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Corte dei Conti Piemonte 44 del 15/3/2013: affidamento in house della riscossione della TARES e riorganizzazione delle partecipazioni societarie del comune

14 Giu 2013 | ARCHIVIO STORICO

Con la delibera n. 44 del 15/3/2013 la Corte dei Conti del Piemonte si è pronunciata in ordine all’affidamento in house della riscossione della TARES e sui limiti alla riorganizzazione delle partecipazioni societarie dell’ente locale. Nella fattispecie il Comune di chiedeva se poteva procedere alla trasformazione di un Consorzio in società di capitali e/o alla costituzione di una nuova società di capitali, a cui trasferire l’affidamento in house della gestione delle discariche, con conseguente affidamento della gestione e riscossione della RES corrispettivo e della gestione del patrimonio dell’ex Consorzio. In particolare l’ente locale chiedeva se in tal caso fosse necessario rispettare i limiti posti dall’art. 4, c. 8, del D.L. 6 luglio 2012, n. 95 e dall’art. 14, c. 32, del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 (nella considerazione di detenere già una partecipazione al 100% di una propria società di gestione delle farmacie comunali). Inoltre, qualora le disposizioni di cui al comma 32 sopra citato fossero da interpretarsi in senso restrittivo per i Comuni con popolazione compresa tra i 30.000 ed i 50.000 abitanti, il Comune interpellante chiede se può raggruppare le proprie partecipazioni in un’unica holding di controllo detentrice a valle del 100% della partecipazione nella società costituita per la gestione delle farmacie comunali e per una quota proporzionale nella società costituita da più Comuni per la gestione della RES corrispettivo. Per i Giudici contabili, dall’interpretazione sistematica della normativa nazionale e di quella dell’U.E. deve ritenersi che non vi sia equiordinazione dei modelli di affidamento, che la gara costituisca la modalità principale di scelta del soggetto a cui affidare la gestione del servizio, e che la decisione di ricorrere ad una società in house anziché ad un soggetto terzo debba essere effettuata previa valutazione comparativa. Il citato art. 34 del D.L. n. 179/2012, convertito nella L. n. 221/2012, al comma 20 prevede che “Per i servizi pubblici locali di rilevanza economica, al fine di assicurare il rispetto della disciplina europea, la parità tra gli operatori, l’economicità della gestione e di garantire adeguata informazione alla collettività di riferimento, l’affidamento del servizio è effettuato sulla base di apposita relazione, pubblicata sul sito internet dell’ente affidante, che dà conto delle ragioni e della sussistenza dei requisiti previsti dall’ordinamento europeo per la forma di affidamento prescelta e che definisce i contenuti specifici degli obblighi di servizio pubblico e servizio universale, indicando le compensazioni economiche se previste”. Il comma 21 del medesimo art. 34 prevede che gli affidamenti non conformi alla normativa europea devono essere oggetto di una sorta di “autoannullamento” da parte dell’Amministrazione affidante, pena la cessazione ex lege dell’affidamento in essere alla data del 31 dicembre 2013. Con particolare riferimento al settore dei rifiuti urbani, il comma 23 del medesimo art. 34, dispone: “Le funzioni di organizzazione dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica, compresi quelli appartenenti al settore dei rifiuti urbani, di scelta della forma di gestione, di determinazione delle tariffe all’utenza per quanto di competenza, di affidamento della gestione e relativo controllo sono esercitate unicamente dagli enti di governo degli ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei istituiti o designati ai sensi del comma 1 del presente articolo”. Il Collegio osserva che la trasformazione è considerata dalla giurisprudenza più recente non più come un evento determinante l’estinzione dell’organismo trasformato, bensì come una vicenda meramente evolutivo-modificativa del medesimo soggetto giuridico, senza che si produca alcun effetto successorio ed estintivo. Pertanto, in quest’ottica, la Corte Piemonte ritiene che l’operazione prospettata dal Comune concreti, innanzi tutto, una violazione delle disposizioni che prevedono l’estinzione del Consorzio di bacino (L.R.n. 7/2012 e L. n. 191/2009). Inoltre, tale operazione appare in contrasto con le disposizioni, sopra indicate, che pongono limiti alle società strumentali alla Pubblica Amministrazione (art. 4, commi 1 e ss., del D.L. n. 95/2012, convertito nella L. n. 135/2012 e art. 13 del D.L. n. 223/2006, convertito nella L. n. 248/2006), posto che l’attività della costituenda società, con particolare riferimento alla riscossione della RES corrispettivo e alla gestione del patrimonio dell’ex Consorzio, appare rientrare (secondo la distinzione concettuale risalente a Corte Costituzionale n. 326/2008) nell’ambito dell’”attività amministrativa in forma privatistica” (ossia l’attività amministrativa, di natura finale o strumentale, posta in essere da società di capitali che operano per conto di una Pubblica Amministrazione) e non nell’ambito dell’”attività d’impresa di Enti pubblici” (nel qual caso vi è erogazione di servizi rivolta al pubblico, consumatore o utente). In ogni caso per i giudici contabili piemontesi devono ritenersi applicabili al settore dei rifiuti urbani complessivamente inteso le disposizioni ed i principi sopra indicati in materia di servizi pubblici locali, tra cui rientra anche il dettato dell’art. 4, comma 8, del D.L. n. 95/2012, convertito nella L. n. 135/2012. Peraltro la stessa Sezione regionale ha già avuto occasione di pronunciarsi poi in ordine all’ambito di operatività dell’art. 14, comma 32, del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, affermando che “Nessuna modifica è stata introdotta in relazione alla disciplina che devono osservare i Comuni con popolazione compresa fra i 30.000 e i 50.000 abitanti che è rimasta identica sin dall’introduzione nell’ordinamento della disposizione originaria. Conseguentemente deve ritenersi che i Comuni con popolazione compresa fra i 30.000 e i 50.000 abitanti possano conservare una sola partecipazione societaria, sempreché in relazione alla stessa venga verificata dal Consiglio comunale la sussistenza dei presupposti indicati nell’art. 3, co. 27 della legge n. 244 del 2007” (Corte dei conti, Sez. Piemonte, delibera n. 8/2012). Infine, con riferimento alla possibilità di raggruppare le proprie partecipazioni in un’unica holding di controllo detentrice a valle del 100% della partecipazione nella società costituita per la gestione delle farmacie comunali e per una quota proporzionale nella società costituita da più Comuni per la gestione della RES corrispettivo, la Corte dei Conti Piemonte ribadisce la proprie valutazioni fortemente critiche, già manifestate in sede di controllo (cfr. delibera n. 116/2011 e delibera n. 88/2012) e peraltro di tenore conforme ad altre delibere emanate da questa Corte sia a livello centrale (cfr. delibera Sez. Autonomie di questa Corte n. 14/2010 e delibera SS.RR. n. 15/2010), che regionale (cfr. Sez. controllo Lombardia, delibere nn. 874/2010, 517/2011, 1/2012) nei confronti dello strumento holding, per i possibili intenti elusivi che con esso possono essere posti in essere, in relazione agli obblighi e vincoli posti all’Ente locale, con riferimento, a titolo esemplificativo, al patto di stabilità, all’indebitamento, alle società strumentali, ai limiti di cui all’art. 3, comma 27, della L. 24 dicembre 2007, n. 244.