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CTR Milano 9 dell’8/3/2013: sospensione in appello

14 Giu 2013 | ARCHIVIO STORICO

Con l’ordinanza n. 9 dell’8/3/2013 la Commissione Tributaria Regionale di Milano ha ritenuto ammissibile ed ha accolto l’istanza di sospensione delle sentenza della commissione tributaria provinciale. Invero, il mutato indirizzo giurisprudenziale manifestato dalla Corte Costituzionale con l’ordinanza n. 217/2010 determina un arresto giurisprudenziale che non può essere superato dalla considerazione che si tratta comunque di una pronuncia solamente interpretativa, poiché con tale ordinanza il giudice delle leggi ha implicitamente affermato che solo l’interpretazione proposta dell’art. 49 D.Lgs. n. 546 del 1992, favorevole all’ammissibilità della misura cautelare, è costituzionalmente orientata e supera il vaglio di legittimità costituzionale; di modo che, solo in tale ottica quella norma trova legittima applicazione. Va pertanto affermata l’ammissibilità dell’istanza di sospensione, risultando la norma dell’art. 373 c.p.c. compatibile con il regime gradato dell’esecutività dell’atto amministrativo impugnato in relazione allo stato del procedimento, come disciplinato dall’art. 68 del D.Lgs. n. 546 del 1992, poiché evidentemente la sospensione si riferisce alla sola parte del tributo immediatamente esecutiva secondo quel regime e quello stato del processo. Nel merito l’istanza di sospensione dell’esecutività della sentenza appare prima facie fondata, tenuto conto tra l’altro che l’entità considerevole dell’importo portato dall’avviso di liquidazione è tale da determinare un serio ed irreparabile pregiudizio. Ciò anche alla luce della documentazione prodotta con memoria aggiuntiva dalla quale risulta il forte indebitamento della società allo stato attuale. Appaiono pertanto sussistenti i requisiti del fumus boni juris e del periculum in mora richiesti per la misura cautelare. In conclusione la CTR di Milano concede la sospensione dell’esecutività della sentenza, previo rilascio di una polizza fidejussoria stipulata con un istituto bancario di primaria importanza, per un valore complessivo di Euro 500.000,00 (cinquecentomila Euro).