06 36001374 info@anacap.it

CTP Lecce 227 del 9/7/2013: Tarsu alberghi – illegittime le tariffe diverse dalle abitazioni – valida la notifica della cartella a mezzo posta

15 Ott 2013 | ARCHIVIO STORICO

Con la sentenza n. 227 del 9/7/2013 la CTP di Lecce ha affermato che le tariffe Tarsu degli alberghi devono essere uguali a quelle delle abitazioni, a pena di illegittimità delle stesse. Invero, l’art. 68 del d.lgs. n. 507/93 stabilisce che i comuni, per l’applicazione della tassa, sono tenuti ad adottare apposito regolamento che deve contenere, tra l’altro, la classificazione delle categorie e delle eventuali sottocategorie di locali e aree con omogenea potenzialità di rifiuti da tassare con la medesima misura tariffaria. Con il comma 2 del suddetto articolo il legislatore suggerisce l’articolazione delle categorie e delle eventuali sottocategorie da compiersi “ai fini della determinazione comparativa delle tariffe” tenendo conto, in via di massima, di alcuni gruppo di attività o di utilizzazione. La lettera c) del citato comma 2 accorpa nel medesimo gruppo i locali e aree ad uso abitativo per nuclei familiari, collettività e convivenze, esercizi alberghieri. L’art. 69 del citato d.lgs. 507/93 dispone, inoltre, che i comuni devono deliberare, in base alla classificazione e ai criteri di graduazione contenuti nel regolamento, le tariffe per unità di superficie dei locali e aree compresi nelle singole categorie o sottocategorie da applicarsi nell’anno successivo. La deliberazione, come prevede il successivo comma 2, deve indicare le ragioni dei rapporti stabiliti tra le tariffe, i dati consuntivi e previsionali relativi ai costi del servizio e discriminati in base alla loro classificazione economica, nonché i dati e le circostanze che ne hanno determinato l’aumento per la copertura minima obbligatoria del costo. L’elencazione di cui al citato comma 2 dell’art. 68 è meramente esemplificativa, e l’ente impositore ha, comunque, facoltà di derogare, nel proprio regolamento, ai gruppi di attività o di utilizzazione come esposti dal legislatore, fermo restando, tuttavia, l’obbligo di motivare la propria scelta. Nella fattispecie, la richiesta di parte ricorrente merita accoglimento, in quanto appare irragionevole ritenere che un nucleo familiare in vacanza produca maggiori rifiuti di quelli prodotti ordinariamente nella propria abitazione, mentre tale discorso non vale per le altre superfici aperte al pubblico, alle quale hanno accesso numerose persone, e, quindi, hanno una potenzialità di creare maggiori rifiuti. Il comune deve quindi provvedere alla riliquidazione della Tarsu, distinguendo le varie aree ed assimilando la superficie adibita ad unità abitativa a quella delle civili abitazioni. Le conclusioni della CTP di Lecce si pongono tuttavia in contrasto con l’orientamento della Cassazione, che ha più volte affermato la legittimità delle tariffe degli alberghi notevolmente superiori a quelle delle abitazioni, in presenza di una maggiore capacità produttiva di un esercizio alberghiero rispetto ad una civile abitazione (Cass. n. 8278/2008, n. 11655/2009, n. 302/2010 e n. 10230/2012). Peraltro con la Tares risulta impraticabile la determinazione di una tariffa mista albergo-abitazione, in presenza di un sistema tariffario che distingue chiaramente le due classi di utenza e che non consente di applicare ad una parte dell’albergo la tariffa per le abitazioni, non potendo associarla ad un numero di componenti del nucleo familiare. La CTP di Lecce respinge invece, condivisibilmente, l’eccezione di inesistenza della notifica della cartella di pagamento, evidenziando che con l’art. 26 del DPR 602/73 il legislatore ha attribuito all’agente della riscossione la facoltà di scegliere la modalità da seguire per la notificazione delle cartelle di pagamento o degli atti ad esse assimilabili, ritenendo tutte le modalità previste dalla norma assolutamente equivalenti. E’ pertanto priva di fondamento giuridico l’eccezione mossa dal ricorrente, il quale fonda il proprio assunto sull’erroneo presupposto che la notifica a mezzo posta importi violazione del citato art. 26.