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CTP Campobasso 36 del 21/2/2013: cartella esattoriale – notifica per posta inesistente

27 Apr 2013 | ARCHIVIO STORICO

La Commissione Tributaria Provinciale di Campobasso, Sez. II, con la sentenza n. 36 del 21/2/2013 ha affermato che la notifica della cartella esattoriale a mezzo posta è inesistente: l’unica forma di di notifica consentita all’agente della riscossione è quella effettuata con la posta elettronica certificata (PEC).
Sul punto i giudici tributari evidenziano che l’art. 26 DPR 602/73 dispone che: “La cartella è notificata dagli ufficiali della riscossione o dagli altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge ovvero, previa eventuale convenzione tra comune e concessionario, dai messi comunali o dagli agenti della polizia municipale. La notifica può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento; in tal caso, la cartella è notificata in plico chiuso e la notifica si considera avvenuta nella data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto da una delle persone previste dal secondo comma o dal portiere dello stabile dove è l’abitazione, l’ufficio o l’azienda”. Orbene – per la CTP di Campobasso – non sembra possa sussistere dubbio sul fatto che il secondo periodo della citata disposizione non sia altro che la prosecuzione del primo, nel senso che la prima parte concerne il soggetto che è abilitato dalla legge ad eseguire la notifica, mentre la seconda parte, ferma restante la necessità del soggetto abilitato, dispone in ordine alla modalità con cui può essere eseguita la notifica, chiarendo che essa notifica può essere effettuata, oltre che direttamente ad opera dei soggetti abilitati (indicati nella prima parte della disposizione), anche col mezzo della posta, ma pur sempre ad opera dei predetti soggetti abilitati.
Tale interpretazione sistematica trova conforto in ulteriori considerazioni: l’esame storico della disposizione di cui all’art. 26 citato, l’interpretazione letterale e logica (ex art. 12 delle disposizioni sulla legge in generale) dell’art. 14, 1 comma, L. n. 890 del 20/11/1982 (che disciplina la notifica a mezzo del servizio postale), la disciplina del processo tributario (il legislatore, quando ha voluto autorizzare la notificazione degli atti senza l’intermediazione dell’organo specificamente abilitato dalla legge ad effettuare le notifiche si è premurato di indicarlo espressamente come si evince dall’art. 16 del D.lgs. n. 546/92), ecc.
Del resto ulteriore conferma alla tesi della esclusione del potere dell’agente della riscossione di notificare a mezzo posta si rinviene anche nella formulazione del secondo comma dell’art. 26 (aggiunto dall’art. 38, comma 4 D.L. n. 78/2010) che testualmente dispone che ” La notifica della cartella di pagamento può essere eseguita con le modalità di cui al DPR 11 febbraio 2005 n. 68, a mezzo posta elettronica certificata all’indirizzo risultante dagli elenchi a tal fine previsti dalla legge. Tali elenchi sono consultabili anche in via telematica dagli agenti della riscossione. Non si applica l’art. 149 cpc”. La disposizione è ulteriore (e recente) conferma che ancora oggi il legislatore (che certo non ignora il costante prevalente indirizzo della giurisprudenza di merito sulla questione) ribadisce per l’Agente della Riscossione il divieto di notificare col mezzo della posta. Infatti dal predetto secondo comma dell’art. 26 si evince chiaramente che l’unica forma di notifica consentita all’agente della riscossione è quella effettuata con la PEC (l’indirizzo è consultabile dagli agenti della riscossione e non dai soggetti abilitati alla notifica: ufficiali della riscossione etc), mentre è esclusa la notifica ex art. 149 bis c.p.c., ovvero la notifica a mezzo posta elettronica, ovvero la notifica effettuata non direttamente dall’agente della riscossione con la PEC, ma mediante consegna all’organo della notificazione del documento da notificare: la detta esclusione non troverebbe giustificazione se fosse consentito all’agente della riscossione la notifica diretta a mezzo della posta. Consegue che in caso di notifica eseguita direttamente dall’Agente della riscossione, per qualsivoglia atto che rientri nella sua competenza (ovvero, oltre che la cartella di pagamento, anche per le iscrizioni di ipoteche, gli avvisi di pagamento, i fermi amministrativi, sequestri etc). la notifica dovrà essere ritenuta del tutto inesistente, ovvero non sanabile, poiché la sanatoria di cui all’art. 156 c.p.c. (a volerla ritenere applicabile agli atti diversi da quelli processuali) potrebbe eventualmente riferirsi ad una cartella con relata di notifica viziata, ma pur sempre notificata da un soggetto abilitato dalla legge. La CTP di Campobasso prende peraltro in considerazione l’orientamento della Cassazione ma perviene alla conclusione che sino ad oggi la Suprema Corte non ha mai direttamente affrontato e risolto con una qualche motivazione la questione (sulla quale vi è contrasto tra i giudici di merito) della legittimazione dell’Agente della riscossione per la notifica diretta con il mezzo della posta degli atti di sua competenza dopo l’entrata in vigore (01/7/1999) del D.lgs n. 46/1999 che eliminò dall’art. 26, 1 comma del DPR 602/73, dopo le parole mediante invio, l’inciso da parte dell’esattore. Si tratta di un’affermazione non condivisibile, alla luce della recente sentenza n. 6729 del 4/5/2012 della Cassazione (e precedenti analoghi), secondo cui dall’art. 26 del DPR 602/73 si desume agevolmente che la procedura di notifica della cartella esattoriale può anche avvenire a mezzo di invio di semplice lettera raccomandata con avviso di ricevimento: in tal caso la relata di notifica consiste nella mera sottoscrizione dell’avviso di ricevimento.