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Corte dei Conti Toscana sentenza n. 425 del 10/9/2012: condanna concessionaria

22 Ott 2012 | ARCHIVIO STORICO

Con la sentenza n. 425 del 10/9/2012 la Corte dei Conti Toscana ha condannato una concessionaria della riscossione dei tributi locali al risarcimento di oltre 560.000 euro in favore di un comune fiorentino per tributi non riversati. I giudici contabili hanno in primo luogo ritenuto sussistente la giurisdizione in merito alla responsabilità amministrativo-contabile della società concessionaria e del suo legale rappresentante, respingendo la tesi avversa sulla natura civilistica della questione. Sul punto viene richiamata la giurisprudenza della Corte di Cassazione, da tempo consolidata nel ritenere che la qualità di agente contabile è assolutamente indipendente dal titolo giuridico in forza del quale il soggetto – pubblico o privato – ha maneggio del pubblico denaro; detto titolo può essere infatti un atto amministrativo, un contratto o addirittura mancare del tutto (cfr. Cass. SS.UU. n. 846/1974, 232 del 1999, n. 12367/2001). E’ evidente che la società – sebbene estranea alla compagine della P.A. in quanto non organicamente inserita nella stessa – abbia svolto funzioni pubblicistiche, realizzando il c.d. rapporto di servizio necessario per il radicamento della giurisdizione della Corte dei Conti fungendo da collettore di pubblico denaro destinato ad essere versato nelle casse comunali, dedotta la percentuale di spettanza. Quanto, poi, alla sussistenza di un parallelo processo amministrativo instaurato dalla società avverso la determina di risoluzione del contratto, è palese l’irrilevanza della questione risarcitoria nel giudizio pubblico. Nel merito della questione è emerso che la società concessionaria (gestore del servizio di accertamento, liquidazione e riscossione delle imposte comunali) non ha riversato come da contratto la somma di oltre 450.000 euro. Orbene, a mente dell’art. 22 del D. lgs. 13 aprile 1999 n. 112 “Riordino del servizio nazionale della riscossione” il termine di riversamento delle somme riscosse da parte del concessionario decorre dal giorno successivo allo scadere di ogni decade di ciascun mese. In particolare, è emerso che le somme riscosse e non versate per l’anno 2010 e per l’anno 2011 ammontano a complessivi euro 760.213,998 al lordo dell’aggio del 9,35% a fronte di importi versati di euro 274,247,12 con un conseguente debito della società di euro 485.966,87 oltre interessi e penali da contratto. Peraltro, in detta condotta non è assolutamente ravvisabile una concorrente negligenza degli organi comunali, i quali, al contrario, si sono adoperati per il recupero delle somme e per evitare una risoluzione del rapporto, azionando, alla fine, i rimedi contrattuali in loro possesso (diffida ad adempiere, determina di risoluzione e incameramento della cauzione). Né hanno pregio le doglianze della società volte a rappresentare la mancata redditività della concessione. Il pregiudizio all’erario comunale è stato da ultimo definitivamente quantificato dal P.M. in oltre 560.000 euro, cifra che la concessionaria è stata condannata a risarcire al comune oltre agli interessi legali e alle spese del giudizio.