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D.L. 179/2012: l’attività di riscossione rientra nel campo di applicazione dell’IVA

20 Nov 2012 | ARCHIVIO STORICO

L’art. 38 comma 2 del decreto-legge n. 179 del 18/10/2012 (c.d. “crescita-bis”) ha modificato la disciplina dell’IVA in due punti del D.P.R. n. 633/72: 1) eliminando dall’art. 10 numero 5) la fattispecie di esonero delle “operazioni relative alla riscossione dei tributi”; 2) inserendo nell’art. 4 l’esclusione della soggettività passiva ai fini IVA per le operazioni effettuate dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province, dai Comuni e dagli altri enti di diritto pubblico nell’ambito di attività di pubblica autorità. Quest’ultima previsione non dovrebbe cambiare nulla in quanto si limita a recepire quanto già contenuto nella direttiva UE n. 112/2006, interpretata nel senso che l’esclusione della soggettività passiva vale solo per gli enti pubblici e non anche per i soggetti privati che svolgono attività di funzioni pubbliche. La novità è quindi costituita dall’eliminazione dell’esonero IVA per le attività di riscossione. Si tratta di una modifica introdotta per evitare l’ennesima procedura di infrazione comunitaria, dopo la richiesta di chiarimenti della Commissione europea su Equitalia e sull’attività di riscossione. In sostanza l’Ue ha fatto notare che nella sesta direttiva Iva non ci sarebbe uno specifico passaggio che definisce esente dall’applicazione del tributo l’attività riscossione dei tributi, previsione che invece è espressamente contenuta dal D.P.R. n. 633/1972. Si ricorda che l’art. 10 numero 5) del DPR 633/72 – nel testo vigente prima del d.l. 179/2012 – prevedeva l’esenzione dall’IVA delle “operazioni relative alla riscossione dei tributi”. Sul punto l’Agenzia delle  Entrate aveva chiarito che l’esonero avrebbe dovuto riguardare le sole operazioni di “riscossione” dei tributi senza estendersi anche alle attività di “accertamento”, quindi in caso di previsione di aggio unico per un servizio pattuito unitariamente che comprenda anche l’accertamento del tributo, l’intero aggio avrebbe dovuto essere assoggettato ad IVA nella misura ordinaria; inoltre non poteva rientrare nell’esenzione dall’IVA l’aggio relativo alla riscossione di entrate extratributarie, trattandosi di entrate non qualificabili come “tributi” (Agenzia delle Entrate risoluzione n. 25/2003 e risoluzione n. 47/E del 2009 in TN n. 5/2009). Ebbene, dal 20 ottobre 2012 – data di entrata in vigore del d.l. n. 179/2012 – sono imponibili ai fini IVA tutte le operazioni relative alla riscossione delle entrate effettuate da soggetti privati diversi dalle aziende di credito. Quindi le società concessionarie dovranno fatturare tutti i loro compensi con IVA, a prescindere dalla natura del rapporto (appalto o concessione). Ciò in sostanza si traduce in un aumento dei costi per i comuni, i quali non possono detrarsi l’IVA. E’ noto infatti che per le attività istituzionali il comune si comporta come un consumatore finale, con la conseguenza che l’Iva costituisce un costo indetraibile: così dispone espressamente l’art. 19-ter del DPR n. 633/1972 il quale prevede che, per i comuni, è ammessa in detrazione soltanto l’Iva relativa agli acquisti effettuati nell’esercizio di attività commerciali ovverosia nell’esercizio di impresa.