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Corte dei Conti Veneto 22 del 16/1/2013: IMU – non è possibile prevedere compensi incentivanti per l’attività di recupero

12 Mar 2013 | ARCHIVIO STORICO

Con la delibera n. 22 del 16/1/2013 la Corte dei Conti Veneto ha affermato che non è possibile prevedere nel regolamento IMU la corresponsione di compensi incentivanti per l’attività di recupero, confermando quanto da noi sostenuto a maggio 2012 in risposta ad apposito quesito (in TN n. 10/2012). In termini generali, i giudici contabili sottolineano che la questione va risolta alla luce delle disposizioni che disciplinano la materia della retribuzione ai dipendenti, ove vige come regola generale il principio di onnicomprensività: esso trova espresso fondamento negli artt. 2, comma 3 e 24, comma 3 del D.lgs. 165/2001 per «tutte le funzioni ed i compiti attribuiti ai dirigenti in base a quanto previsto dal presente decreto, nonché qualsiasi incarico ad essi conferito in ragione del loro ufficio o comunque conferito dall’amministrazione», mentre per il personale non dirigente, esso trova la sua enunciazione nella norma contenuta nell’ art. 45 del D.lgs. 165/2001. In virtù di tale principio, nulla è dovuto, oltre al trattamento economico fondamentale ed accessorio stabilito dai contratti collettivi, al dipendente che ha svolto una prestazione che rientra nei suoi doveri d’ufficio. Il principio si coniuga con quello della riserva alla contrattazione collettiva in tema di determinazione del corrispettivo delle prestazione dei dipendenti: ne consegue, da un lato, che solo il contratto collettivo nazionale, può fissare onnicomprensivamente il trattamento economico, mentre quello decentrato assume rilevanza nei limiti di quanto disposto dalle fonti nazionali. In ambo i casi, solo la legge può derogare a tale sistema, prevedendo talora ulteriori specifici compensi (delibera 337/2011/PAR del 25/07/2011) o addirittura la possibilità di una diversa strutturazione del trattamento economico (cfr., ad esempio, gli artt. 24 e 45 del D.lgs. n. 165 del 2001), sia sul piano qualitativo che su quello quantitativo: con la conseguenza che il contratto individuale o una determinazione unilaterale dell’ente (ad esempio un regolamento) non possono determinare il corrispettivo e, dall’altro, che tale corrispettivo retribuisce ogni attività che ricade nei doveri d’ufficio (principio di onnicomprensività). Premesso quindi che la materia è demandata alle leggi e ai contratti collettivi nazionali, non derogabile a livello regolamentare locale, la Corte dei Conti Veneto osserva che, in assenza di una specifica disposizione di legge, il Comune non è autorizzato a prevedere compensi incentivanti per gli accertamenti IMU in favore del personale dipendente. Occorre infatti evidenziare che l’art. 59 del d.lgs. n. 446/1997 consentiva ai comuni di prevedere nei regolamenti ICI, specifici compensi relativamente all’attività di recupero dell’imposta, ma l’estensione a tale disposizione è stata soppressa dalla legge n. 44/2012. Tale previsione derogatoria – afferente quindi i soli compensi ICI – deve essere considerata di stretta interpretazione, come affermato dalla giurisprudenza contabile che ha escluso l’utilizzo dello strumento regolamentare per erogare compensi incentivanti per le entrate locali diverse dall’ICI (Corte dei Conti Lombardia delibera n. 577/2011), o, per l’attività di recupero dei tributi erariali (Corte dei Conti Sardegna delibera n. 127/2011). Né, tantomeno, per i medesimi motivi, è possibile invocare la norma dell’art. 52 del D.lgs. n. 446/97 e della ivi contemplata potestà regolamentare generale per introdurre nel regolamento IMU una disposizione sugli incentivi al personale.