06 36001374 info@anacap.it

Corte dei Conti Veneto 186 del 26/7/2013: incentivi recupero evasione ICI e rispetto del limite imposto dall’art. 9 comma 2-bis d.l. 78/2010

9 Nov 2013 | ARCHIVIO STORICO

Con la delibera n. 186 del 26/7/2013 la Corte dei Conti del Veneto conferma i consolidati orientamenti in base ai quali gli incentivi per l’attività di recupero dell’ICI (artt. 52 e 59, comma 1, lettera p del d.lgs. n. 446/97) debbono essere computati ai fini del rispetto del limite imposto dall’art. 9, comma 2-bis, d.l. 78/2010, convertito in legge 122/2010. La questione sottoposta all’esame della Sezione involge la problematica del rispetto dei vincoli al trattamento economico individuale ed accessorio del personale degli Enti locali imposti dall’art. 9 del d.l. n. 78/2010 ai fini del concorso delle Autonomie territoriali al raggiungimento del riequilibrio complessivo e della stabilità della finanza pubblica. In sintesi, il comune interpellante chiede se i limiti previsti dal comma 2-bis dell’art. 9 del DL 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 in base al quale “a decorrere dal 1° gennaio 2011 e sino al 31 dicembre 2013 l’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, di ciascuna delle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, non può
superare il corrispondente importo dell’anno 2010 ed è, comunque, automaticamente ridotto in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio” siano applicabili anche ai cd. “compensi ICI”. Premesso che per l’individuazione delle risorse oggetto di tale disposizione, occorre fare riferimento a quelle destinate al fondo per il finanziamento della contrattazione integrativa determinate sulla base della normativa contrattuale vigente del comparto di riferimento, ferme restando le disposizioni legislative già previste in materia (in tal senso circolare n. 12/2011 della R. G. S.), nello specifico il quesito consiste nello stabilire se le risorse che affluiscono ai fondi unici per la contrattazione decentrata destinate a finanziare specifici incentivi quali, tra gli altri, i compensi incentivanti per il recupero dell’ICI (art. 3, comma 57, della legge n. 662/1996 e art. 59, comma 1, lett. p), del d.lgs. n. 446/1997) possano ritenersi escluse dal tetto di cui al richiamato art. 9, comma 2-bis, analogamente a ciò che avviene per i compensi per avvocatura civica o progettazioni interne, in quanto destinate a specifici uffici comunali e alimentate con nuove risorse aggiuntive al bilancio comunale come previsto nello specifico Regolamento comunale del tributo ICI, specificatamente negli anni successivi al 2010. Escluso ogni intervento della Sezione riguardante le modalità applicative dei CCNL – la cui competenza è dell’ARAN – che determinerebbe un indebito coinvolgimento diretto nella sfera dell’amministrazione attiva, la questione è già stata oggetto di specifica trattazione da parte della Corte dei Conti, sia in sede centrale che territoriale (Sezioni Riunite 51/2011 e 56/2011; Sezione delle Autonomie 2/2013; Sez. Controllo Piemonte 167/2013; Sez. Controllo Marche 61/2012; Sez. Controllo Campania 9/2013; Sez. Controllo Veneto 280/2012 del 26 aprile 2012 e 513/2012 del 16 agosto 2012). La Sezione veneta, in conformità ai criteri che sovraintendono le modalità per la valutazione delle voci da escludere o meno al fine della composizione del fondo, rinvenibili nella deliberazione delle Sezioni riunite n. 51/CONTR/2011 del 4 ottobre 2011, ritiene che gli incentivi al personale dedicato alla lotta all’evasione (c.d. “compensi I.C.I.” ai sensi degli art. 52 e 59, 1 comma, lett. p) del Decreto Legislativo 15 dicembre 1997, n. 446), siano da annoverati tra le voci che alimentano il fondo. Posto, infatti, che la logica della richiamata previsione normativa – come di altre contenute nello stesso articolo riguardanti il trattamento economico dei dipendenti – è quella di contribuire al congelamento della dinamica retributiva del pubblico impiego e, conseguentemente, di contenere la spesa pubblica, per esigenze di stabilità economico finanziaria atteso, tra l’altro, che il tetto di spesa ivi fissato è volto a mantenere invariato, per ciascuno degli anni per i quali opera, per le esigenze sopra richiamate, l’ammontare delle risorse destinate al trattamento accessorio dei dipendenti pubblici rispetto al corrispondente importo dell’anno 2010 Sez. Controllo Piemonte, del. n. 167/2013/PAR), le uniche eccezioni enucleate in via interpretativa dalle Sezioni riunite con la richiamata deliberazione n. 51/CONTR/11, confermate anche dalla Sezione delle Autonomie con del. n. 2/2013, riguardano solo le risorse finalizzate ad incentivare prestazioni poste in essere per la progettazione di opere pubbliche (ex art. 92, comma 5, del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163) nonché le risorse dirette a remunerare le prestazioni professionali dell’avvocatura interna in caso di condanna della controparte a spese di giudizio. Pertanto, queste sarebbero le sole risorse di alimentazione dei fondi unici per la contrattazione decentrata da ritenere non ricomprese nell’ambito applicativo dell’art. 9, comma 2-bis, in quanto destinate “a remunerare prestazioni professionali tipiche di soggetti individuati o individuabili e che peraltro potrebbero essere acquisite attraverso il ricorso all’esterno dell’amministrazione pubblica con possibili costi aggiuntivi per il bilancio dei singoli enti”. In tali ipotesi, infatti, dette risorse alimentano il fondo solo in senso figurativo, dato che esse sono destinate a finanziare gli incentivi spettanti alla generalità del personale dell’amministrazione pubblica. Premesso, peraltro, che con circolare n. 0035819 del 15 aprile 2011, concernente l’applicazione dell’art. 9 in questione, il Ministero dell’economia e delle finanze ha chiarito che l’applicazione dell’art. 9, comma 2-bis, riguarda l’ammontare complessivo delle risorse per il trattamento accessorio nel cui ambito, in sede di utilizzo, le singole voci retributive variabili possono incrementarsi o diminuire in relazione alla definizione del contratto collettivo integrativo ovvero, con riferimento alle remunerazioni dei singoli dipendenti, anche tenendo conto delle prestazioni effettivamente svolte, si è ritenuto che la disposizione di cui all’art. 9, comma 2-bis, citato si inserisca in un complesso di norme volte a perseguire specifici obiettivi di riduzione della spesa pubblica, in specie quella complessiva del personale attraverso norme di contenimento della spesa di personale delle pubbliche amministrazioni per modo che la riduzione di tale tipologia di spesa rappresenti uno specifico obiettivo vincolato di finanza pubblica al cui rispetto devono concorrere sia gli enti sottoposti al Patto di stabilità che quelli esclusi, imponendo alle amministrazioni pubbliche uno specifico divieto al incremento dei fondi delle risorse decentrate e che, pertanto, essa sia norma volta a rafforzare il limite posto alla crescita della spesa di personale che prescinde da ogni considerazione relativa alla provenienza delle risorse, applicabile, pertanto, anche nel caso in cui l’ente disponga di risorse aggiuntive derivanti da incrementi di entrata (Corte dei conti, SS.RR. del. 51/2011). Del resto, l’analisi che le Sezioni riunite hanno condotto sulla disposizione de qua (cfr. deliberazione n. 51/CONTR/11), evidenzia come il congelamento dei Fondi per la contrattazione integrativa ai livelli raggiunti nel 2010 abbia una duplice funzione: da un lato, contenere la dinamica retributiva del personale nell’ambito degli obiettivi di riduzione della spesa corrente di funzionamento e di miglioramento dei saldi di finanza pubblica e, dall’altro, calmierare qualunque incremento dei fondi unici che non sia diretto a remunerare incarichi resi in via straordinaria o, comunque, affidati singolarmente a specifici dipendenti. In conseguenza, le Sezioni Riunite hanno ritenuto di escludere dal tetto di spesa unicamente le risorse finalizzate ad incentivare prestazioni professionali specialistiche offerte da personale qualificato in servizio presso l’amministrazione pubblica per la progettazione di opere pubbliche, nonché le risorse dirette a remunerare le prestazioni professionali dell’avvocatura interna comunale o provinciale in caso di condanna alle spese di lite. Per converso, quindi, devono ritenersi assoggettabili alle suddette limitazioni tutte le altre ipotesi, tra le quali, anche, le risorse derivanti dal “recupero dell’ICI” in quanto “potenzialmente destinabili alla generalità dei dipendenti dell’ente attraverso lo svolgimento della contrattazione integrativa”. A detta conclusione le Sezioni Riunite sono pervenute pur considerando che detti emolumenti verrebbero corrisposti con fondi che si autoalimentano, ossia mediante risorse etero finanziate rispetto alle risorse proprie dell’ente locale, sicché la loro esclusione dall’ambito applicativo dell’art. 9, comma 2- bis, non comporterebbe aumenti di spesa a carico dei bilanci delle amministrazioni locali. Alla luce del quadro normativo di riferimento e della ratio che ne costituisce il fondamento, richiamato anche l’orientamento già in precedenza espresso (cfr.: Sezione Veneto n. 285/2011, n. 185/2012, n. 280/2012, n. 972/2012, 31/2013), la Corte dei Conti del Veneto ribadisce che la disposizione di cui al citato art. 9, comma 2-bis, del DL n. 78/2010 sia disposizione di stretta interpretazione, sicché, in via di principio, essa non sembra possa ammettere deroghe o esclusioni ulteriori rispetto a quelle già evidenziate, in quanto la regola generale voluta dal legislatore è quella di porre un limite alla crescita dei fondi della contrattazione integrativa destinati alla generalità dei dipendenti dell’ente pubblico.