tarsu (circa 6700 amministrazioni per oltre 40 milioni di abitanti), ovvero, pur avendo adottato un regime tariffario, non avevano applicato integralmente i predetti criteri in virtù della flessibilità concessa da carattere “sperimentale” del regime stesso (gran parte degli oltre 1300 comuni in Tia). Resta comunque fermo l’obbligo del raggiungimento già nel 2013 della copertura integrale del costo del servizio;

– assicurare l’applicabilità del dispositivo di sblocco dei pagamenti anche ai casi di adozione per il 2013 della tariffa corrispettiva di cui al comma 29, art. 14, del dl 201/2011;

– prevedere una sollecita revisione dei criteri relativi alla graduazione delle tariffe attualmente identificati con quanto previsto dal DPR 158/1999 e pertanto ancorati a ricerche e valutazioni sulla produzione di rifiuti delle famiglie e delle diverse categorie produttive di circa vent’anni fa. La completa adozione di un nuovo metodo di determinazione delle tariffe viene inoltre condizionata all’effettuazione di tale revisione.